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Io voto al Referendum, perchè mi interessa

In Politica Italiana on March 18, 2016 at 2:10 pm

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Ha fatto scalpore la decisione comunicata da qualcuno, a nome del Partito Democratico, di invitare i propri iscritti e simpatizzanti ad astenersi dal votare al Referendum del 17 aprile.

Le implicazioni e le possibili letture politiche sono molteplici, e ne ho lette di molto interessanti, ma qui per il momento non ci interessano.

Posso invece sentire i sospiri di sollievo di quanti, purtroppo numerosi, sono abituati a barattare copertura e protezione politica con signori e signorotti della politica nazionale e locale in cambio dell’indefessa disponibilità a votare in un certo modo, a chiamata. Un giorno di ferie per loro. In fondo se lo meritano, poverini.

Ma per il resto della platea elettorale, mi auguro sempre più ampia – e questo blog esiste in fondo per questo – di elettori autonomi e indipendenti, che esprimono di volta in volta la loro diversa opinione, maturata leggendo ed informandosi, valgono considerazioni diverse.

Ci si è soffermati, nei commenti alla notizia, sul valore della partecipazione, che tradizionalmente, perlomeno a sinistra, è sempre stata incentivata e promossa a prescindere, anche soltanto perchè di riflesso si denigrava chi alle urne rifiutava di andarci, per pigrizia o manifesto e ostentato disinteresse.

In verità da tempo penso che il non-voto abbia un suo legittimo valore, nobile almeno quanto il voto. Il suo esercizio, del non voto appunto, comunica qualcosa, ed assume dunque un valore politico che andrebbe colto e interpretato.

Chi non esercita il proprio diritto di voto per scegliere un proprio rappresentante, lo fa per comunicare che, ad esempio, qualunque cosa scelga tanto le cose non andranno mai nel verso che auspica; che magari non si sente rappresentato da nessuna delle proposte o dei candidati (senza che per questo debba necessariamente attivarsi con una propria proposta politica); o che addirittura non crede nella democrazia; in definitiva, che gli va bene qualunque risultato esca dalle urne deciso dalla maggioranza dei cittadini. Che gli è indifferente. Il non voto in una elezione che deve eleggere una qualunque assemblea rappresentativa, quindi, assume in genere un valore negativo, e credo questo sia sostanzialmente corretto; ma cogliere, leggere e infine provare a convertire il messaggio negativo lanciato dal non voto spetta alla politica, non certo al cittadino, al quale non si può chiedere (più) di recarsi comunque alle urne, per malcelarlo o scegliere il meno peggio; che il meno peggio è comunque pur sempre un male, ormai lo abbiamo imparato a nostre spese.

Ma non votare ad un referendum? Che valore assume in questo caso, … continua a leggere

L'ipocrisia dei soldi negati alla Cultura

In #MT2015 - #MT2019 on March 18, 2015 at 10:11 am

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“Battaglia vinta”. “Stop a chi inquina”. “Atto coerente” (ma de che?).

Il Consiglio Comunale di Matera ha approvato, assecondando un dibattito in corso da alcuni mesi, un provvedimento con il quale si escludono dalla possibilità di sponsorizzare le attività di Matera 2019 le aziende petrolifere. Sulla scia anche delle polemiche all’Expo di Milano per le sponsorizzazioni di multinazionali del junk-food come McDonald’s in un evento che si chiama “nutriamo il pianeta” (!).

Non potevano che essere i cinque stelle nostrani i protagonisti di questa azione, notoriamente fautori di una politica legata più alla comunicazione e al simbolismo astratto – praticamente una corrente politico/dadaista – piuttosto che volta al governo dei processi, alla guida verso una cultura nuova, aperta e trasparente.

E fa strano che molti nostri ambientalisti e sinistri plaudano a questa pagliacciata: il Comune, lo stesso che permette a queste imprese di esistere, concedendo autorizzazioni a chi inquina , vieta a chi inquina non di inquinare, ma di versare soldi per i suoi eventi culturali. Me cojoni, direbbe Bombolo. Ma andiamo con ordine.

Punto primo: rinunciare ai soldi delle odiate multinazionali provoca un immediato danno economico all’evento che si vorrebbe invece difendere, stimolare, rafforzare. Palliativi come quelli proposti, di una lista di imprese “verdi” che “potrebbero” essere interessate a sponsorizzare l’evento, si insinuano nel solco solito dell’ipocrisia di una politica che è solo comunicazione e zero sostanza. Di fatto, nulla vieterebbe che le sponsorizzazioni delle aziende “verdi” si possano sommare a quelle delle aziende “nere”. Ne verrebbe fuori un bel pendant multicolor, ma moltiplicherebbe possibilità ed opportunità. E invece no.

Punto secondo: le aziende petrolifere continuerebbero ad esistere. Nasconderle dal cartellone di Matera 2019 non le cancellerà dal paesaggio e non impedirà loro di lavorare se lavorano, di inquinare se inquinano. Nascondere la polvere sotto il tappeto è il tipico atteggiamento bacchettone dell’Italietta medio-borghese, per la quale la prostituzione non esiste perché tanto è vietata, i ragazzi non si drogano perché fortunatamente è proibito, e i coniugi non si tradiscono a vicenda perché tutte le sere cenano insieme con i figli. Contenti voi.

Punto terzo: le aziende petrolifere continueranno a far soldi; e i soldi verranno distribuiti nelle tasche già piene dei loro ricchi azionisti. Non sarebbe molto meglio se parte di quelli, invece che per l’acquisto di un nuovo costosissimo pezzo di arredamento nella lussuosa villa dell’azionista-petroliere, venissero invece utilizzati per operazioni culturali, o per dare linfa vitale a opportunità di svolta economica e sociale, che l’appuntamento di Matera nel 2019 potrebbe fornire? Permettendo di INVESTIRE (lo so, pare brutto, ma si investe con i soldi) su una via alternativa a quella nella quale siamo costretti e incatenati, che quel poco di lavoro che c’è oggi, ce lo garantiscono giusto loro? Ipocrisia, portami via. Peraltro, il tipico atteggiamento bacchettone dell’Italietta medio-borghese che si taglia le palle per far dispetto alla moglie ed è tutto contento, mentre la moglie gli fa spallucce.

Per concludere: capisco e condivido pienamente il messaggio. Cultura e Petrolio, Sviluppo continuo e rinnovabile partendo dalle ricchezze ambientali invece che dallo sfruttamento di risorse fossili una tantum, non sono alternative che stanno insieme.

Ma a dirla tutta, il messaggio non dovrebbe essere: le multinazionali del petrolio non dovrebbero influenzare la nostra offerta culturale e le nostre opportunità di sviluppo alternativo. Ma: le multinazionali non condizioneranno le nostre scelte. Punto. Nemmeno se versassero miliardi nelle casse di Matera 2019. Perché vigileremo, perché costruiremo percorsi trasparenti, perché selezioneremo persone indipendenti e responsabili. Perché i soldi possono comprare tutto, ma non la nostra dignità e il nostro futuro.

Continuando a nasconderci dietro il dito di sua signora l’ipocrisia, ammettiamo invece implicitamente che la realtà è questa. Che non ci piace. Ma che cambiarla non è, e non sarà, mai possibile.

Tutt’al più, possiamo nasconderla.

Adesso, sorridete.

 

 

Petrolio. La battaglia non è finita: una proposta concreta.

In Economia e Sviluppo, Idee, Marketing e Società, Politica lucana on December 5, 2014 at 8:58 am

Non tutte le sconfitte vengono per nuocere.

Com’era prevedibile, il Consiglio Regionale della Basilicata ha adottato la soluzione di compromesso emersa nell’ultima Assemblea Regionale del Partito Democratico: impugnare sì, ma solo dopo aver cercato di modificare l’art. 38 (palesemente incostituzionale, a Costituzione vigente) per via parlamentare.

A metà strada tra il cervellotico e il lapalissiano, in ogni caso davvero ancora non si riesce a capire il motivo di tanto arroccamento. Sia per la difesa che per l’attacco, l’articolo 38 è diventato più che altro un totem per la piazza furiosa. E se per la piazza si possono addurre come scusanti limiti informativi ed evidenti tentativi di strumentalizzazioni politiche, per il Palazzo il rifiuto di assecondare la richiesta dei “4 comitatini” rimane inspiegabile. A meno che non si disegni la mappa delle logiche di potere che reggono il Paese e la Regione, oggi. Nulla insomma di più lontano dai malumori e dalle richieste di chiarezza  e rappresentanza che più volte hanno sfilato tra Matera e Potenza, fatto scorrere fiumi di inchiostro, mosso centinaia di volontari a raccogliere firme nelle piazze.

Peraltro, oltre il merito indiscutibile di aver portato la gente nelle piazze a lottare per difendere il proprio futuro, i limiti del movimento sono evidenti: eccessiva politicizzazione, obiettivi fumosi (ma se l’obiettivo è il no al petrolio, che c’entra l’art. 38?), divisioni interne (ieri a Potenza ad esempio in piazza c’erano contemporaneamente due palchi : uno del comitato facente capo a Di Bello, l’altro al Movimento 5 stelle).

A Scanzano, spesso e volentieri citato in questi giorni, la musica era ben diversa. La capacità degli organizzatori di unire fu determinante. E l’obiettivo pratico, di far ritirare un decreto al Governo, ben più complicato di una scontata (perché comunque già decisa da altre Regioni) impugnazione di un articolo di legge.

In ogni caso, arroccarsi per l’impugnativa dell’articolo 38 è un errore speculare a quello di chi pare difenderlo senza costrutto, e porta a mio avviso la lotta lontana dal bersaglio; che poi magari è quello che si vuole…

Nel senso: anche qualora si fosse deciso per l’impugnazione, o anche quando la Corte Costituzionale deciderà di cassarlo, questo scongiurerebbe il pericolo di maggiori e incontrollate attività estrattive?

Nient’affatto. Perché senza bisogno di ulteriori concessioni, le estrazioni possono già praticamente raddoppiare (e raddoppieranno) nei prossimi anni, passando da poco più di 80.000 barili/giorno a oltre 150.000.

E quindi va sempre bene dare addosso alla politica, al PD, ai consiglieri poltronari per non aver ascoltato la voce della piazza. Ma un po’ di autocritica da parte “nostra”, e di chi si è messo in capo a guidare la protesta, al grido di “prima i cittadini poi i politici” – come se chi si impegna civicamente in un qualunque partito, possa avere le stesse responsabilità degli eletti nelle Istituzioni – sarebbe forse il caso di farla. Più che altro per non vanificare lo sforzo di migliaia e migliaia di cittadini lucani, solo per tentare di conseguire una simbolica vittoria di Pirro, che non risolve in alcun modo le questioni emerse dall’agitazione e dai numerosi confronti di questi mesi. Rischiamo insomma di perdere un’occasione unica.

La mia proposta, quindi – tra le tante possibili e che un coordinamento generale, o un forum di discussione, dovrebbero prendersi la briga di indicare – oltre quella già inascoltata di lasciare a casa bandiere e cappellini per rendere la piazza unita ed inclusiva, è di puntare i piedi per  chiedere la costituzione di un osservatorio permanente sul petrolio: un organo riconosciuto dalla Regione, finanziato magari con parte dei fondi provenienti dalle royalties, composto anche e soprattutto da cittadini, con il compito di monitorare, ispezionare, proporre, e denunciare se necessario. Personalmente, mi sentirei piu tranquillo e garantito da questo che da un’impugnazione, un comunicato stampa, un dossier magari finanziato direttamente o indirettamente dalle stesse compagnie.

Perché forse non lo si è capito, o lo si è capito solo tardi. Ma ai lucani non interessa la contropartita economica del petrolio. E quindi gli 1-0 o 4-0 sbandierati settimane or sono, sono vittorie conseguite in un altro campionato, che non interessa (relativamente) a nessuno.

I lucani vogliono capire, invece, se finora il petrolio ha portato lavoro; se possono ancora bere acqua o portare i loro figli al mare; se dovranno ammalarsi o si stanno già ammalando di tumore a causa sua.

E non c’è cifra che possa mettere a tacere la paura.

Ma la buona politica sì.

Cerchiamo di praticarla.

Tutti.

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