Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Posts Tagged ‘elezioni amministrative Matera 2015’

Nino e Stefano a Radio Radiosa: il Podcast

In #MT2015 - #MT2019 on March 3, 2015 at 9:06 am

TW

A grande richiesta (?!) ecco il podcast della diretta su Radio Radiosa di ieri, in occasione della trasmissione “Il Punto”, che approfondisce tematiche relative alla politica cittadina.

Il Punto, del 02/03/2015 – Radio Radiosa

–> Per ascoltarlo in streaming cliccare sul link; per salvarlo sul proprio PC, tasto destro del mouse e “Salva (link) con nome”.

In esclusiva su D&S Channel, il fenomeno che fa: "Cuccuruccù"

In #MT2015 - #MT2019 on February 19, 2015 at 9:28 am

Abbiamo anche a Matera il fenomeno. Si tratta di Emanuele Giordano, già famoso alle cronache cittadine per la faziosissima trasmissione dell’unica TV locale della Capitale, pagato e stipendiato – lo ricordiamo per dovere di cronaca – dall’ultimo sfidante politico dell’attuale sindaco, nonché principale promesso avversario alle future elezioni amministrative (in forme che al momento non è dato conoscere). Come se non bastasse è pure dichiaratamente grillino.

Non che ci sia nulla di male in sé, ma tanto curriculum già basterebbe a prendere con le pinze tutte le pseudo-denunce che il nostro fenomeno snocciola davanti al microfono alla ricerca dello scandalo a tutti i costi.  Il che è un peccato, perché alcune sono fondate e degne di attenzione. Sarebbe quindi consigliabile ad ogni giornalista di mantenere un certo profilo di indipendenza – almeno apparente – per non vanificare tutti i propri sforzi professionali. Ma il nostro è figlio della contemporaneità, in cui trasmissioni come “Le Iene” o “Striscia la Notizia” vengono a farci il predicozzo sulle nostre presunte meschinità quotidiane, mentre il loro editore allegramente evade miliardi, senza che i moralizzatori de noartri si sentano in dovere di intervenire. E’ proprio di ieri sera, ad esempio, un servizio di Striscia in cui lo zelante inviato col microfono rincorreva i poveracci che a Malpensa ti porgono il carrellino portabagagli chiedendo in cambio un obolo, incalzandoli per ottenere spiegazioni dell'”illecito” e del “disservizio” ai danni dei malcapitati passeggeri… Vabbè.

Per non essere da meno, il nostro fenomenale concittadino, che non dorme al pensiero che un qualche politico suo acerrimo e giurato nemico ogni tanto possa pure imbroccarne una giusta, tra un servizio e l’altro, si diverte ad andare sulle bacheche virtuali dei suoi amici ad insultare, nel suo stile maccheròn(ico), chiunque non la pensi come lui.

In passato il fenomeno mi aveva già allontanato dai suoi contatti, evidentemente infastidito che qualcuno potesse chiedergli ragione delle sue (già all’epoca) farneticanti esternazioni. La ragione è dei fessi, deve aver pensato, e Carella è un fesso perché vuole ragionare: inutile dargli corda. Bontà sua.

Abbiamo quindi approfittato stamane di un’uscita diurna del fenomeno per studiarne le movenze e fornirne un ritratto il più fedele possibile alla sua esistenza allo stato brado.

Il fenomeno si muove furtivo tra le bacheche altrui, alla ricerca della sua vittima. Appena sente olezzo di pensiero, attacca. Esce fuori dalle fronde del sottobosco cui è confinato, e azzanna la preda al collo allargando e stringendo le fauci al grido di “leccaculo!”, “piddino!”, “ladro!” anche a chi magari ha un trascorso leggermente diverso da quanto farnetica. Ma si sa, nel calderone mediatico meglio metterci tutto, condirlo con qualche maccheròn(ata), e tutto prende sapore.

Stamane ho quindi approfittato dell’ospitalità della bacheca dell’amico Francesco Foschino per tendere un’imboscata al fenomeno. Missione: trollare il troll. Dimostrare come questi fenomeni di sottobosco si comportano nel loro habitat naturale: il fancazzismo. Ne è venuto fuori un ritratto che manco Piero Quark.

Francesco, la cui onestà ed indipendenza sono riconosciute e riconoscibili, tanto che ci troviamo quasi sempre d’accordo pur “militando” in postazioni diverse, aveva “osato” scrivere una banalità, per gettare acqua sul fuoco di polemichette provincialissime che incendiano la campagna elettorale nostrana:

Ecco quindi che, annusato il puzzo di pensiero libero, il fenomeno esce dalle frasche:

Accusando nientemeno i due manager di Matera 2019 di amare la città perché pagati (lui invece la amerebbe gratis) e di aver vinto il titolo di Capitale Europea della Cultura grazie all’interessamento delle compagnie petrolifere. Come si capisce, mancano solo le scie chimiche.

Visto il movimento, preparo quindi l’esca, alla quale il fenomeno abbocca senza problemi, come la più stupida delle carpe della Diga di San Giuliano:

Di fronte a questo verso gutturale del fenomeno, viene sempre da chiedersi se valga la pena una denuncia penale, oppure se la si debba buttare in caciara, per dimostrare al mondo le vere fattezze del misterioso animale. Stavolta, opto per la seconda ipotesi: mi serve materiale per questo articolo-documentario, e il fenomeno, generosamente, me ne fornisce parecchio. Rispondo quindi con l’unico verso che il fenomeno è in grado di riconoscere: l’insulto, certo che non avrebbe colto la “sottile” citazione politica:

Devo purtroppo tradurre l’insulto nell’unica forma che il fenomeno è in grado di comprendere, per evidenti limiti linguistici. Infatti capisce subito, e riabbocca all’amo.

Il galoppino dell’incolpevole Angelo Tosto, al quale va tutta la nostra solidarietà per doverlo sopportare a libro paga, travestito da grillino (è Carnevale d’altra parte), risponde a tono com’era prevedibile, per l’irresistibile richiamo della foresta. Ma non mi accontento. Per gli amici di D&S Channel, dobbiamo rivelare la sua vera natura. Cosa che fa peraltro subito, e che in esclusiva mondiale, qui vi proponiamo:

Ottenuto il risultato, mentre rimetto l’attrezzatura a posto, contento del materiale recuperato osservando il fenomeno nel suo ambiente naturale, quasi non bado alla serie di teneri versi che, per salutarmi, il fenomeno mi lancia contro scodinzolando:

Girandomi, accarezzo virtualmente il capo al fenomeno, sentendo scorrere sulle gote una lacrima di commozione, non potendo prevedere quando un incontro così ravvicinato con un animale tanto raro sarebbe ricapitato.

Al che, teneramente mi saluta, con il suo tipico verso: “mavaffangùl“.

Che dire. E’ stata un’emozione per noi. Una specie di rivelazione, che condividiamo con i nostri 4 lettori. Scusandoci con il buon Francesco se per recuperare il materiale, abbiamo dovuto sporcare il suo territorio (virtuale). Ma è stato per la scienza.

Vi rinviamo quindi alla prossima puntata della serie: “alla scoperta dei fenomeni da baraccone più imbarazzanti della Capitale della Cultura”.

A presto! Su D&S Channel!

vulvia

P.S.: il seguito della vicenda è qua.

Il momento delle responsabilità. #mt2015

In #MT2015 - #MT2019, Politica lucana on February 1, 2015 at 9:53 am

tw

L’elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica ci restituisce un Partito Democratico unito, un centrodestra diviso, ali più o meno dichiaratamente anti-sistema ininfluenti e sempre (per loro discutibilissima scelta) fuori dai giochi.

Ma soprattutto il confronto con il 2013 è impietoso: la ricerca di una mediazione continua, logorroica, minuziosa e particolareggiata, da parte degli allora vertici del Partito Democratico mandò in tilt il sistema, tanto da doverlo resettare e tornare al punto di partenza, con la rielezione di Napolitano.

Al di là del curriculum del nostro Presidente, che lascia aperte le porte della speranza di un cambiamento di stile e di merito, ma le cui capacità saranno giudicabili soltanto dal modo in cui effettivamente gestirà il suo ufficio, è indiscutibilmente una vittoria di Matteo Renzi.  E forse il segno che un certo tasso di decisionismo manageriale, se la decisione è giusta e incontra subito il favore di tutti, può accelerare e semplificare i processi, saltando e “asfaltando” gli inevitabili distinguo, i rilievi marginali, i “sì, ma, però” e il benaltrismo, i rituali barocchi di cui è infarcita la nostra politica, e sui quali è piantato e fermo l’intero Paese.

Credo quindi ci sia molto da riflettere. E credo abbiamo molto da riflettere anche in Basilicata; e soprattutto all’interno del Partito Democratico. Che della trattativa ad oltranza su decisioni di metodo e di merito ha fatto il suo tratto distintivo, scavando sempre più profondamente il solco che lo separa dal sentire comune.

La designazione del candidato sindaco del centrosinistra al Comune di Matera sta ad esempio tenendo banco nel dibattito cittadino. Eppure ad oggi c’è un solo candidato in campo, anche guardando oltre il nostro perimetro; a favore o contro il quale si sprecano inchiostro e voce. E’ uno stillicidio che non ci possiamo permettere, forti anche della esperienza a livello regionale: la ricerca del miglior punto di equilibrio a tutti i costi, ha portato piuttosto a maggiori squilibri, rancori, promesse di rivincite. E ingessato e paralizzato l’azione politica. Basti pensare che dal giorno della sua elezione, il Segretario regionale ha convocato solo una volta l’Assemblea Regionale, e non vi è ancora ombra di una Segreteria. Alla faccia del metodo nuovo, partecipato, del rovesciamento della piramide, sbandierato e propagandato anche dai più giovani sostenitori di questo “nuovo” corso, e al quale non ho, non abbiamo, mai creduto, attendendo di vederlo piuttosto realizzato.

A Matera dobbiamo essere differenti, e in parte già lo siamo. Anche perché il nome del candidato è il meno. Ci interessano di più le idee sullo sviluppo della città; la freschezza delle liste che sosterranno il progetto; la preparazione della nuova classe dirigente; il perimetro dell’area che sosterrà il nostro progetto; l’azione di pulizia e allontanamento verso chi in questi anni ha lavorato più per crearsi spazi personali che per concretizzare obiettivi condivisi.

La partita del candidato sindaco si giochi qui.

Dimostriamo di essere autonomi, di essere capaci, di essere responsabili; di saper fare lavoro di squadra; di metterci tutti a disposizione del lavoro che, se ben impostato e condotto, segneranno i cinque anni più importanti della nostra storia. E di saper presto e bene sciogliere il primo nodo della lunga strada che ci porterà al 2019.

Altrimenti il rischio è di sprecare, ancora una volta, l’ennesima buona occasione.

Close