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Se avete finito di cazzeggiare, noi avremmo un Paese da ricostruire.

In Politica Italiana on July 17, 2013 at 8:53 am

Se questo è un governo. Sono passati cinque mesi dalle elezioni e possiamo dire che il Paese è senza una guida credibile. Se allarghiamo il campo possiamo anche dire che da quasi due anni il Paese è senza una linea politica decisa dal suo popolo. Allargandolo ancora un po’, da troppi anni il Paese non ha un governo capace di essere l’input di una Rinascita e di un indirizzo (non solo economico) doveroso e necessario. Inutile quindi sorprendersi della melma in cui siamo, almeno per chi crede che la politica sia la leva principale che muove la società verso un destino comune desiderabile.

Dal 25 febbraio abbiamo subito prima per due mesi l’imbarazzo bersaniano di non riuscire a trovare una quadratura ad un cerchio uscito malconcio e sbilenco dalla tornata elettorale; quindi l’onta del voltafaccia all’ipotesi di un “governo del Cambiamento” con la trattativa Marini per il Quirinale; infine il patto scellerato con il centrodestra nostrano per un governo di responsabilità nazionale, con il compito di fare poche cose, ma senza troppa fretta.

Che quest’ultimo fosse un esperimento destinato a fallire, non doveva volerci necessariamente un genio a decretarlo: bastava ricordarsi di aver passato quasi venti anni costellati da “prove di dialogo” – miseramente falliti – tra una destra populista costruita ad immagine e somiglianza del suo leader, con un unico punto di governo, sul quale non transigere mai (difendere il capo) e una sinistra piano piano fagocitata ed egemonizzata nei modi, nelle strutture, nella comunicazione, fino addirittura ai contenuti politici, dal fascino del berlusconismo. Qualcuno deve aver pensato che fosse possibile e bello costruire una Casa della Libertà anche a sinistra. Una costruzione staccata dalla società, una fucina di leaderini, una sorta di Olimpo di semidei che di tanto in tanto si affacciano per buttare distrattamente un’occhiata di sotto, affacciandosi dalla finestra di uno schermo televisivo, o studiando una statistica Istat per sapere come vanno le cose tra i mortali.

Da parte nostra, abbiamo gridato, vi abbiamo implorato, abbiamo occupato per avvertirvi che la strada era un vicolo cieco. Ma Voi, tronfi ed imperterriti, avete proseguito e perseverato. Che sia stato per eccesso di fideismo o per qualche inconfessabile ragione, non saprei dirlo e, francamente, nemmeno mi interessa. Come si dice in questi casi, sarà la storia a giudicarvi.

Quindi, caro Epy, caro Robertino Speranza, caro Letta. Se avete finito di giocare a fare i leader; se avete terminato di raschiare il fondo del barile della credibilità; se vi siete giocati le vostre ultime carte in un improbabile bluff, è ora di mollare il tavolo da gioco.

Noi avremmo un Paese da ricostruire. Abbiamo dei cittadini da convincere che il centrosinistra non è, non può essere così brutto da sembrare lo scarabocchio del centrodestra.

Vi direi pure di darci una mano, ma ormai le mani ve la siete sporcate. Dovranno essere nuove mani, pulite, a ricostruire mattone su mattone la credibilità che avete smontato in soli cinque mesi. Per cosa, poi? Un ultimo giro di giostra? Contenti voi.

Noi non lo siamo affatto. Siamo, ci sentiamo, traditi e feriti; ad un passo dal mollare tutto e tutti per costruirci da soli l’alternativa che non avete saputo cogliere e rappresentare.

Se andrà avanti questo improbabile Governo, superlativo nel nome, ma diminutivo nei fatti, sarà solo per attaccamento al potere, o per una tattica che dilatandolo, pensa di piegare il tempo a proprio favore.

Invece il tempo è scaduto. Prenderne atto non è coraggio, è dignità.

Il decreto lavoro all'italiana.

In Economia e Sviluppo, Politica Italiana on June 26, 2013 at 3:55 pm

E arrivò il giorno del Decreto Lavoro.

Dopo tanto democristiano rimandare: Imu, Iva, F35, finalmente si cominciano ad affrontare le questioni più spinose. Lavoro!

Ecco dunque che il Governo vara un provvedimento che consentirà a 200.000 giovani di trovare un posto di lavoro stabile e sicuro. Un bonus di 650 euro mensili alle aziende che assumeranno. Beh ma se la coperta è corta, bisogna definire i criteri. Giusto.

Allora abbiamo detto giovani. Ok. Sotto i 29 anni va bene? Sì: per lavorare, sopra i trent’anni si è troppo vecchi. Per fare politica no, si è troppo giovani, ma che c’entra.

“Quanti sono i disoccupati sotto i 29 anni?” “Una milionata dottò” Troppi, maledizione. Allora individuiamo un altro criterio: disoccupati, sotto i 29 anni, indipendenti e/o con figli a carico. Ci dovremmo essere. “Ce siamo quasi dottò, ma quarcuno sempre c’è! Se famo male. Che i soldi mica ce li avemo pe davero!”

Giusto. Giusto. Allora facciamo così: disoccupati, sotto i 29 anni, indipendenti, e … con al massimo la terza media. “Bingo dottò! Lo diceva Bilden Berg che ravate un genio! Si ce li chiedino in trenta le pago ‘na pizza!”

Perfetto. Scrivi allora: <<Comunicato stampa. A tutte le agenzie. Il Governo, preso atto della grave crisi economica, vara il Decreto Lavoro, per sollevare i giovani italiani dal fardello della disoccupazione…>>

Quando si dice provvedimenti a costo zero.

Il cappotto.

In Politica Italiana on June 11, 2013 at 9:02 am

articolounita

“Disfatta” della destra alle amministrative. Del 1995. L’inizio del ventennio Berlusconiano. Per dire.

16-0. Cappotto.

Qualche anno fa (parecchi anni fa) un risultato del genere per un partito di governo avrebbe portato inevitabilmente alla crisi. Ma stavolta non succederà.

Strano, davvero. Come se il governo fosse un monocolore piddino. Come se il risultato amministrativo non riguardasse una componente essenziale di questo neonato ma già stanco governo. Come se il test fosse verificare soltanto se agli elettori di centrosinistra l’alleanza con Berlusconi fosse gradita. Dovrebbero esserne entusiasti, visto com’è andata.

Ma utilizzando lo stesso criterio di lettura, si dovrebbe allora concludere che agli elettori di centrodestra vedano questa alleanza con noi – in un governo che peraltro ha sospeso l’Imu, rispolverato il semipresidenzialismo, e … (che altro ha fatto? Aiutatemi, non mi viene altro in mente!) – debba invece fare proprio schifo. Nessun commentatore entusiasta lo fa presente?

Sono solidale con i miei connazionali di centrodestra. Lo schifo è ricambiato.

E sui grillini, che realizzano risultati paragonabili quelli di una discreta lista civica, non diciamo niente? Ah già: sarebbero delusi dell’occasione sprecata.

Suvvia, siamo seri. Le amministrative hanno sempre premiato il centrosinistra. Che riesce ad esprimere una classe dirigente diffusa al di là dei leader nazionali. Proprio quella classe dirigente nascosta, apprezzata e premiata che ci auguriamo di portare alla ribalta nazionale, con gli strumenti giusti di democrazia interna e di naturale selezione dei più capaci e meritevoli. Gli altri partiti padronali hanno il vuoto dietro il loro padrone. Il PD è diverso. Per questo vogliamo salvarlo. Prima che un nome e un cognome, di chiunque sia, occupino anche questo simbolo.

E leggere i risultati elettorali in maniera distorta, solo per portare sterilmente un po’ d’acqua al proprio mulino, aggiungere un po’ di vento alla propria corrente, dare un po’ di sostanza alle proprie deboli tesi, è proprio quel tipo di politica terraterra di cui vorremmo finalmente liberarci per poter volare alto.

Dobbiamo lavorare per recuperare il non voto, non per ottenere un voto in più dell’avversario da meno della metà degli aventi diritto; farlo significa ridare speranza agli italiani e riportarli a credere nella politica e nella democrazia.

P.s.: se invece non lo faremo, cullandoci per un risultato premiante per motivi evidentemente diversi da quanto le allodole alludano, alle prossime elezioni europee, dove torna a giocare un ruolo forte il voto d’opinione, i risultati potrebbero essere notevolmente diversi. Chissà se magari a quel punto #potrebbecadereilgoverno.

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