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I 5 stelle, l'onestà, il Jobs Act e il "chiagn e fott"

In Economia e Sviluppo, Politica Italiana on July 15, 2015 at 3:39 pm

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Dopo aver fatto le barricate contro il Jobs Act i grillini vedono che conviene e ne approfittano: assumono 25 loro dipendenti con il contratto messo a punto dal governo renziano.

Sono loro stessi a dichiararlo nel bilancio del gruppo parlamentare presentato alla Camera:

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L’establishment governativo si butta naturalmente a pesce su questo scivolone politico, commentando che se l’hanno trovato conveniente loro, a maggior ragione l’avrebbero trovato conveniente gli imprenditori italiani. E dunque il loro atto dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che il tanto bistrattato strumento funziona.

Ma quel che colpisce è la replica e tentata giustificazione addotta dai vertici grillini:

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Il Tesoriere Vincenzo Caso, arrampicandosi su uno specchio (a Caso) particolarmente scivoloso, ammette insomma che Grillo e i suoi hanno approfittato di un buco legislativo del Jobs Act che non disciplinando il caso dei gruppi parlamentari (per loro natura determinati) ha permesso al movimento di applicare il contratto a tempo indeterminato, ma a termine: verrà in ogni caso meno al termine della legislatura.

Un paradosso contrattuale, che però non risolve il problema: perchè lo hanno fatto? Forse per approfittare delle agevolazioni contributive concesse a chi trasforma contratti a tempo determinato nella forma contrattuale prevista dal Jobs Act? Ma se le cose stanno come ammette il tesoriere Caso, pur essendo concesso dalla norma letterale, il caso in specie va contro la ratio stessa della legge. Si tratterebbe in sostanza di elusione contributiva.

La stessa piaga che affligge il precariato italiano, applicato dalle migliaia di scorretti imprenditori che approfittando di imperfezioni o vuoti legislativi, di mancanze nei controlli praticati, di norme talvolta confuse e contraddittorie, tengono al laccio corto i loro dipendenti, e al palo le loro famiglie, i consumi, la possibilità di pianificare il futuro.

Che lo faccia un imprenditore che ha fine di lucro appare comunque lontanamente giustificabile.

Ma che sia la furbata di un Movimento che la rabbia dei precari vorrebbe rappresentare, e che si vanta di un codice etico e morale superiore alla media, fa parecchio riflettere, e anche un po’ ridere.

#Renzi non lo fare.

In Politica Italiana on February 12, 2014 at 9:58 am

repubblica

La stampa dà per scontato quello che il solo Civati denunciava senza ipocrisie nei giorni scorsi, e che tutta Italia aveva intuito che sarebbe successo prima o poi, già dal 9/12. Ma ipotizzando libere elezioni, nelle quali Renzi avrebbe potuto legittimamente misurare il proprio consenso ed arrivare trionfalmente dove ambisce arrivare.

La vicenda sta invece prendendo in queste ore una strana piega: Renzi pensa di arrivare a guidare il governo saltando le elezioni. Nessuno poteva prendere in considerazione un’ipotesi del genere per una banale considerazione: lui l’ha sempre escluso. A parte un paio di giorni lo scorso anno, quando il suo nome fu in ballottaggio con quello di Letta, e ci rimase fino a quando qualcun altro non lo depennò, non certo per sua esplicita esclusione.

Renzi ha passato gli ultimi due anni a raccontare di essere il nuovo e il meglio, e gli ultimi due mesi a fabbricare un percorso che potesse confermare agli italiani che in effetti era proprio così. Quest’ultima parte non dev’essergli riuscita granché bene, o magari s’è accorto che così continuando, anche grazie alla legge elettorale che ha tirato fuori dal cappello, la strada per Palazzo Chigi potrebbe essergli sbarrata per sempre. A questo punto: meglio l’uovo oggi o la gallina domani?

Caro Matteo: scegliere la scorciatoia e farsi consigliare dal proprio ego, non è mai una buona cosa. Questo governo che ti appresti a guidare nasce sotto i peggiori auspici. Lo so, a te piacciono le sfide. Ma andare a sbattere a duecento all’ora contro un muro di cemento armato non è una sfida pericolosa che mette i brividi: è una cazzata.

Dimentichi (o fai finta di non ricordare) una cosa fondamentale: il Parlamento resta il medesimo dell’anno scorso. Stessi numeri, stesse facce, stessa spiaggia stesso mare, dove pensi di andare? Nessuno mette in dubbio le tue potenzialità, ma perchè sprecarle così?

Questo è lo stesso Parlamento dei 101. E’ lo stesso Parlamento dove se devi cercare una maggioranza, devi chiedere il permesso a Berlusconi. O a Berluschino (Alfano), se ti accontenti di vivacchiare. E’ lo stesso parlamento in cui i grillini saltano sui banchi pronti a fare propaganda sul nulla. Ed in un Paese con il mal di pancia sempre più forte, rischi di farti fregare, se non hai la certezza di portare a casa qualche risultato utile, ed in brevissimo tempo. E quindi: #Renzipremier sì. Ma prima fai pulizia, e punta a mutarne le condizioni di fondo.

Caro Matteo, non accontentarti delle briciole. Non accontentarti dell’uovo oggi, immaginando che covandolo abbastanza a lungo, possa venirne fuori un fiero galletto domani. Il giochino era già stato tentato da D’Alema tempo fa. Con miseri risultati. E pure partiva con un vento anche più favorevole. Sono stanco di vedere il mio partito che gioca sempre in difesa, e di rimessa. Ti sei presentato come un grande goleador, e ora ti metti a fare il terzino? Non si può proprio sentire…

Caro Matteo, lascia perdere. Fai l’unica cosa sensata: prendi atto che in questo Parlamento non ci sono le condizioni per fare riforme e per trovare una strada chiara e netta per questo Paese alla quale dedicarsi per una intera, o anche due legislature (l’unica alternativa teoricamente possibile, una collaborazione con il Movimento, si è rivelata di fatto impraticabile – anche per errori ed orrori del PD). Disegna una mappa per ritornare al voto e ridare la parola agli italiani.

Lo diciamo da un anno, e abbiamo perso anche troppo tempo a immaginare e sognare percorsi alternativi, ma alternative non ce ne sono. E il fallimento di un #RenziPremier non ce lo possiamo proprio permettere.

Non puoi permettertelo tu, ovviamente. Ma non può permetterselo il PD, che dopo la sbornia delle primarie, si risveglierebbe con un tremendo mal di testa.

E non può permetterselo il Paese. Perché se un PD in piena forma fatica a contenere la destra, siamo sicuri che un PD stordito glielo consegnerebbe con un fiocchetto rosso.

E’ questo il film al quale stiamo assistendo.

E sappiamo già come va a finire.

 

Larghe Intese? Piuttosto larghe difese…

In Politica Italiana, Uncategorized on July 20, 2013 at 9:47 am

Berlusconi è un Senatore della Repubblica, condannato in vari gradi di giudizio per gravi ipotesi di reato.

Calderoli è un viceministro della Camera dei Deputati, che ha insultato un Ministro della Repubblica.

Alfano è un Ministro della Repubblica (per la Costituzione “responsabile per gli atti del proprio dicastero” stranamente i padri costituenti non hanno usato formule tipo “responsabile di quel che sa” o “responsabile sì, ma dipende da quanto sa e da quanto gli riferiscono quei cattivoni incompetenti della polizia”) che ha consentito e forse partecipato – direttamente o indirettamente – ad un’operazione di polizia in aperta violazione dei diritti umani.

Idem è stata un ministro della Repubblica che ha – in buona o malafede – eluso il fisco commettendo un errore in sede di dichiarazione IMU.

Di questi quattro, solo l’ultima si è dimessa. L’unica donna; la più debole politicamente; l’unica di sinistra.

Cosa ci insegna questa storia? Cosa trasmettiamo al popolo come “morale della favola”? Qual è il messaggio che lancia il governo delle larghe intese al Paese che prima o poi dovrà decidersi di cominciare a governare?

Questo, tra le altre cose: se sei di sinistra, devi essere onesto e immacolato. Se non lo sei, devi andare a casa. Lo pretende il popolo: il tuo popolo, e l’immaginario collettivo di quell’altro.

Se sei di destra, è accettabile e immaginabile che tu sia disonesto, rozzo, e anche un po’ incapace. Se i tuoi atti e fatti dimostrano che sei così, non devi dimetterti: fa parte del tuo bagaglio culturale, del tuo modo di essere; è quello che si aspetta il popolo: il tuo popolo, e l’immaginario collettivo di quell’altro.

Ora, io sono di sinistra, ma pure confesso che qualche multa qualche volta l’ho presa; una volta sono persino uscito dal supermercato dimenticandomi di pagare l’acqua minerale; un’altra volta – per fortuna non mi ha sentito – ho mandato anche a cagare un tizio che da dietro la scrivania del suo ufficio pubblico diceva di non poter fare quel che insistentemente gli chiedevo di fare.

Meno male che non sono ministro – non sia mai – se no mi sarei dovuto dimettere subito, da me stesso. Da uno di sinistra, ci aspetta che faccia così.

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