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Altro allarme per Matera 2019: i creativi lucani scrivono una lettera aperta

In #MT2015 - #MT2019 on February 11, 2016 at 1:50 pm

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Un altro campanello di allarme per la discutibile gestione del traguardo collettivo di Matera 2019: pubblichiamo di seguito la lettera aperta della comunità dei creativi lucani “Cresco Basilicata”, con in calce le sottoscrizioni arrivate alla data di pubblicazione del presente articolo. 

Più di un anno fa, la giuria europea sanciva la vittoria di Matera come Capitale Europea della Cultura 2019. Nel suo report di valutazione così si espresse:

“La giuria è stata colpita da come, quello che inizialmente era null’altro che un’iniziativa popolare, si sia evoluta in un elemento formale collocato al centro della pianificazione cittadina e regionale. Questo interfacciarsi di partecipazione dei cittadini con le finalità culturali e sociali è continuato nella messa a punto del programma […] La giuria richiede […] che i vari Board intendano il loro ruolo come strategico e non esecutivo, di indirizzo e rappresentanza. L’aspettativa è che politici e personale di nomina politica costituiscano la minoranza nei vari Consigli (e possibilmente non rivestano ruoli di presidenza).”

E’ indispensabile sapere se  la riunione celebrata nei giorni scorsi dal Consiglio d’indirizzo della Fondazione Matera-Basilicata 2019 abbia rimarcato i principi sanciti dal dossier che, è utile ribadirlo, è stato alla base della vittoria di Matera e della Basilicata e, per questo, deve essere la stella cometa da seguire di qui al 2019.

Purtroppo, però, … continua a leggere

Lettera aperta a @lucabraia

In #MT2015 - #MT2019 on March 8, 2015 at 12:25 pm

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Ho iniziato questo impegno con un obiettivo ben preciso, folle, ambizioso, presuntuoso: portare il Partito Democratico lucano fuori dalla palude dell’eterno compromesso, delle strategie win-win valide solo per i gruppi dirigenti e dalle quali restano esclusi i cittadini, dai balletti e dai posizionamenti della politica-spettacolo, e riportarla ad una politica-servizio. Per farlo non avrei indossato casacche, non avrei messo berrettini, non mi sarei appuntato medagliette. Avrei sparigliato le litanie e i riti, le certezze di chi avanza lentamente solo mettendosi dietro il sicuro riparo di un pezzo (più) grosso. Avrei dimostrato che si può fare, che una politica diversa è possibile.

Ho iniziato questo cammino per rompere gli schemi, augurandomi di poter dare l’esempio di un impegno che sta sul pezzo e non sulle persone, sui temi e sui valori e non sulle tattiche, sulle idee e non sulle strategie di potere.

Nel corso di questo impegno ho incontrato persone che pensavano, o dicevano di pensarla come me. Eri proprio tu uno di questi, e con questo spirito ho accettato il tuo invito a misurarci insieme nel Congresso cittadino, rifiutando al contempo inviti ben più corposi. Come si dice in questi casi, l’ho fatto perchè ci credevo. Non di vincere, ma di poter dare un segnale. E credo che questo segnale lo abbiamo dato, insieme, e ha dato i suoi frutti.

Poi però ci si è persi. Ho continuato a frequentare il Partito come mi ero ripromesso. Volevo toccare con mano i meccanismi decisionali. Guardarli da vicino e raccontarli all’esterno. E qualcosa si è mosso: lo abbiamo aperto e riportato in piazza. Abbiamo fatto in modo che i suoi organi democratici spazzassero via la polvere accumulata e si rimettessero in moto. Non ho, non abbiamo, mai voluto sostituirci a nessuno di quegli ingranaggi, sebbene taluni siano evidentemente logori e mostrino i segni di una quanto meno necessaria messa a punto. Abbiamo, piuttosto, voluto essere l’olio motore che favorisce il movimento, riesumandolo dal torpore e dall’atavico immobilismo cui era mestamente condannato. Avremmo continuato a vincere elezioni, ma avremmo perso il senso di appartenenza ad un progetto condiviso.

Mi è quindi dispiaciuta la scelta della tua parte, che per un attimo è stata anche la mia, di arroccarsi in un silenzio dilaniante, affidando a indiscrezioni giornalistiche e sibillini status il proprio, rispettabile, punto politico.

Mi è dispiaciuto non aver avuto più modo di parlarne, di sognare un partito diverso, di prospettare un percorso aperto e meritocratico per l’inevitabile rinnovo della classe dirigente lucana, che non sia solo nuovismo o imposizione di una parte (nuova) sull’altra (vecchia). Questo livello di analisi è buono per le tifoserie, a nessuna delle quali non mi sono mai iscritto.

Mi è infine dispiaciuto leggere sui giornali e ascoltare nei corridoi richieste e pretese a te attribuite, trattative che ritengo inverosimili, che sono certo siano pilotate e manovrate ad arte.

Ma lo “strappo” di ieri, come l’hanno apostrofato oggi i giornali, non è in realtà uno strappo. E’ un punto.

Un punto con il quale una parte del nostro partito – non mi interessa definirla maggioritaria, i numeri qui sappiamo bene cosa sono, mi riferisco piuttosto ai singoli uomini e alle donne che ci guardano e ci seguono, a partire dal sottoscritto – chiede all’altra di decidere, di fare una scelta di campo. Di discutere i dettagli di un’offerta politica più completa per la nostra città, che non riguardi solo la casella del candidato sindaco, ma gli altri tasselli di un mosaico più complesso che solo a distanza potrò offrire la sua immagine completa e definitiva, che gli elettori potranno valutare e giudicare. O di offrire un’alternativa. Chiara, netta, da discutere e ponderare.

Non nego che, tra i due scenari, quello che vede la proposta di un candidato che vanta meriti misurabili, che analizza limiti e ostacoli incontrati provando a disegnare percorsi possibili per superarli, e l’altro, di un indefinito salto nel buio, magari affidato alla retorica delle primarie, o volto ad una traballante trattativa tirata quasi al limite di resistenza di una corda ormai logora da anni di tira e molla, io, per passione e per inclinazione personale, debba necessariamente preferire il primo.

Tutto è perfettibile e migliorabile, ci mancherebbe. Ma a due mesi dal voto, un partito serio nel quale mi piace continuare a pensare di essere, non può ancora tergiversare sulla prima di una lunga lista di scelte. La prima scelta è spuntata. L’ha spuntata chi ci crede incondizionatamente, ma anche chi prova a dare un contributo per emendarla e migliorarla, o chi non vede valide alternative, che non sono state offerte.

Il nostro gruppo iniziò questa avventura con l’hashtag un po’ sborrone, #noiandiamo.

Ed è così. Non ci stanchiamo di camminare. Non vogliamo fermarci. Non vuole fermarsi nemmeno la città, sebbene altri, pure potenti, provino a metterci un freno. Di questo, e solo di questo, siamo sicuri. Non voglio pensare che la tua idea di partito sia più simile alla palude potentina, che la scorsa settimana ci ha offerto uno spettacolo indecente, riunendo il suo gruppo dirigente a sette mesi dal Congresso, e non riuscendo nemmeno a portare a termine la riunione. Non ci credo, non può essere.

Perché non c’è più tempo. Non per noi: ce n’è per Matera, mai come oggi sul tetto d’Europa e del mondo. E’ troppo presto per cullarsi sugli allori. Le opportunità vanno colte e strutturate, o ricorderemo questa stagione come quella in cui “Matera andava di moda”, allo stesso modo in cui oggi ricordiamo di essere stati “vergogna nazionale”. Una pagina lontana che non tornerà (per fortuna, ma nel caso del nostro presente, purtroppo) più. Lasciando a terra aspettative e investimenti, prospettive ed opportunità mai colte, o non colte fino in fondo.

Sappiamo che è una scelta difficile, e che ci mette contro – al solito – gente forte e potente.

Dalla nostra parte abbiamo solo la presunzione di stare dalla parte giusta. Che è la parte delle nostre idee, che non cambieremo fino a quando non ci convinceranno che sono sbagliate. Con la presuntuosa certezza che chi oggi ci insulta e non ci condivide, domani dirà che avevamo ragione. Che ancora una volta abbiamo fatto la scelta meno ovvia, meno sicura, meno facile, ma giusta. E’ già successo, succederà ancora. O forse avremo sbagliato, a scegliere questo partito come campo di battaglia per far vincere le nostre idee. Lo sapremo solo andando.

Il punto di ieri ci permette quindi di andare a capo e continuare a camminare. Siamo troppo impazienti, abbiamo troppo torpore nelle gambe per rimanere fermi. Fuori dalle stanze del partito c’è un mondo che ha fame di equità, di lavoro, di risposte, di opportunità tutte da costruire, alcune delle quali vanno invece salvaguardate dal pericolo di essere bruciate, per la boria e l’ingordigia alla quale le classi dirigenti meridionali del passato ci hanno già abituato.

Ma è un punto che non vieta a chi, come te, ha passione e competenza, di raggiungerci con uno scatto sulla strada di una stagione nuova, e di continuare a camminare insieme, come, appena un anno fa, ci promettevamo di fare.

Ti aspettiamo. Fai presto. Siamo distanti appena un passo.

Lettera aperta a Pippo @Civati

In Politica Italiana on September 12, 2014 at 8:30 am

*di Giorgia Villa, Alessandro Galatioto

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Con il permesso degli autori, pubblico questa lettera su questo blog, condividendone ampiamente i contenuti.

Caro Pippo Civati,

siamo di quelli che in tuo nome hanno raccolto firme, volantinato, fatto banchetti, organizzato iniziative, convinto a votare e fatto eleggere esponenti della mozione. Siamo di quelli che hanno creduto di poter cambiare le cose occupando il PD dall’interno, che hanno abbracciato l’idea che un diverso modo di interpretare la politica fosse possibile, che si sono raccolti attorno ad un programma di cambiamento e di sinistra.

Al congresso abbiamo perso la nostra battaglia e l’abbiamo persa male. L’abbiamo persa perché non solo siamo arrivati terzi al congresso, ma ci siamo anche messi da soli nell’angolo. L’abbiamo persa male perché nonostante si sia riusciti ad eleggere esponenti della nostra mozione al Parlamento Europeo, ci siamo condannati all’ irrilevanza, ci siamo fatti relegare nel ruolo di “nemici del cambiamento”, “gufi” . Abbiamo gestito molto male importanti passaggi comunicativi uscendone a pezzi, ridicolizzati, penalizzati da iniziative ed esternazioni scoordinate.

A Luglio ci siamo ritrovati a Livorno dove abbiamo ascoltato delle belle, bellissime relazioni ed abbiamo appreso di esser divenuti una associazione. Però, francamente, ci aspettavamo qualcosa di più e di diverso, per esempio una discussione su cosa ci stiamo a fare in un partito che ha scelto di governare con l’NCD e far patti con il redivivo Berlusconi. Se, come sembra, in autunno avremo una manovra economica lacrime e sangue, chi ce lo fa fare di esserne complici? Se, il cielo lo volesse, si andasse a votare ed il PD vincesse che ruolo potremmo avere noi? Se invece, come temiamo, il PD perdesse le elezioni che vantaggio avremmo ad esser accomunati ai perdenti? La possibilità di guidare le macerie del PD? Di un partito ormai ridotto a comitato elettorale e il cui “brand” è ormai logoro? Politicamente, perché sopravviva almeno una rappresentanza politica della sinistra, sarebbe molto più saggio essere distanti anni luce dal PD quando verrà punito dagli elettori.

Ora, siccome questo percorso è iniziato con la tua candidatura a segretario del Partito Democratico, caro Pippo, abbiamo bisogno di sapere quale direzione pensi di prendere: non possiamo più rispondere ai problemi sempre più gravi del nostro paese consultando i nostri bloggers preferiti oppure citando libri vecchi e nuovi, spendendo la faccia per un obiettivo vago e indistinto ma dobbiamo invece essere capaci di fare delle proposte concrete e avere o guadagnarci la forza di imporle alla pubblica discussione.

Troviamoci e scriviamo un programma serio e sintetico delle misure concrete da prendere per far ripartire veramente l’Italia: lavoro, concorrenza, conflitto di interessi, legalità, stimolo alla imprenditorialità e all’innovazione, redistribuzione del reddito e del carico fiscale, diritti della persona, ponendoci seriamente come alternativa di sinistra al PD e accettando che chi ci sta è nostro fratello.

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