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Scemo chi vince. Sondaggio semiserio sulle elezioni 2015 (o 2014?)

In Marketing e Società, Politica Italiana on February 4, 2014 at 11:05 am

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Ordunque (certi incipit improbabili si possono leggere solo su questo blog), l’Italia si appresta a darsi una nuova legge elettorale. Eh sì, era proprio quello che ci voleva. Di tutti i problemi urgenti e improcrastinabili questo era certamente il più sentito dal popolo.

Non hai un lavoro? Tranquillo, ora hai il listino corto.

Prima non arrivavi a fine mese e ora addirittura temi di non riuscire nemmeno a cominciarlo, il mese? E vedi come un miraggio il confine tra 31 e l’1, che riazzererà il plafond della tua rovente carta di credito? Keep calm: ora c’è il doppio turno.

E, naturalmente, se temi che la corruzione impedisca a te e ai tuoi figli di vivere in un Paese che se non premi la meritocrazia (embè, ai miracoli ormai non ci crede più nessuno, a parte i Mastrapasqua di turno), che offra perlomeno garanzie di pari opportunità a tutti i suoi cittadini, devi aver fede: il ricatto dei partitini sarà scongiurato da alte soglie di sbarramento.

E così, se hai deciso che ti sei rotto le balle di questo inutile teatrino politico che ti spupazzano quotidianamente ormai da anni e pensi “Ora scendo in campo io”: puppa. Se non prendi almeno l’8 percento sei fuori. Ma 8% significa circa tre milioni di voti. Un po’ troppi per me. E anche per te. Ma è la democrazia bellezza!, dicono, e l’accettiamo. Se non hai tre milioni di voti, non sei nessuno. E’ giusto che tu stia a casa, a guardare attraverso la tele l’inutile teatrino che ti spupazzano quotidianamente ormai da anni.

Insomma, è facile prevedere che alle prossime elezioni i tre poli che se la giocheranno saranno PDL (o come diavolo si chiamerà), CSX e M5S. Ipotizzando che nessuno arrivi al 37%, si prospetta un ballottaggio. Renzi punta molto (forse tutto) sul suo appeal. Berlusconi tirerà fuori dal cilindro qualche promessa mirabolante, alla quale al solito milioni di imbecilli crederanno (che ci possiamo fare: è la democrazia, bellezza!). Grillo al grido di fanno tutti schifo! Sono tutti morti! raccoglierà il resto. Pescando molto, temo, anche a sinistra, se SEL come probabile rimarrà un satellite pericolosamente gravitante intorno all’orbita di un PD totalmente renzicentrico.

Al ballottaggio quindi, cosa succederà? Boh, è difficile da dire, e io poi con le previsioni sono notoriamente una chiavica. Ma fin tanto che non diventerà un reato spararle a caso, ci provo di nuovo:
Ipotesi A) Ballottaggio PD-PDL: vince il PD. Non si discute. Mi rifiuto di immaginare uno scenario diverso, per la mia salute mentale. Che poi, in fondo, cosa cambia? (nota amara di un elettore scoraggiato e disilluso).
Ipotesi B) Ballottaggio PDL-M5S: dipenderà molto dalla strategia di Grillo per accapparrarsi i voti degli elettori PD, ma che questi votino Berlusconi anche per sbaglio, mi pare decisamente improbabile. Un voto a Grillo, una volta sola, giusto per vedere di nascosto l’effetto che fa, glielo daremmo. Quindi: vince il M5S.
Ipotesi C) Ballottaggio PD-M5S. E qui viene la sicumera del nostro segretario: siamo abbastanza certi che l’elettorato PDL voterà Renzi compatto. D’altronde il candidato è più loro che nostro (#sischerza). Praticamente certo che vince il PD.

Pertanto, a ragionarci sopra non ci si azzecca mai, ma tanto non si fa peccato:

  • Il PD vince le elezioni se supera il 37% o se entra almeno in ballottaggio. Difficile immaginare che non accada, ma in passato la sinistra è riuscita a perdere elezioni anche più facili, quindi perchè mettere limiti alla Provvidenza? Soprattutto se qualcuno non capisce che più dura questo governo, più la certezza di una vittoria si allontana…
  • Il M5S vince le elezioni se entra in ballottaggio con il PDL. Ipotesi improbabile, al momento, ma affascinante. Grillo dovrebbe fare tutta la sua campagna sul e contro il PD. Oh: ma non la sta già facendo?
  • Il PDL vincerebbe le elezioni solo nel caso in cui superasse il 37% (e il PD) al primo turno. Ipotesi remota anch’essa, al momento. Ma Berlusconi conosce il Paese. Sa dove andare a bussare per sommare voti. I listini bloccati gli consentono di elargire posti in Parlamento a chiunque, in cambio di un bel bottino di consensi. E, dunque, non è affatto scontato che non riesca nel giochino. E infatti in molti l’hanno fatto notare:

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E chissà poi che nel frattempo a Berlusconi non riesca anche di trovare un “Civati” di destra…

Beh, si scherza, naturalmente. Infatti Renzi ci tiene a sottolineare che non si vince grazie ad una legge elettorale, ma perché si riesce ad entrare nel cuore e nella testa degli elettori, conquistandoli uno per uno.

E io mi auguro che Renzi questo faccia. E che non sia solo propaganda elettorale, ma un percorso condiviso di crescita e di proposta. Un #civoti, insomma.

Che le cose, insomma, cambiano solo cambiandole.

Il cappotto.

In Politica Italiana on June 11, 2013 at 9:02 am

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“Disfatta” della destra alle amministrative. Del 1995. L’inizio del ventennio Berlusconiano. Per dire.

16-0. Cappotto.

Qualche anno fa (parecchi anni fa) un risultato del genere per un partito di governo avrebbe portato inevitabilmente alla crisi. Ma stavolta non succederà.

Strano, davvero. Come se il governo fosse un monocolore piddino. Come se il risultato amministrativo non riguardasse una componente essenziale di questo neonato ma già stanco governo. Come se il test fosse verificare soltanto se agli elettori di centrosinistra l’alleanza con Berlusconi fosse gradita. Dovrebbero esserne entusiasti, visto com’è andata.

Ma utilizzando lo stesso criterio di lettura, si dovrebbe allora concludere che agli elettori di centrodestra vedano questa alleanza con noi – in un governo che peraltro ha sospeso l’Imu, rispolverato il semipresidenzialismo, e … (che altro ha fatto? Aiutatemi, non mi viene altro in mente!) – debba invece fare proprio schifo. Nessun commentatore entusiasta lo fa presente?

Sono solidale con i miei connazionali di centrodestra. Lo schifo è ricambiato.

E sui grillini, che realizzano risultati paragonabili quelli di una discreta lista civica, non diciamo niente? Ah già: sarebbero delusi dell’occasione sprecata.

Suvvia, siamo seri. Le amministrative hanno sempre premiato il centrosinistra. Che riesce ad esprimere una classe dirigente diffusa al di là dei leader nazionali. Proprio quella classe dirigente nascosta, apprezzata e premiata che ci auguriamo di portare alla ribalta nazionale, con gli strumenti giusti di democrazia interna e di naturale selezione dei più capaci e meritevoli. Gli altri partiti padronali hanno il vuoto dietro il loro padrone. Il PD è diverso. Per questo vogliamo salvarlo. Prima che un nome e un cognome, di chiunque sia, occupino anche questo simbolo.

E leggere i risultati elettorali in maniera distorta, solo per portare sterilmente un po’ d’acqua al proprio mulino, aggiungere un po’ di vento alla propria corrente, dare un po’ di sostanza alle proprie deboli tesi, è proprio quel tipo di politica terraterra di cui vorremmo finalmente liberarci per poter volare alto.

Dobbiamo lavorare per recuperare il non voto, non per ottenere un voto in più dell’avversario da meno della metà degli aventi diritto; farlo significa ridare speranza agli italiani e riportarli a credere nella politica e nella democrazia.

P.s.: se invece non lo faremo, cullandoci per un risultato premiante per motivi evidentemente diversi da quanto le allodole alludano, alle prossime elezioni europee, dove torna a giocare un ruolo forte il voto d’opinione, i risultati potrebbero essere notevolmente diversi. Chissà se magari a quel punto #potrebbecadereilgoverno.

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