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Questo è il ballo del "più in là"

In Politica Italiana on December 23, 2013 at 5:34 pm

renziletta

Per quanto ancora dovremo assistere a questo balletto? Renzi dice che non vuole le elezioni. Letta tranquillizza, che no, tanto Renzi le elezioni non le vuole. E’ ormai da quando è stato eletto segretario del PD che la tiritera quotidiana sulla stampa è praticamente sempre questa.

E più smentiscono, più la domanda si fa insistente: ma quindi Renzi le elezioni anticipate le vuole o no? No, non le vuole. Ma che davvero davvero?

Io credo che tutti sappiano che Renzi vuole andare presto al voto, ma non possa dirlo.

Io credo che tutti pensino che Letta sappia che Renzi vuole andare presto al voto, ma nemmeno lui può dirlo. E questa sarebbe la Terza Repubblica? 

Renzi ha costruito il suo attuale successo sul fallimento di Bersani. Credo che baserà il successo futuro sul fallimento di Letta. Il copione mi pare lo stesso.

Per questo all’Assemblea PD di Milano ha messo in alto l’asticella. Se Letta non ci arriva, sarà meglio andare a casa. Se il Parlamento non farà le riforme, sarà meglio cambiare i parlamentari, e i rapporti di forza relativi dei partiti rappresentati. Ci penserà Renzi, diranno gli italiani.

Non subito però: prima c’è bisogno di una legge elettorale che consenta di tradurre in vittoria quelle che per ora sono solo aspettative; e poi che Letta si autoelimini dalla corsa con un’azione di governo debole e magari pasticciata. Per lui sarà certamente riservato un lauto premio di consolazione, verosimilmente già stabilito.

Anche il neo Presidente Cuperlo comincia a lanciare avvertimenti a mezzo stampa, dopo essere stato (o essere parso) il principale difensore delle larghe intese, allineandosi di fatto alla linea renziana.

Davvero c’è bisogno di tutta questa manfrina? Noi lo diciamo da mesi che si deve andare al voto presto, che l’Italia non può attendere inutilmente altri mesi per vedere realizzato il Cambiamento di verso promesso.

Facciamolo. E basta chiacchiere.

Aver cominciato la propria comunicazione con Vespa, però, è un pessimo presagio…

Buon Natale.

 

Un, due, tre – La fa il PD e puzzi te…

In Politica Italiana on July 28, 2013 at 2:27 pm

puzza

Riceviamo e simpaticamente condividiamo

A volte mi tornano in mente le filastrocche di quando eravamo bambini, ci prendevamo in giro e ridevamo di gusto per quelle paroline proibite che non si potevano dire ma erano così divertenti da pronunciare (già perché in verità il ritornello sarebbe un, due, tre caco io e puzzi te).

Mi tornano in mente perché mi sembra che sia l’atteggiamento messo in essere, oggi, dai vertici nel PD: l’hanno fatta bella grossa ma a puzzare sarebbe la base che manifesta dissenso, quelli che se ne vanno, chi non ci sta e dice no.

Puzza chi chiede che venga rispettato il primo articolo del nostro statuto (Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali), puzza chi, esasperato, presenta le sue dimissioni (l’ultima Rossana Lamberti, proprio oggi), puzza chi contesta una vergognosa giornata come quella di venerdì scorso (gli occupyPD armati di pericolosissimi cartelli).

Non si sono ancora puliti bene ed hanno chiari i segni del malfatto, ma a puzzare siamo noi…

Se ormai non fossi grande e non avessi i capelli bianchi riderei come ridevo tanti anni fa.

Patrizia Cini
#occupyPD Roma

Se avete finito di cazzeggiare, noi avremmo un Paese da ricostruire.

In Politica Italiana on July 17, 2013 at 8:53 am

Se questo è un governo. Sono passati cinque mesi dalle elezioni e possiamo dire che il Paese è senza una guida credibile. Se allarghiamo il campo possiamo anche dire che da quasi due anni il Paese è senza una linea politica decisa dal suo popolo. Allargandolo ancora un po’, da troppi anni il Paese non ha un governo capace di essere l’input di una Rinascita e di un indirizzo (non solo economico) doveroso e necessario. Inutile quindi sorprendersi della melma in cui siamo, almeno per chi crede che la politica sia la leva principale che muove la società verso un destino comune desiderabile.

Dal 25 febbraio abbiamo subito prima per due mesi l’imbarazzo bersaniano di non riuscire a trovare una quadratura ad un cerchio uscito malconcio e sbilenco dalla tornata elettorale; quindi l’onta del voltafaccia all’ipotesi di un “governo del Cambiamento” con la trattativa Marini per il Quirinale; infine il patto scellerato con il centrodestra nostrano per un governo di responsabilità nazionale, con il compito di fare poche cose, ma senza troppa fretta.

Che quest’ultimo fosse un esperimento destinato a fallire, non doveva volerci necessariamente un genio a decretarlo: bastava ricordarsi di aver passato quasi venti anni costellati da “prove di dialogo” – miseramente falliti – tra una destra populista costruita ad immagine e somiglianza del suo leader, con un unico punto di governo, sul quale non transigere mai (difendere il capo) e una sinistra piano piano fagocitata ed egemonizzata nei modi, nelle strutture, nella comunicazione, fino addirittura ai contenuti politici, dal fascino del berlusconismo. Qualcuno deve aver pensato che fosse possibile e bello costruire una Casa della Libertà anche a sinistra. Una costruzione staccata dalla società, una fucina di leaderini, una sorta di Olimpo di semidei che di tanto in tanto si affacciano per buttare distrattamente un’occhiata di sotto, affacciandosi dalla finestra di uno schermo televisivo, o studiando una statistica Istat per sapere come vanno le cose tra i mortali.

Da parte nostra, abbiamo gridato, vi abbiamo implorato, abbiamo occupato per avvertirvi che la strada era un vicolo cieco. Ma Voi, tronfi ed imperterriti, avete proseguito e perseverato. Che sia stato per eccesso di fideismo o per qualche inconfessabile ragione, non saprei dirlo e, francamente, nemmeno mi interessa. Come si dice in questi casi, sarà la storia a giudicarvi.

Quindi, caro Epy, caro Robertino Speranza, caro Letta. Se avete finito di giocare a fare i leader; se avete terminato di raschiare il fondo del barile della credibilità; se vi siete giocati le vostre ultime carte in un improbabile bluff, è ora di mollare il tavolo da gioco.

Noi avremmo un Paese da ricostruire. Abbiamo dei cittadini da convincere che il centrosinistra non è, non può essere così brutto da sembrare lo scarabocchio del centrodestra.

Vi direi pure di darci una mano, ma ormai le mani ve la siete sporcate. Dovranno essere nuove mani, pulite, a ricostruire mattone su mattone la credibilità che avete smontato in soli cinque mesi. Per cosa, poi? Un ultimo giro di giostra? Contenti voi.

Noi non lo siamo affatto. Siamo, ci sentiamo, traditi e feriti; ad un passo dal mollare tutto e tutti per costruirci da soli l’alternativa che non avete saputo cogliere e rappresentare.

Se andrà avanti questo improbabile Governo, superlativo nel nome, ma diminutivo nei fatti, sarà solo per attaccamento al potere, o per una tattica che dilatandolo, pensa di piegare il tempo a proprio favore.

Invece il tempo è scaduto. Prenderne atto non è coraggio, è dignità.

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