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Non aprire quella porta. Lettera aperta a @giannipittella

In Politica Italiana, Politica lucana on November 26, 2013 at 11:35 am

Leggo di un tweet di Gianni Pittella, candidato alla segreteria nazionale del PD ed escluso dalle primarie, nonostante un risultato assolutamente non disprezzabile:

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Mah. Ad una prima occhiata sembrerebbe quasi che la corsa solitaria di Gianni, politico di sicuro spessore, sia stata animata fin dall’inizio dall’intenzione di riaprire un ciclo personale che dopo 34 anni di onorata carriera sembrava destinato a chiudersi.

Assessore regionale già nel 1980, Deputato nel 1996 e Parlamentare Europeo dal 1999 per tre mandati l’ultimo dei quali si sta per concludere: il prossimo anno sono infatti previste le elezioni per il suo totale rinnovo.

Difficile che Pittella possa ottenere una deroga al limite di mandati (che pure sono concesse con molta generosità), quindi qualche malizioso nelle scorse settimane sussurrava che, insomma, alla fine Pittella altro non voleva fare che accreditarsi per ottenere qualche incarico, approssimandosi la scadenza dell’attuale.

Inoltre, come già si sussurrava, nei giorni scorsi Pittella apre una linea di credito (pessima idea accostare il gergo bancario al PD, di questi tempi) a Matteo Renzi (ma solo se ci coinvolge, specifica). Mettendo i due indizi insieme si fa quasi una prova, che peraltro stride un po’ con le dichiarazioni che solo un anno fa rilasciava sul sindaco di Firenze, paragonandolo addirittura a Berlusconi (il leit motiv era un po’ quello, allora, bisogna ammetterlo):

pittella

Insomma, non vogliamo pensare che Pittella stia giocando con le conte interne per garantirsi di continuare ad avere un posto al sole sempiterno della politica italiana. Non ne avrebbe bisogno, peraltro, visto che le qualità dimostrate e unanimemente riconosciute dai suoi stessi colleghi in questi anni sono credenziali sufficienti.

Chiediamo quindi a Gianni, da giovani lucani che lavorano per dare a questa terra una visione nuova e una nuova classe dirigente, di restare qui con noi. Se ha l’occasione, utilizzi il suo ascendente per mandare al suo posto qualche giovane leva a farsi le ossa. Certamente Gianni Pittella ha nel suo entourage persone degne del ruolo; io ne conosco personalmente.

Crediamo infatti che l’esperienza maturata da chi da decenni è a contatto diretto con le istituzioni, se pur con causa elettiva, debba essere messa a disposizione delle nuove generazioni. Questa è la lezione che ci ha spiegato Barca, inserita nella mozione Civati, e che abbiamo fatto nostra.

Quindi Gianni: resta in Basilicata. Resta nel PD e formaci, aiutaci. Metti il patrimonio di conoscenze e competenze acquisito a disposizione di tutti noi. La Lucania ne ha bisogno, il PD ne ha bisogno. In un partito che funziona, per dirla con Barca, si fa così.

Insieme, possiamo fare di questa terra la Toscana del Sud.

Renzi: "Basta. Chiudiamo gli asili nido"

In Politica Italiana on November 8, 2013 at 10:27 am

Una precisazione: il virgolettato è falso.

Ieri da Santoro Renzi ha ancora una volta tirato fuori gli asili nido:

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Una mia battuta sulla falsa riga di quelle qui sopra:

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Ha generato le seguenti risposte:

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Bene. Quindi Renzi parla in continuazione di asili nido perché il suo cruccio principale sono le donne, la questione femminili, gli orari impossibili della società moderna, per le poche lavoratrici che ancora riescono a trovare uno straccio di impiego.

Ma siamo proprio sicuri che sia così?

Mi sono preso la briga di andare a spulciare la mozione di Renzi. Di asili nido non vi è traccia. Proprio così. Vengono citati solo in calce, per vantare genericamente di aver “ridotto del 90% le liste di attesa degli asili nido” a Firenze durante la sua amministrazione. Un dato che non faccio fatica a credere vero, anche se mancano del tutto dati verificabili a supporto.

Il problema è: come riduciamo le liste di attesa? Un problema che a Bologna, per esempio ha diviso la popolazione, con il famoso referendum sui fondi pubblici per gli asili privati, che ha comunque registrato la vittoria del fronte per la scuola pubblica, diciamo così.

Sorpresa n. 2: nell’intera mozione di Renzi manca l’indicazione di come verrà affrontato il problema, che è in cima ai pensieri di Matteo, ma che non viene né enunciato né declinato nel principale documento programmatico del Congresso prossimo venturo.

Nell’enciclopedica mozione Civati, invece, il problema degli asili nido viene sollevato ben due volte: una nella sezione dedicata al lavoro, nella quale si evidenzia come in Italia “abbiamo deciso di depotenziare il lavoro con un sistema fiscale penalizzante e trascurando di sviluppare i servizi – dagli asili nido alla riqualificazione professionale – che lo favorissero.”; una nella sezione dedicata alla “Rivoluzione Culturale”, citandolo come causa dell’arretratezza culturale dell’Italia e – purtroppo – soprattutto del Sud “dove scarsissima è la presenza di asili nido e scuole dell’infanzia, dove l’edilizia scolastica è più fatiscente”. Inutile poi dire che nella mozione è chiaramente indicata la via del potenziamento della scuola pubblica, anche dal punto di vista finanziario, dal momento che è inaccettabile e viola i principi della gratuità e dell’uguaglianza delle opportunità che i contributi economici dei genitori diventino pressoché obbligatori per il funzionamento normale della scuola. E tutto questo mentre, a fronte dei tagli alla scuola pubblica, aumentavano negli stessi anni i finanziamenti alla scuola privata.

Insomma. Il dubbio che Renzi si faccia scudo dei bambini per nascondere la vaghezza dei contenuti del suo programma politico, è più che legittimo. Il che a pensarci bene è un po’ squallido, ma c’è da sottolineare come, da efficace comunicatore, appaia alla fine per quello che “pensa ai bambini, e alle mamme” solo per aver ripetuto fino allo sfinimento qualche battuta sugli (inattaccabili: chi può voler male ai bambini e alle loro povere mamme?) asili nido.

E magari è anche un modo per glissare argomenti di attualità un po’ più scivolosi, pronunciandosi sui quali si rischia di scontentare sempre qualcuno e perdere magari qualche voto….

Invece no. Ci fanno sapere che la mozione non è un programma, ma che verrà presto integrato. Con le idee.

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Quindi: scusate. Il virgolettato è falso. Ma, tanto, se il titolo non risponde al contenuto, a chi dovrebbe interessare?

Voglio un partito chiusissimo.

In Idee, Politica Italiana, Politica lucana on November 1, 2013 at 11:46 am

parata

Milito nel PD da pochi mesi. Una parte di me vorrebbe esserne fuori, avendo già avuto modo di passare da primarie clientelari, a congressi che si preannunciano armati. L’altra, invece, è ancora più convinta di tenere la barra dritta fino in fondo, costi quel che costi.

Il PD è soggetto politico o spazio politico, per dirla con Bersani? Beh, al di là delle intenzioni dell’ex segretario, ma anche grazie alla sua debole azione, bisogna ammetterlo, purtroppo il PD, oggi, è uno spazio politico, e nemmeno dei più accoglienti, peraltro. Perché è uno spazio organizzato e utilizzato come terreno di scontro non di idee, come dovrebbe essere, ma di truppe militarmente organizzate per la gloria del loro comandante (nella utilitaristica considerazione che favorendolo si migliorerà la propria condizione e, secondariamente, se ci si crede, quella di tutti i cittadini, grazie al superiore Karma dell’Eletto). Se quel che conta è il voto, e in un’organismo assembleare lo è sempre, chi ha tempo e mezzi per farlo, si organizza. Alla lunga, piega le regole, e l’ha vinta.

Di etico in questi comportamenti c’è ben poco, è ovvio, ma dal momento che si è sempre fatto così, perlomeno da molti anni a questa parte, chiunque si sente autorizzato e legittimato ad utilizzare i medesimi sistemi per sopraffare l’avversario o guadagnare posizioni.

Ma è questo il fine ultimo del Partito Democratico? Essere un’arena nella quale il gladiatore più forte vince lo scontro? E la forza può solo misurarsi in quantità dei voti ricevuti e non invece anche in qualità?

Sto cominciando a maturare l’idea che per fermare la deriva da SpA del partito, che lo espone a scalate ostili senza possibilità di difesa, occorra chiuderlo. E parecchio pure. Non è solo una provocazione, dal momento che tutti i candidati alla segreteria vedono invece con favore primarie e occasioni di partecipazione aperte, anzi: apertissime. Un partito spalancato, a chiunque abbia voglia di partecipare.

Ma “partecipazione” è solo esprimere un voto? Per poi magari eclissarsi dalla vita del partito per 3-4 anni? Mah, io non credo.

Nei mesi scorsi mi sono pronunciato a favore di un partito aperto nella convinzione che una larga e massiccia partecipazione possa diluire il controllo clientelare del voto. Ma questo (forse) è vero solo per primarie nazionali… A tutti i livelli intermedi la partecipazione aperta mette il referente in condizione di dover soltanto moltiplicare lo sforzo. Ma nulla che sia impossibile o di serio ostacolo per chi ha mezzi ingenti da poter impiegare.

Ecco la mia soluzione, passibile di critica, per carità, ma che alle porte di un congresso così importante dovrebbe perlomeno essere discussa. Il voto per gli organismi interni, per le candidature, per la linea politica, dovrebbe essere consentito soltanto a chi milita nel partito da almeno tre anni consecutivi. Agli altri riconosciamo diritto di intervento, di influenza degli aventi diritto. Di fare politica insomma, senza poter (per il momento) esercitare diritto di voto. Chi si iscrive oggi (compreso il sottoscritto, peraltro) saprebbe che per tre anni la propria influenza sarà indiretta – ma comunque importante.

Nessun rimedio a ben vedere è immune da aggiramenti e interpretazioni che vanno al di là o addirittura contro la ratio del rimedio stesso. Ma questa regola potrebbe migliorare enormemente le cose anche se, di contro, rallenterebbe il ricambio. Ricambio che, peraltro, al momento non è solo lento, è addirittura bloccato, quindi la critica è un puro esercizio di stile.

Evidentemente una regola da sola non basta, pertanto andrebbe adottata insieme ad altri provvedimenti, come:

1. Anagrafe pubblica degli iscritti e dei votanti alle primarie, se non iscritti, previa raccolta del consenso alla pubblicazione del proprio nome e cognome e città di residenza. Non vedo cosa ci sia da obiettare. La militanza è fatto noto ed in ogni caso si dovrebbe esser fieri di appartenere al Partito Democratico; se non lo si è, evidentemente c’è qualche problema…

2. Limite di mandato SENZA ECCEZIONE ALCUNA a due o tre legislature per gli eletti, dal consiglio comunale al Parlamento Europeo. Il senso è di non dare né il tempo né la convenienza a costruire clientele profondamente militarizzate. La politica dovrebbe essere una passione, non un mestiere, e la passione la si può vivere in mille modi, senza fossilizzarsi in posizioni di rendita personale, che vanno poi a discapito della qualità della politica e della rappresentanza.

Sono pensieri ad alta voce, ovviamente. Ma credo che senza pregiudizi e senza dichiarazioni di stile, il prossimo segretario del Partito Democratico – che sarà Giuseppe Civati, naturalmente 😉 – dovrà metter mano a questa importante e primaria riforma, dalla quale discendono tutte le altre. Perché a questo punto non saprei dire se il Partito è lo specchio dell’Italia, o l’Italia è lo specchio di una politica che dalla DC al PD si è sempre mossa in questo modo. In un caso o nell’altro, dovremmo cominciare a dare il buon esempio. Le cose cambiano cambiandole, o no? Incominciamo a cambiare noi.

Peraltro, se diamo la certezza di non riuscire a governare il nostro partito, imponendo il rispetto di regole etiche prima che giuridiche, all’interno della nostra organizzazione, e comunque non riuscendo ad indirizzare positivamente la direzione della nostra linea politica, diamo ai nostri concittadini  l’impressione di essere un pessimo posto nel quale pescare la classe dirigente che dovrebbe avere l’arduo compito di raddrizzare, addirittura, l’Italia.

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