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Il senso dello Stato

In Politica Italiana on April 15, 2013 at 9:17 am

Abbiamo vissuto il peggio della politica italiana degli ultimi trent’anni condensati in un solo mese e mezzo. Un concentrato di immondizia che rischia di soffocare il già flebile anelito di democrazia che ancora ci assiste.

Pensavamo che il peggio fosse Berlusconi. Il senso dello Stato, quella cosa che ti fa anteporre gli interessi dei cittadini, del Pubblico, ai tuoi personali e alle tue private ambizioni, o ce l’hai o non ce l’hai. E lui non ce l’ha. Amen, ce ne siamo fatta una ragione.

Ma evidentemente questi figli minori della prima Repubblica tutto hanno ereditato dai loro padri meno che il senso dello Stato; dal giorno dopo le elezioni non un solo attore della vita politica italiana si è dimostrato portatore sano di rispetto delle regole.

Non lo è stato Napolitano. Per congelare Bersani e regalargli qualche chances di convincere il Movimento a non impedire un suo governo, ha messo nel freezer l’intera Costituzione e sessantamilioni di cittadini. Le regole vorrebbero che cippato il primo mandato esplorativo, se ne affidasse un altro. Sulla carta, e stando alle dichiarazioni dei partiti, un tentativo del Movimento, sulla base di un programma condiviso e con la proposta di nomi non compromessi e di alto profilo istituzionale, poteva avere successo. Abbiamo visto come dalle #Quirinarie la lista dei candidati sia rappresentata da 9/10 di eletti in area di centro sinistra e da un incandidabile, secondo i principi del Movimento (fedina penale affatto immacolata).
Il senso dello Stato di Napolitano è andato in pensione prima di lui.

Bersani, dal canto suo, sta anteponendo la sua comprensibile ambizione al bene della Nazione. Non mi risulta infatti che nei dialoghi con il Movimento si sia mai esplorata la possibilità di un Governo non guidato dal segretario. Se, per comprensibili ragioni dal punto di vista degli eletti pentastellati, il vulnus della questione era proprio il Segretario, senso dello Stato avrebbe voluto che si facesse da parte, cedendo il testimone ad altri. Invece siamo ancora impantanati qui a cercare una via d’uscita da questo buio vicolo cieco.

E veniamo al nuovo che avanza. Matteo Renzi; dopo aver perso le primarie, deve aver perso anche la bussola. Perchè nonostante le promesse di ritirarsi a fare il sindaco, contribuendo ove possibile a rendere il PD più forte, dal giorno della Direzione Nazionale in poi ha cominciato a lanciare missili terra aria con il poco nascosto obiettivo di far saltare il tentativo bersaniano di accordarsi in qualche modo con i parlamentari grillini. Arrivando addirittura a urlare quel che non si può nemmeno sussurrare: un accordo con il centrodestra di Berlusconi. Anche Renzi è mosso da ambizione e non da senso dello Stato: essendo evidente che le primarie non le ha vinte e non le vincerà mai, accusato di essere poco di sinistra e troppo vicino a Berlusconi, ha messo nel cassetto la pur brillante campagna impostata, ha gettato alle ortiche tre anni di lenta costruzione della sua credibilità, e in due settimane si è inimicato tutta la sinistra italiana, elettori compresi. Ma per la sua strategia, ammesso che ne abbia una, ormai gli elettori non contano nulla: una volta accertata la morte clinica del tentativo Bersani, si proporrà come trait d’union tra PD e PDL. Autostrada per Palazzo Chigi, ma addio senso dello Stato.

Di Grillo è invece anche superfluo parlare. Il santone che chiede a tutti il rispetto delle regole essendo il primo a fregarsene è un clichet ormai polveroso. Con l’aggravante che, all’interno del suo Partito, le regole se le è dettate da solo.

Ma il senso dello Stato lo abbiamo perso tutti noi. Non un commentatore, non un giornalista, non un cittadino ha alzato la mano per dire: ma in tutto sto casino, c’è almeno uno che sta giocando secondo le regole, dimostrando equilibrio e senso dello Stato, dote che ogni statista dovrebbe avere come bagaglio minimo per ambire a governare in democrazia?

No. Ci siamo limitati, come da abitudine, a fare il tifo per l’uno o per l’altro. Come in un incontro di wrestling, dove vince chi picchia più duro, ad ogni cazzotto parte l’applauso; ad ogni calcio in faccia ci si alza in piedi estasiati.

Ma quegli incontri sono truccati. Gli atleti non si picchiano davvero. L’incasso della serata viene diviso equamente. Le mosse spettacolari e i muscoli servono solo a far divertire il pubblico.

Ma il fatto è che io non mi diverto affatto. E voi?

Per fortuna non sono #Napolitano

In Politica Italiana on April 1, 2013 at 9:19 pm

La Pasqua è finita, infatti non sento più le campane. Dopo il mio articolo di ieri, che ha segnato un piccolo successo per il mio blog, con tanti accessi e feedback ricevuti, e altri interventi su altri blog liberi, noto con soddisfazione che i problemi che l’intervento di Napolitano (troppo presto salutato come salvatore della Patria, “ce ne fossero come lui!”) hanno ricevuto l’upgrade di giornali, tv e forze politiche.

A parte l’imbarazzante – imbarazzato – silenzio del PD, il PDL prima e il M5S poi si sono resi conto della fregatura cui andavano incontro. Ma tant’è, a me non interessano affatto i conti particolari di questo o quel partito: mi interessa il rispetto delle regole e la ricerca di una soluzione che possa portarci fuori dallo stallo quanto prima.

La soluzione proposta da Napolitano ha due gravi pecche:
1. E’ inutile;
2. E’ incostituzionale.

Sub 1. Congelare il risultato elettorale, far finta che il governo in carica non sia mai stato sfiduciato (ma nel frattempo le camere sono cambiate!), aggiungere altro tempo perso al già lungo tratto di strada fin qui percorso, passi. Ma la nomina di dieci saggi presidenziali, con il compito di elaborare proposte che mettano d’accordo i partiti (come se i partiti non fossero in grado di farlo da solo, se volessero), ridisegnando finanche l’assetto istituzionale, legge elettorale compresa, in pochi giorni, appare un espediente diretto o al fallimento, o a una lunga gestazione.

Sub 2. Non esiste in alcun punto della Costituzione che Napolitano abbia potere di eleggere una commissione di questo tipo; aggirerà magari l’ostacolo inquandrandoli come “consulenti” del Presidente (una consulenza in Italia non la si nega a nessuno), pagati di tasca sua (cioè nostra). Ma, pure ammesso che riescano velocemente ad elaborare una qualche tipo di proposta, che titolo avrebbe? Il Presidente della Repubblica non può proporre leggi al Parlamento, men che mai emanarne (i D.P.R. sono di emanazione governativa). Si tratterà dunque di un pezzo di carta del tutto inutile, a meno che, magicamente, gli stessi partiti che per 20 anni se le sono dette di tutti i colori senza riuscire a trovare l’accordo nemmeno sul colore delle penne da usare a Montecitorio, magicamente in pochi giorni si conformino tutti con il documento dei “saggi”. Delle due l’una: o questa procedura si rivelerà un’inutile perdita di tempo, o certificherà che per venti anni ci hanno preso per il culo. E allora: W Grillo!

La contrarietà alla Costituzione, e alla prassi costituzionale per la formazione di un Governo, si rivela anche in considerazione del fatto che dal 1948 ad oggi la formazione del Governo è stato atto affidato alle forze politiche. Non dimentichiamo che per cinquant’anni abbiamo avuto in Italia una legge proporzionale che non consentiva l’elezione di una maggioranza certa. La maggioranza doveva essere trovata in Parlamento. A questo fine il Capo dello Stato affida ad un esponente indicato da una delle forze rappresentate l’incarico (che non a caso si definisce esplorativo) per verificare se intorno ad un programma di governo riesce a calamitare l’appoggio di tanti parlamentari quanti ne servono per garantirgli la fiducia.

Fin qui Napolitano si è limitato ad affidare l’incarico al maggior partito italiano, che ha condotto delle consultazioni, le quali non si sono rivelate fruttuose, ma hanno messo in evidenza una possibile uscita dalla crisi (di governo). La dirigenza PD, per ragioni tutt’altro che incomprensibili, viene ritenuta inaffidabile, quindi non meritevole di fiducia dal M5S. Per contro, lo stesso M5S ha chiesto che venga incaricato di tentare la formazione di un governo, possibile sulla base programmatica del PD che non è mai stata contestata.

Dunque non si capisce perchè Napolitano abbia volutamente ignorato la possibilità di affidare al m5s l’onere e l’onore di tentare la formazione di un governo. Calpestando parte della Costituzione e ignorandone altre. Avrà certamente avuto i suoi buoni motivi, se ha condotto questa crisi con modi che, mossi da altri, avrebbero certamente fatto gridare all’empeachment tante campane che ieri suonavano allegramente.

Il canto del Grillo

In Politica Italiana on March 24, 2013 at 10:55 pm

grillusconi
Precedenti penali. Disprezzo dell’avversario. Assenza di senso dello Stato. Partito-padrone. Assenza di democrazia interna. Dire una cosa, poi smentirla. Attaccare i giornalisti che riportano frasi estrapolate dal contesto. Programma politico fumoso o inesistente. Vittimismo. Manie di onnipotenza. Accuse di complotti per far fuori l’avversario politico.

Grillo si sta impegnando davvero tanto per somigliare nei fatti a quello che, a parole, dice di disprezzare e combattere: Silvio Berlusconi.

Conoscendo l’intelligenza di Grillo e Casaleggio, pensare che tutto sia frutto del caso, o dell’irresponsabilità, o dell’inesperienza, o anche soltanto della paura di perdere quello che in pochi anni sono riusciti a costruire, è riduttivo, e probabilmente non risponde al vero.

La premiata ditta Casaleggio&Grillo, negando la fiducia ad un governo Bersani, andando contro il mandato dei loro stessi elettori, che li hanno incaricati del Cambiamento fornendo loro anche i numeri per attuarlo (sebbene in simbiosi con altre forze politiche e soggetti quindi all’inevitabile fardello del compromesso), non stanno lasciando: raddoppiano.

Sul tavolo ci sono dieci milioni di voti potenziali. Quelli di Silvio Berlusconi. Un leader stanco e in caduta libera, circondato da inaffidabili ed impresentabili compagni di merende, che lascierà, più presto che tardi, un vuoto nella rappresentanza politica di questo Paese.

Pensare che i voti dello zoccolo duro del PDL passeranno anche solo in parte al centrosinistra è pura utopia: non è accaduto nemmeno di fronte all’insuccesso conclamato dell’ultimo governo della Destra, le figuracce internazionali, la crisi prima negata e poi snobbata; l’esperimento Monti di resuscitare la Democrazia Cristiana è esploso prima di nascere; e all’orizzonte non si vedono eredi di pari carisma.

Ecco quindi che un governo di cambiamento con il PD sarebbe d’ostacolo al disegno politico di raccogliere l’eredità berlusconiana. Certo, così facendo, qualche consenso per strada si perderebbe. Ma a Grillo non interessa governare adesso. Non dividendo la casa con quel volpone di Bersani. Non con questa truppa di parlamentari, armati forse di buona volontà ma privi di esperienza e di pelo sullo stomaco.

Grillo può aspettare ancora una, due legislature. Nel frattempo poteva fare la sua beata opposizione, pulpito privilegiato dal quale distribuire i suoi improperi.

Se gli italiani non gli avessero fatto lo scherzo di consegnargli più responsabilità di quelle necessarie, il disegno sarebbe filato via liscio. Ora l’intoppo si chiama credibilità. Ma a questa gli elettori di centrodestra non hanno mai dato troppa importanza.

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