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Cuccuruccù 2: la vendetta.

In #MT2015 - #MT2019, Ritratti on February 20, 2015 at 7:58 am

Aggiorniamo i nostri 4 lettori (tutti miei parenti, che saluto) sullo stato dell’arte nella querelle (virtuale, ma presto giudiziale) Carella vs. Cuccuruccù.

Per la prima volta dall’apertura di questo blog, riceviamo minaccia di querela. Eppure in questi anni abbiamo scritto su (e contro) politici locali e nazionali, caporali e colonnelli, alternando analisi politiche (banali, come ebbe a dire uno, ma pur sempre le mie) a pezzi più satirici e sbeffeggianti.

Naturalmente non poteva che essere un guitto, un satiro, a denunciare la satira. Perché, si sa, va bene prendere per il culo gli altri. Ma quando il culo è il proprio, la stessa presa non va più bene.

Mi riferisco, ovviamente, all’articolo di ieri, pubblicato su questo blog, nel quale ho riportato l’intenso scambio di battute su Facebook con il conduttore di Cuccuruccù. Il divertente conduttore mi ha riempito di insulti infamanti: “lekkino” (sì con la kappa, che fa più grave!), “leccaculo”, “campione senza valore”, “microbo”, “molecola come quella di sodio dell’acqua Lete” (questa fa riderissimo!), “batterio fecale”, per concludere con il famoso “vaff…” e lasciando intendere che, per aver espresso un parere contrario al suo, una poltrona era pronta ad aspettare il mio sedere (eh, sticazzi, magari!).

Evidentemente lui scherzava.

Non di meno, vista la rara opportunità (e approfittando dell’ospitalità di Francesco Foschino, al quale ho subito rivolto le mie scuse per l’invasione di bassissima lega) al fine di condurre l’esperimento di natura socio-psicologico-politica riportato nell’articolo, ho risposto in parte per le rime, adeguando il mio forbito linguaggio (<— Giordano, guarda, questa è una battuta) al suo, al fine di denunciare che l’accanimento elettoral-tifoso del quale il nostro fenomeno si è – per sua stessa ammissione – fatto disinteressatamente (<– anche questa è una battuta) portatore, scimmiottato da mille altri come lui, finirà per distruggere tutto il valore aggiunto che faticosamente stiamo provando a costruire in questa città.

E niente. S’è incazzato. E minaccia di querelarmi:

Ora, a parte i miei personali ringraziamenti per aver accostato l’autorevolezza di due sindaci della città al sottoscritto, modesto blogger di famiglia, secondo me l’articolo faceva riderissimo, non meno delle sue minch… ehm battute.

E quindi: potrei fare un pistolotto sulla ipocrisia e la permalosità di chi, sparando a zero su tutti e tutto (e meno male che lo si fa), poi si offende se si mettono in ridicolo certe sue inflessioni, denunciandone al contempo contenuti faziosi. E’ satira amico, rassegnati. La si fa, e a maggior ragione la si riceve. Aspetto magari una tua puntata su di me; ma sarebbe troppo onore. O, forse, non avresti materiale a sufficienza. Capisco quindi il nervosismo.

Invece vi risparmio il banale pistolotto, ed entro piuttosto già nel merito della futura causa giudiziale.

In sostanza, il denunciante mi accuserebbe di aver omesso parti del dialogo. Beh certo. Non è che potevo riportare tutti e 50 e oltre commenti. Poi non volevo denunciare la scurrilità, la deficienza di proprietà di linguaggio, la scorrettezza del dialogo, il basso o nullo contenuto di analisi, la gratuità delle illazioni; che tutt’al più facevano da sottofondo al pezzo. Il mio intento era altro: appunto, satirico e propositivo insieme. Per arrivarci, ho dovuto tagliare, per arrivare presto al dunque senza annoiare…

Tagliare? Aspetta, cosa mi ricorda? Ah sì: tagliare! Operazione che Giordano ben conosce!

Vi rivelo infatti come, per una recente intervista, il capogruppo PD alla Regione, Roberto Cifarelli, abbia lamentato la stessa cosa; solo che a “tagliare” parti dell’intervista (praticamente: le risposte) era stato Giordano stesso …

E sapete cosa rispose il fenomeno, a Cifarelli? Eccola qui la sua risposta:

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Insomma, ringraziando Giordano per l’assist, al giudice dirò: “Sì, è vero, ho tagliato parte del dialogo, ma Giordano sa benissimo come funzionano gli articoli su un blog, nn è la sceneggiatura di ben hur ka dur tre or e poi anke riportando tutto scusami ha detto delle cose ke forse è stato meglio così!“. Spero il giudice sia di Matera, e mi possa capire. In un qualche modo.

Insomma, attendiamo serenamente la querela, penso la sfangheremo e che ci divertiremo un bel po’. Ma non avendo una lira, ai nostri 4 lettori – che essendo tutti parenti, si metteranno una mano sul cuore – chiediamo: “c’è un avvocato in salaaaa?”

Dalla Capitale Europea della Cultura (per ora) è tutto, amici di D&S, stat’v bbun!

In esclusiva su D&S Channel, il fenomeno che fa: "Cuccuruccù"

In #MT2015 - #MT2019 on February 19, 2015 at 9:28 am

Abbiamo anche a Matera il fenomeno. Si tratta di Emanuele Giordano, già famoso alle cronache cittadine per la faziosissima trasmissione dell’unica TV locale della Capitale, pagato e stipendiato – lo ricordiamo per dovere di cronaca – dall’ultimo sfidante politico dell’attuale sindaco, nonché principale promesso avversario alle future elezioni amministrative (in forme che al momento non è dato conoscere). Come se non bastasse è pure dichiaratamente grillino.

Non che ci sia nulla di male in sé, ma tanto curriculum già basterebbe a prendere con le pinze tutte le pseudo-denunce che il nostro fenomeno snocciola davanti al microfono alla ricerca dello scandalo a tutti i costi.  Il che è un peccato, perché alcune sono fondate e degne di attenzione. Sarebbe quindi consigliabile ad ogni giornalista di mantenere un certo profilo di indipendenza – almeno apparente – per non vanificare tutti i propri sforzi professionali. Ma il nostro è figlio della contemporaneità, in cui trasmissioni come “Le Iene” o “Striscia la Notizia” vengono a farci il predicozzo sulle nostre presunte meschinità quotidiane, mentre il loro editore allegramente evade miliardi, senza che i moralizzatori de noartri si sentano in dovere di intervenire. E’ proprio di ieri sera, ad esempio, un servizio di Striscia in cui lo zelante inviato col microfono rincorreva i poveracci che a Malpensa ti porgono il carrellino portabagagli chiedendo in cambio un obolo, incalzandoli per ottenere spiegazioni dell'”illecito” e del “disservizio” ai danni dei malcapitati passeggeri… Vabbè.

Per non essere da meno, il nostro fenomenale concittadino, che non dorme al pensiero che un qualche politico suo acerrimo e giurato nemico ogni tanto possa pure imbroccarne una giusta, tra un servizio e l’altro, si diverte ad andare sulle bacheche virtuali dei suoi amici ad insultare, nel suo stile maccheròn(ico), chiunque non la pensi come lui.

In passato il fenomeno mi aveva già allontanato dai suoi contatti, evidentemente infastidito che qualcuno potesse chiedergli ragione delle sue (già all’epoca) farneticanti esternazioni. La ragione è dei fessi, deve aver pensato, e Carella è un fesso perché vuole ragionare: inutile dargli corda. Bontà sua.

Abbiamo quindi approfittato stamane di un’uscita diurna del fenomeno per studiarne le movenze e fornirne un ritratto il più fedele possibile alla sua esistenza allo stato brado.

Il fenomeno si muove furtivo tra le bacheche altrui, alla ricerca della sua vittima. Appena sente olezzo di pensiero, attacca. Esce fuori dalle fronde del sottobosco cui è confinato, e azzanna la preda al collo allargando e stringendo le fauci al grido di “leccaculo!”, “piddino!”, “ladro!” anche a chi magari ha un trascorso leggermente diverso da quanto farnetica. Ma si sa, nel calderone mediatico meglio metterci tutto, condirlo con qualche maccheròn(ata), e tutto prende sapore.

Stamane ho quindi approfittato dell’ospitalità della bacheca dell’amico Francesco Foschino per tendere un’imboscata al fenomeno. Missione: trollare il troll. Dimostrare come questi fenomeni di sottobosco si comportano nel loro habitat naturale: il fancazzismo. Ne è venuto fuori un ritratto che manco Piero Quark.

Francesco, la cui onestà ed indipendenza sono riconosciute e riconoscibili, tanto che ci troviamo quasi sempre d’accordo pur “militando” in postazioni diverse, aveva “osato” scrivere una banalità, per gettare acqua sul fuoco di polemichette provincialissime che incendiano la campagna elettorale nostrana:

Ecco quindi che, annusato il puzzo di pensiero libero, il fenomeno esce dalle frasche:

Accusando nientemeno i due manager di Matera 2019 di amare la città perché pagati (lui invece la amerebbe gratis) e di aver vinto il titolo di Capitale Europea della Cultura grazie all’interessamento delle compagnie petrolifere. Come si capisce, mancano solo le scie chimiche.

Visto il movimento, preparo quindi l’esca, alla quale il fenomeno abbocca senza problemi, come la più stupida delle carpe della Diga di San Giuliano:

Di fronte a questo verso gutturale del fenomeno, viene sempre da chiedersi se valga la pena una denuncia penale, oppure se la si debba buttare in caciara, per dimostrare al mondo le vere fattezze del misterioso animale. Stavolta, opto per la seconda ipotesi: mi serve materiale per questo articolo-documentario, e il fenomeno, generosamente, me ne fornisce parecchio. Rispondo quindi con l’unico verso che il fenomeno è in grado di riconoscere: l’insulto, certo che non avrebbe colto la “sottile” citazione politica:

Devo purtroppo tradurre l’insulto nell’unica forma che il fenomeno è in grado di comprendere, per evidenti limiti linguistici. Infatti capisce subito, e riabbocca all’amo.

Il galoppino dell’incolpevole Angelo Tosto, al quale va tutta la nostra solidarietà per doverlo sopportare a libro paga, travestito da grillino (è Carnevale d’altra parte), risponde a tono com’era prevedibile, per l’irresistibile richiamo della foresta. Ma non mi accontento. Per gli amici di D&S Channel, dobbiamo rivelare la sua vera natura. Cosa che fa peraltro subito, e che in esclusiva mondiale, qui vi proponiamo:

Ottenuto il risultato, mentre rimetto l’attrezzatura a posto, contento del materiale recuperato osservando il fenomeno nel suo ambiente naturale, quasi non bado alla serie di teneri versi che, per salutarmi, il fenomeno mi lancia contro scodinzolando:

Girandomi, accarezzo virtualmente il capo al fenomeno, sentendo scorrere sulle gote una lacrima di commozione, non potendo prevedere quando un incontro così ravvicinato con un animale tanto raro sarebbe ricapitato.

Al che, teneramente mi saluta, con il suo tipico verso: “mavaffangùl“.

Che dire. E’ stata un’emozione per noi. Una specie di rivelazione, che condividiamo con i nostri 4 lettori. Scusandoci con il buon Francesco se per recuperare il materiale, abbiamo dovuto sporcare il suo territorio (virtuale). Ma è stato per la scienza.

Vi rinviamo quindi alla prossima puntata della serie: “alla scoperta dei fenomeni da baraccone più imbarazzanti della Capitale della Cultura”.

A presto! Su D&S Channel!

vulvia

P.S.: il seguito della vicenda è qua.

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