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Abbandonare il PD? Impossibile: il PD non esiste.

In Politica Italiana on July 23, 2013 at 9:44 am

In questi giorni sento tanti commenti di molti, anche e soprattutto elettori PD, che in buona sostanza chiedono l’abbandono della nave maestra al suo destino e l’apertura di un cantiere della sinistra per la costruzione di un nuovo soggetto – finalmente – rappresentativo delle istanze di cambiamento di cui siamo portatori e del quale siamo ormai assetati come cammelli.

Personalmente non la ritengo una prospettiva da evitare a tutti i costi. Anzi.

Ma a quanti mi ripetono – sempre più insistentemente ad ogni inciampo del governo delle l.i. – che recuperare questo PD è impossibile; che ormai il Partito è marcio e ci si sporca le mani solo ad indicarlo da lontano; che i giochi di correnti e tessere lo imbriglieranno ancora una volta; a questi rispondo che il PD non esiste più.

Certo, esistono ancora i circoli, un simbolo, dei dirigenti che in suo nome si muovono, agiscono e parlano. Ma tutta questa sovrastruttura è un’illusione di partito, non è il partito. Il partito si fonda e consiste in un patto elettorale, su un mandato di rappresentanza che è stato tradito e infangato (#mobbasta). Quindi il partito, inteso come comunità coesa di persone che si muovono con i mezzi propri della democrazia rappresentativa verso obiettivi condivisi, semplicemente, non esiste più.

E come si può abbandonare qualcosa che non esiste? E’ come se all’improvviso i vestiti sporchi che portiamo addosso ci evaporassero da sulla pelle. Come poter quindi cogliere l’invito di chi ci sprona a spogliarci e indossarne di nuovi, di freschi e puliti? Siamo già nudi.

Ecco perché tengo fede all’impegno assunto (con me stesso, sic) il giorno del tradimento dei 101 e prima ancora con il ponte lanciato da Bersani a Berlusconi sulla candidatura Marini: impegnarmi fino al prossimo Congresso per darci un’opportunità – l’ultima – di cambiamento.

Ci si può credere o meno. Io, ateamente, ci credo.

Ho fiducia, non fede, che quel che vogliamo possa davvero accadere.

Sarebbe opportuno che a crederci, ateamente, fossimo in tanti.

Larghe Intese? Piuttosto larghe difese…

In Politica Italiana, Uncategorized on July 20, 2013 at 9:47 am

Berlusconi è un Senatore della Repubblica, condannato in vari gradi di giudizio per gravi ipotesi di reato.

Calderoli è un viceministro della Camera dei Deputati, che ha insultato un Ministro della Repubblica.

Alfano è un Ministro della Repubblica (per la Costituzione “responsabile per gli atti del proprio dicastero” stranamente i padri costituenti non hanno usato formule tipo “responsabile di quel che sa” o “responsabile sì, ma dipende da quanto sa e da quanto gli riferiscono quei cattivoni incompetenti della polizia”) che ha consentito e forse partecipato – direttamente o indirettamente – ad un’operazione di polizia in aperta violazione dei diritti umani.

Idem è stata un ministro della Repubblica che ha – in buona o malafede – eluso il fisco commettendo un errore in sede di dichiarazione IMU.

Di questi quattro, solo l’ultima si è dimessa. L’unica donna; la più debole politicamente; l’unica di sinistra.

Cosa ci insegna questa storia? Cosa trasmettiamo al popolo come “morale della favola”? Qual è il messaggio che lancia il governo delle larghe intese al Paese che prima o poi dovrà decidersi di cominciare a governare?

Questo, tra le altre cose: se sei di sinistra, devi essere onesto e immacolato. Se non lo sei, devi andare a casa. Lo pretende il popolo: il tuo popolo, e l’immaginario collettivo di quell’altro.

Se sei di destra, è accettabile e immaginabile che tu sia disonesto, rozzo, e anche un po’ incapace. Se i tuoi atti e fatti dimostrano che sei così, non devi dimetterti: fa parte del tuo bagaglio culturale, del tuo modo di essere; è quello che si aspetta il popolo: il tuo popolo, e l’immaginario collettivo di quell’altro.

Ora, io sono di sinistra, ma pure confesso che qualche multa qualche volta l’ho presa; una volta sono persino uscito dal supermercato dimenticandomi di pagare l’acqua minerale; un’altra volta – per fortuna non mi ha sentito – ho mandato anche a cagare un tizio che da dietro la scrivania del suo ufficio pubblico diceva di non poter fare quel che insistentemente gli chiedevo di fare.

Meno male che non sono ministro – non sia mai – se no mi sarei dovuto dimettere subito, da me stesso. Da uno di sinistra, ci aspetta che faccia così.

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