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L’anti-Pittella

In Politica lucana on October 4, 2016 at 11:25 am

Il Governatore della Basilicata Marcello Pittella annuncia la sua ricandidatura.

Il suo annuncio rimbomba nel vuoto più assoluto del Partito del quale dovrebbe essere principale esponente e, nella vacanza della sua segreteria regionale, anche il più alto in grado.

Volendo pur sospendere il giudizio sull’impalpabile azione del governo regionale, che è sembrato in questi anni più diretto a confermare filiere consolidate e stringere nuove “amicizie” utilizzando gli scranni di via Verrastro come fiches da distribuire a piacimento, volendo anche sorvolare sulla gestione del Partito Democratico che il pittellismo ha contribuito (ancor di più) a svuotare di contenuti e significato già peraltro bassissimi, volendo volutamente ignorare le sconfitte elettorali di Potenza e Matera nelle quali lo zampone di Marcello ha lasciato impronte mai ammesse ma piuttosto evidenti, cosa ne rimane?

Anche se l’affermazione è stata lasciata cadere un po’ così, a margine di un evento di tutt’altra natura, per vedere di nascosto l’effetto che fa, ha subito incendiato il dibattito politico lucano.

Dai maggiori esponenti del Partito sono già stati lanciati i soliti e puntuali appelli all’unità. Comprensibile da parte di chi in questi anni ha sostenuto e sostiene la linea Renzi-Pittella. Sorprende invece che anche Roberto Cifarelli si unisca al coro (oggi, sulla Gazzetta del Mezzogiorno):

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Ammetto che faccio davvero fatica a capire.

Proprio Roberto Cifarelli potrebbe (dovrebbe?) costituire la principale alternativa al pittellismo. Non necessariamente contro. Semplicemente: alternativo.

Proprio da Matera, umiliata e tradita dalla bassa politica. E proprio nel giorno in cui il Quotidiano della Basilicata cita uno studio che conferma che proprio Matera (e nel resto della Basilicata non può che essere peggio) è bloccata e fermata nel suo sviluppo da cordate di potere economico-politico che trovano, evidentemente, nell’attuale Capo della Regione garanzia di continuità e protezione politica:

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Allora? Vogliamo rompere gli schemi (come riuscì peraltro a Pittella tre anni fa, sfruttando renzianamente anche la stanchezza atavica verso una politica autoreferenziale e proponendosi come il rivoluzionario ma rassicurante cambiamento atteso da tutti i lucani), o provare ingenuamente a vedere se dagli stessi schemi salta fuori qualcosa di buono?

Pittella ricandidato? Beh, non tocca certo a me deciderlo. Parliamone. Magari a breve, nel partito nel quale ciascuno di noi ancora si riconosce e milita.

Ma rimanendo così le cose, e non vedo segnali di cambiamento all’orizzonte, è forse tempo di smettere di gettare ponti che vengono continuamente incendiati piuttosto che attraversati, e preparare a costruire l’alternativa.

O la preparerà qualcun altro.

 

 

 

PD, Nuova Gestione

In Politica lucana on July 14, 2016 at 1:34 pm

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Conoscerete attività, ristoranti, alberghi, negozi, la cui qualità del servizio è ormai così bassa che alla fine hai deciso di non entrarci più, che dopo innumerevoli episodi spiacevoli, hai preferito cenare, dormire o comprare la stessa roba, o simile, da un’altra parte.

Magari sei stato fedele cliente per anni, ma poi per stanchezza, svogliatezza, incapacità delle nuove generazioni subentrate “di diritto” nella gestione di leggere il mercato e stare al passo coi tempi, ti rendi conto che la ditta non è più la stessa, non è più all’altezza del suo nome, della sua insegna, della sua reputazione.

Lentamente ma inesorabilmente così questi negozi si svuotano, perdono quote di mercato. Ma benché in caduta evidente, finché tira, tutto resta come prima. Ma presto o tardi la percezione della vicinanza del fallimento, nonostante la storia, la tradizione e il successo del passato, arriva evidente anche agli occhi di chi ostinatamente non lo ammetteva nemmeno a sè stesso.

Dall’altra parte ci si ritrova a guidare una Ditta allo sbando, i cui eredi sono probabilmente troppo occupati e preoccupati di gestire (spartirsi?) il residuo business rimasto, per avere la forza e, a un certo punto, anche la credibilità necessaria ad aggredire il resto del mercato e rilanciare un’azione all’altezza dell’ormai sfocato blasone.

Questo è il PD Basilicata, oggi. Una Ditta (per dirla con Bersani) allo sbando.

Serve una Nuova Gestione.

Niente formule esoteriche, niente campagne di sconti continuato, niente restyling di facciata.

PD: nuova gestione.

Solo così i clienti, vecchi e nuovi, potranno ridare una chance alla vecchia ditta sbiadita; solo così i nuovi gestori potranno avere il necessario margine di agibilità e la giusta forza per rilanciare l’attività.

Niente espedienti, niente trucchetti: non funzioneranno.

Nuova Gestione.

Adesso, subito, prima che sia troppo tardi.

Gramsci Togliatti Luongo Berlinguer

In Politica lucana, Ritratti on December 8, 2015 at 3:02 pm

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di Nino Carella

La prima volta che ho incontrato Antonio Luongo ero bambino. Da piccolo, alle Feste dell’Unità, o alle manifestazioni alle quali accompagnavo mio padre, o anche in casa per indottrinare la prole, sentivo echeggiare il canto popolare “Bandiera Rossa”, che in un tripudio di autocelebrazione terminava con: “Evviva il grande partito comunista, di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer!”.

Quando anni più tardi entrai nella federazione del PCI in piazza Firrao, ancora bambino, mi presentarono il compagno Luongo. Non ricordo le circostanze, ma ricordo bene la stretta al cuore nel trovarmi di certo al cospetto di un grande uomo, se era citato addirittura in una canzone, che i grandi cantavano con tanta serietà e convinzione! Il carisma e l’autorevolezza del portamento e della voce, che lo caratterizzavano allora come ieri, insieme alla febbrile attesa con la quale si aspettavano i “compagni di Potenza”, erano la prova che doveva essere di certo lui il “Luongo” di quel canto. Anni dopo capìi l’equivoco, ma quel senso di deferenza che avevo da piccolo, mi è rimasto dentro ogni volta che, ormai adulto, l’ho rincontrato.

E l’ultima volta che ho incontrato Antonio Luongo è stato giovedì scorso, e certamente nessuno dei due pensava che sarebbe stata l’ultima. Era stato chiamato a presenziare la direzione cittadina del PD. Dirimere questioni, prendere posizioni, era il suo compito. La ricerca spasmodica del punto che tenesse tutto in equilibrio sulla punta di un dito erano la sua missione. Prendersi le responsabilità degli errori commessi, anche quando non ne aveva, era la sua cifra. Con una leggerezza invidiabile, come se tutta questa corsa a schierarsi, a dichiarare pubblicamente, a puntare il dito di qui o di là, non fosse tanto importante quanto la nostra animosità tradiva. La vita e le cose fondamentali sono altre, sembrava dire Luongo tra le righe, commentando con una battuta o un sorriso sornione i passaggi più tesi. La politica è passione, e le passioni completano l’esistenza, non ne occupano tutto lo spazio. Politici così non ce ne sono più, e sono certo che la sua assenza graverà su di noi in un modo oggi nemmeno immaginabile.

All’ultimo Luongo, non avendo comunque per motivi di distanza geografica potuto valutare il primo, ho rimproverato molto. Ma con un “chi te l’ha fatto fare” di sottofondo, tanto era evidente l’impossibilità di conciliare i suoi condivisibili valori e il suo naturale senso del partito e della politica con questi tempi disordinati. Valori e identità che ancora di più dovremo impegnarci adesso a ricercare,  diffondere, e soprattutto praticare.

Con la sua improvvisa scomparsa si apre un vuoto nella politica lucana. E nel giorno del dolore e del ricordo, si fa ancora più evidente l’urgenza con la quale si sarebbe dovuto dar corso al nuovo corso, da tutti sempre evocato, da nessuno mai realizzato. Era infatti Antonio Luongo, con lo stesso carisma e la medesima autorevolezza di trent’anni fa, a fare da diga alle ambizioni, a fare da argine alle velleità, a tenere in equilibrio un partito senza più identità e direzione chiara, e dai confini incerti e facilmente valicabili. Non aver saputo, voluto o potuto creare una squadra, una guida che prescindesse dalla sua persona, priva infatti improvvisamente il Partito Democratico lucano della sua testa. Ma a questo ci si penserà domani.

Nel bene o nel male, a seconda di come la si pensa, Luongo è stato il protagonista silenzioso di questa ultima stagione.

Ciao, Antonio. Buon viaggio.

Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer ti aspettano. Per cantare insieme, ancora una volta, “bandiera rossa”.

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