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Voglio un partito chiusissimo.

In Idee, Politica Italiana, Politica lucana on November 1, 2013 at 11:46 am

parata

Milito nel PD da pochi mesi. Una parte di me vorrebbe esserne fuori, avendo già avuto modo di passare da primarie clientelari, a congressi che si preannunciano armati. L’altra, invece, è ancora più convinta di tenere la barra dritta fino in fondo, costi quel che costi.

Il PD è soggetto politico o spazio politico, per dirla con Bersani? Beh, al di là delle intenzioni dell’ex segretario, ma anche grazie alla sua debole azione, bisogna ammetterlo, purtroppo il PD, oggi, è uno spazio politico, e nemmeno dei più accoglienti, peraltro. Perché è uno spazio organizzato e utilizzato come terreno di scontro non di idee, come dovrebbe essere, ma di truppe militarmente organizzate per la gloria del loro comandante (nella utilitaristica considerazione che favorendolo si migliorerà la propria condizione e, secondariamente, se ci si crede, quella di tutti i cittadini, grazie al superiore Karma dell’Eletto). Se quel che conta è il voto, e in un’organismo assembleare lo è sempre, chi ha tempo e mezzi per farlo, si organizza. Alla lunga, piega le regole, e l’ha vinta.

Di etico in questi comportamenti c’è ben poco, è ovvio, ma dal momento che si è sempre fatto così, perlomeno da molti anni a questa parte, chiunque si sente autorizzato e legittimato ad utilizzare i medesimi sistemi per sopraffare l’avversario o guadagnare posizioni.

Ma è questo il fine ultimo del Partito Democratico? Essere un’arena nella quale il gladiatore più forte vince lo scontro? E la forza può solo misurarsi in quantità dei voti ricevuti e non invece anche in qualità?

Sto cominciando a maturare l’idea che per fermare la deriva da SpA del partito, che lo espone a scalate ostili senza possibilità di difesa, occorra chiuderlo. E parecchio pure. Non è solo una provocazione, dal momento che tutti i candidati alla segreteria vedono invece con favore primarie e occasioni di partecipazione aperte, anzi: apertissime. Un partito spalancato, a chiunque abbia voglia di partecipare.

Ma “partecipazione” è solo esprimere un voto? Per poi magari eclissarsi dalla vita del partito per 3-4 anni? Mah, io non credo.

Nei mesi scorsi mi sono pronunciato a favore di un partito aperto nella convinzione che una larga e massiccia partecipazione possa diluire il controllo clientelare del voto. Ma questo (forse) è vero solo per primarie nazionali… A tutti i livelli intermedi la partecipazione aperta mette il referente in condizione di dover soltanto moltiplicare lo sforzo. Ma nulla che sia impossibile o di serio ostacolo per chi ha mezzi ingenti da poter impiegare.

Ecco la mia soluzione, passibile di critica, per carità, ma che alle porte di un congresso così importante dovrebbe perlomeno essere discussa. Il voto per gli organismi interni, per le candidature, per la linea politica, dovrebbe essere consentito soltanto a chi milita nel partito da almeno tre anni consecutivi. Agli altri riconosciamo diritto di intervento, di influenza degli aventi diritto. Di fare politica insomma, senza poter (per il momento) esercitare diritto di voto. Chi si iscrive oggi (compreso il sottoscritto, peraltro) saprebbe che per tre anni la propria influenza sarà indiretta – ma comunque importante.

Nessun rimedio a ben vedere è immune da aggiramenti e interpretazioni che vanno al di là o addirittura contro la ratio del rimedio stesso. Ma questa regola potrebbe migliorare enormemente le cose anche se, di contro, rallenterebbe il ricambio. Ricambio che, peraltro, al momento non è solo lento, è addirittura bloccato, quindi la critica è un puro esercizio di stile.

Evidentemente una regola da sola non basta, pertanto andrebbe adottata insieme ad altri provvedimenti, come:

1. Anagrafe pubblica degli iscritti e dei votanti alle primarie, se non iscritti, previa raccolta del consenso alla pubblicazione del proprio nome e cognome e città di residenza. Non vedo cosa ci sia da obiettare. La militanza è fatto noto ed in ogni caso si dovrebbe esser fieri di appartenere al Partito Democratico; se non lo si è, evidentemente c’è qualche problema…

2. Limite di mandato SENZA ECCEZIONE ALCUNA a due o tre legislature per gli eletti, dal consiglio comunale al Parlamento Europeo. Il senso è di non dare né il tempo né la convenienza a costruire clientele profondamente militarizzate. La politica dovrebbe essere una passione, non un mestiere, e la passione la si può vivere in mille modi, senza fossilizzarsi in posizioni di rendita personale, che vanno poi a discapito della qualità della politica e della rappresentanza.

Sono pensieri ad alta voce, ovviamente. Ma credo che senza pregiudizi e senza dichiarazioni di stile, il prossimo segretario del Partito Democratico – che sarà Giuseppe Civati, naturalmente 😉 – dovrà metter mano a questa importante e primaria riforma, dalla quale discendono tutte le altre. Perché a questo punto non saprei dire se il Partito è lo specchio dell’Italia, o l’Italia è lo specchio di una politica che dalla DC al PD si è sempre mossa in questo modo. In un caso o nell’altro, dovremmo cominciare a dare il buon esempio. Le cose cambiano cambiandole, o no? Incominciamo a cambiare noi.

Peraltro, se diamo la certezza di non riuscire a governare il nostro partito, imponendo il rispetto di regole etiche prima che giuridiche, all’interno della nostra organizzazione, e comunque non riuscendo ad indirizzare positivamente la direzione della nostra linea politica, diamo ai nostri concittadini  l’impressione di essere un pessimo posto nel quale pescare la classe dirigente che dovrebbe avere l’arduo compito di raddrizzare, addirittura, l’Italia.

La favola del tesseramento.

In Politica Italiana, Politica lucana on October 30, 2013 at 10:49 am

favole

Diciamocelo: il PD che abbiamo in mente, non esiste. Non esiste ancora, perlomeno. Il senso della nostra ritrovata militanza sarà raccontare dalla nostra visuale il PD che c’è, e raccontare invece quello che potremmo creare tutti insieme. Paradigma dell’Italia che non c’è, e che potremmo realizzare . Tutti insieme.

by Giuseppe Carella

Qualche tempo fa, i mie due nipotini di cinque anni mi chiesero , di botto, se le favole esistono davvero. D’istinto risposi sì, certamente, esistono e sono vere. E cominciai a raccontar loro l’unica favola vera che conoscessi e che avevo vissuto direttamente.

C’era una volta……………un partito che iniziava il tesseramento per l’anno successivo già durante le feste che si organizzavano in estate. Feste bellissime, alle quali partecipava tutto il popolo e nelle quali lavoravano tutti gli iscritti al partito, volontariamente, sacrificando il loro tempo libero. Anche i dirigenti del partito lavoravano, e anche i parlamentari, i sindaci. Spesso li vedevi servire ai tavoli dei ristoranti delle feste, o in giro a raccogliere i soldi per il partito o a fare le prime tessere per l’anno che doveva ancora venire.

Poi in autunno, il tesseramento proseguiva con l’impegno delle sezioni del partito, che organizzava i piu volenterosi in squadre, che , ogni sera, andavano a trovare i vecchi iscritti nelle loro case per rinnovare la tessera. Quasi sempre gli iscritti erano contenti di ricevere queste visite e ti offrivano da bere, ti offrivano il caffè con il desiderio di parlare di quanto accadeva in giro e di dire la loro. A volte  si incontrava anche qualcuno arrabbiato, ma anche lui ti offriva da bere e parlava, parlava……… In giro a fare le tessere, ancora una volta, soprattutto di venerdi e sabato, anche i parlamentari e i dirigenti. A coloro poi, che riuscivano a reclutare nuovi iscritti, venivano offerti premi consistenti in viaggi di istruzione in paesi che dicevano essere felici. A nessuno veniva in mente di limitare il numero delle persone addetti al tesseramento o di fissare in determinati giorni queste operazioni.  Un giorno però, qualcuno decise che quel partito doveva cambiare nome. Ma insieme al nome, cambiarono anche gli uomini e ,come i virus dannosi, nuovi uomini si infiltrarono nel corpo del partito e riuscirono a sconfiggere anche le persone piu sane, fino a far morire totalmente il partito………..

Un po’ rattristiti dal non lieto fine i nipotini si allontanarono e ripresero i loro giochi.

Nel pomeriggio inoltrato di ieri mi sono recato presso la sede del locale circolo del PD e, con mia meraviglia, sotto il portone, in attesa che la sede venisse aperta, c’erano una decina di persone per fare la tessera. Cavolo! mi sono detto, allora a volte le favole ritornano, la gente ha di nuovo voglia di partecipare esattamente come me che dopo anni ho rifatto la tessera. Fra le persone in attesa, una intera famiglia costituita da due anziani nonni che a malapena si reggevano in piedi, figli e nipoti addirittura! Tutti a prendere la tessera. Poi finalmente la sede è stata aperta e la quindicina di persone, ha chiesto di fare la tessera ma si è accesa una discussione dai toni vivaci perché, per motivi a me ignoti, c’era qualche problema per fare le tessere. Poi finalmente si è addivenuti ad un accordo ed essendo tante le persone in attesa, mi sono offerto di aiutare nella compilazione dei moduli. Macché! Le tessere materialmente possono essere fatte e compilate solo da chi  è stato incaricato del compito e possono essere fatte solo nella sede del circolo!

Ho chiesto qualche informazione a qualcuno e mi è stato spiegato che è tutto cambiato, che c’è il rischio di una corsa in massa alla iscrizione per il congresso e le regole sono molto rigide.

Tanto rigide non devono poi esserle se pare che gli iscritti nella città di Matera abbiano raggiunto già i 1300, rispetto ai poco piu dei duecento del 2012. Pare che un gruppo abbia dato l’ordine di iscriversi per conquistare il partito, che poi decide le canditature, che poi indica chi deve andare dove etc. etc. Tutto questo contro l’altro gruppo che strebbe facendo altrettanto. Solo gli arrabbiati non si organizzano e sono sparsi e divisi. Purtroppo tale situazione non accade solo a Matera, ma sta succedendo in molte parti del Paese, con ispezioni e controlli dell’apparato centrale.

Mi chiedo però come si possa bloccare il tesseramento artificiale: se qualcuno interessato dispone di migliaia di €uro che investe nel tesseramento  al PD per impadronirsi del partito, come fermare questa cosa se le regole sono formalmente rispettate? Boh, francamente non lo so.

A me che mi ero illuso che le favole a volte è possibile farle ritornare, forse toccherà tornare dai nipotini  e raccontare loro che mi ero sbagliato: le favole non esistono, sono favole appunto.

Il prezzo del cambiamento.

In Politica Italiana on August 25, 2013 at 7:11 pm

Dopo una mezza primavera e una mezza estate passate a parlare di Cambiamento, a sognare percorsi nuovi per la politica e la democrazia italiana, a raccontarci la stanchezza e l’insofferenza nei confronti di una classe dirigente che parla senza sosta senza mai dire niente, eccoci arrivati quasi al dunque. Manca la data del Congresso, certo, ma come in un immenso Risiko le truppe si spostano già da un continente all’altro preparandosi all’attacco quando verranno finalmente distribuiti i dadi e si comincerà a giocare.

Il problema è uno e uno solo. Manca nel mazzo degli obiettivi possibili, quello che ci siamo dato e raccontato per una mezza estate e una mezza primavera.

Ovvero vincere il gioco distruggendo tutte le armate in campo, rappresentanti di tutte le correnti del Partito Democratico, causa primaria della crisi del Partito, dell’ingovernabilità dell’Italia se il governo sciaguratamente tocca al Pd, dell’impotenza e dell’inefficacia di ogni velleità di Cambiamento del Paese, se l’obiettivo finale di ciascuna corrente è imporsi sulle altre o mantenere la propria ciambella di potere.

Correnti di pensiero sì, dunque. Feudi di potere no, invece. E’ chiaro.

Ma come in un immenso Risiko diventa impossibile vincere perseguendo l’obiettivo di distruggere tutte le armate sul tabellone senza distruggere anche le proprie; e parimenti senza speranza poter pensare di distruggerle tutte senza schierarne, veniamo al nocciolo della questione: per quanto una singola mozione potrà essere zeppa di belle parole e buone intenzioni, e rappresentata da un campione del Nuovo, per imporsi avrà bisogno di truppe. Illudersi che nel PD si assisterà ad un tesseramento di massa che possa diluire il potere dei feudi e veicolare il consenso su una mozione o su un candidato “pulitore” è davvero una bella favola alla quale chi ha un minimo di senno non può davvero credere. Buona forse per essere raccontata a quell’ampia fetta di elettorato che segue le vicende dalla TV o da un social network.

E quindi: le truppe sul campo di ieri, decideranno la partita di domani. Le stesse, con qualche nuovo inserimento forse, ma in sostanza quelle. Semplicemente cambieranno generale, ammutinandosi al vecchio per poi giurare fedeltà eterna al nuovo. Il quale saprà bene che la fedeltà è eterna finché conviene ai suoi sottoufficiali.

E dunque. Attenzione candidati a scegliere bene le vostre truppe. L’Italia è grande, certamente, non si pretende di conoscere ogni storia locale. Ma pure il vostro lavoro è questo. E al di là delle capacità di ognuno, al di là delle belle parole e dell’efficacia della comunicazione, sarete giudicati anche da questo.

Scegliete bene, e se saranno loro a scegliere Voi, trovate il modo di non tradire chi al verbo “Cambiamento” ci avrà ingenuamente ma appassionatamente creduto.

Che poi “Cambiamento” un verbo non è; ma il miracolo, non solo grammaticale, sarebbe farlo diventare il verbo del futuro Partito Democratico.

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