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La verità sul mercato a Matera, e gli scenari possibili

In #MT2015 - #MT2019 on April 18, 2015 at 8:24 am

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Sui social in questi giorni tiene banco la vicenda del mercato a Matera.

I fatti: dopo 30 anni di disagi e imbarazzi sul tema, e dopo 4 anni di tentativi concilianti per trovare una soluzione ampiamente condivisa da consumatori e commercianti sull’individuazione di una nuova area di mercato che liberi gli abitanti di San Giacomo dal peso che da troppi anni dovevano sopportare sul groppone, finalmente si giunge all’arrivo: la nuova area viene individuata, attrezzata, vengono predisposti gli atti amministrativi necessari al trasferimento, partono le comunicazioni a cittadini e ambulanti e l’area viene infine inaugurata.

I 4 anni necessari alla preparazione al trasferimento hanno però dato i loro frutti: 190 ambulanti su 210 accettano di buon grado; solo 3 (tre) su 210 rilevano che la riallocazione dei posti nella nuova area, secondo un criterio che necessariamente dev’essere differente per la diversa morfologia del sito, potrebbe danneggiare i loro affari. La cittadinanza esprime giubilo per la soluzione trovata. Tutto sembra filare liscio.

Le critiche. La critica maggiore che i detrattori ad ogni costo evidenziano, è che lo spostamento sia stato fatto di fretta e furia sotto elezioni. Peraltro sono in genere gli stessi che nei primi quattro anni di amministrazione lamentavano che il Comune non risolvesse il problema del mercato a San Giacomo. Insomma, al solito, come la fai la sbagli. Nella disciplina del pianto greco siamo campioni internazionali, nella specialità “chiagn e futt” siamo poi praticamente imbattibili. Personalmente ritengo non ci sia nulla di male che un’amministrazione tenti di accelerare processi che partono da lontano, se sono a pochi mesi dal vedere la luce. I fatti dovrebbero parlare più e meglio delle parole, ed è chiaro che chi ha lavorato per anni ad una soluzione ormai in dirittura di arrivo, voglia scongiurare che a coglierne i risultati, senza alcun merito, sia l’amministrazione comunale successiva. Che le elezioni abbiano dunque accelerato le cose, non mi pare insomma tutto questo scandalo. Come diceva la mia maestra a scuola ai suoi alunni, non importa quanto ci mettete a risolvere un problema di matematica, l’importante è che lo risolviate. A questo si aggiungono cavilli e vincoli, interessi e rapporti di forza che complicano le cose, fattori troppo spesso ignorati dai cittadini e che la prossima amministrazione comunale dovrebbe sforzarsi di comunicare di più e meglio, per ristabilire quel minimo di fiducia tra Istituzioni e cittadini, che è il nostro primo e massimo obiettivo.

Il ricorso. Come si può leggere nel dispositivo del Tribunale del Tar di Potenza, la minoranza degli ambulanti non d’accordo sul trasferimento chiedono di sospendere la delibera che di fatto sposta il mercato del sabato. Il giudice non entra nel merito della questione, non convoca il Comune per sentire le sue ragioni (inaudita altera parte), rileva solo che i ricorrenti lamentano un possibile pregiudizio se la delibera venisse eseguita, e il giudice potentinamente decreta che dato che il mercato si fa a San Giacomo da 30 anni, qualche mese in più di attesa non ammazzerà mica nessuno. E qui dimostra di non conoscere affatto la gravità della questione del mercato materano, che invece in passato ha creato proprio diversi problemi essendo in quel giorno impossibile alle ambulanze portare soccorso agli abitanti del quartiere. In ogni caso fissa la prima udienza al 13 maggio e congela provvisoriamente il trasferimento.

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Casi analoghi. Ho portato in questi giorni di discussione la mia esperienza diretta. A Pisa ad esempio, il mercato è stato spostato pochi anni fa in un’apposita zona allestita alla periferia della città, ai confini con la zona industriale. La differenza è che lì il mercato non è stato spostato di poche centinaia di metri, ma di alcuni chilometri, visto che si svolgeva direttamente in centro, sui Lungarni. Ci sono state all’inizio polemiche, dubbi e mugugni, ma di buon grado il mercato è stato alla fine spostato e oggi si svolge con successo analogo se non superiore al precedente, dal momento che la zona prescelta è molto più facilmente accessibile della prima. Nessuno si è mai nemmeno lamentato del fatto che la zona di mercato è servita da un solo servizio igienico, contro i 15 installati a Matera. Immagino invece le polemiche che avrebbero lanciato per aria i soliti 4 fanatici, qui da noi. Qui sotto una mappa che riporta i luoghi citati, per farsi un’idea.

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Gli scenari. L’amministrazione Comunale di Matera ha ieri operato una scelta che è sì amministrativa, ma soprattutto politica: ha comunicato ai commercianti riottosi che la volontà del Comune è confermare l’investimento e la promessa ai cittadini. Pertanto o accettano il trasferimento, o Matera potrebbe non avere un mercato settimanale fino a pronuncia del TAR.

I primi a rimetterci sono gli stessi ambulanti. Dovrebbero dunque essere i 190 commercianti che hanno accettato il trasferimento a imporre le regole della democrazia, e convincere la loro minoranza interna a ritirare il ricorso. Nei prossimi giorni in ogni caso il Comune avrà modo di rispondere al TAR, pertanto è possibile, sebbene improbabile, che la sospensione venga ritirata. In questi casi il prossimo sabato il mercato sarà effettivamente trasferito al PAIP2. La vittoria di Adduce sarebbe doppia, e da amministrativa, diventerebbe politica. Dimostrando al contempo che in politica va bene conciliare ed ascoltare, ma alla fine occorre pur decidere. Peraltro a più riprese l’amministrazione ha cercato di spiegare ai rappresentanti degli ambulanti che il Comune è disposto a monitorare la situazione, ascoltare in corso d’opera le osservazioni di cittadini e lavoratori, e intervenire con gli aggiustamenti che si rendessero necessari.

Se invece il muro contro muro di commercianti e Comune proseguisse (siamo in campagna elettorale, e mi auguro che nessuno degli altri aspiranti sindaci da sotto sotto foraggiasse la protesta, magari per tenere fede il più a lungo possibile a qualche spot elettorale da gufo) difficile dire cosa accadrebbe. Il mercato potrebbe essere sospeso a lungo, oppure l’area di San Giacomo potrebbe essere temporaneamente riattrezzata fino a pronuncia del TAR.

Personalmente mi pare di rilevare che per i materani il mercato non sia un appuntamento irrinunciabile, e che a rimetterci maggiormente da una lunga situazione di stallo, sarebbero proprio i commercianti. Peraltro miopi, nel non rilevare che certamente, per la curiosità e per l’ebrezza del nuovo, almeno i primi giorni di mercato nella nuova destinazione sarebbero stati iper-partecipati ed affollati, e avrebbero costituito per loro un enorme successo commerciale.

Infine, vale sempre il vecchio adagio: chi è causa del suo mal, pianga sè stesso. Con il ricorso, a mio modesto parere, i ricorrenti si sono dati la zappa sui piedi. Chi li assiste legalmente avrebbe duvuto essere un po’ più accorto.

 

 

Capitale dell'Accoglienza, ma fuori dal mio pianerottolo

In #MT2015 - #MT2019, Ritratti on December 1, 2014 at 1:59 pm

 

Non so se Matera diventerà capitale europea della cultura nel 2019, ma certamente posso dire che Matera è – e sarà – capitale mondiale dell’accoglienza”. Con queste parole Jordi Pardo, uno dei cinque componenti della delegazione che lo scorso 7 ottobre ha ispezionato Matera, concludeva la visita alla nostra città. Il seguito è storia recente, e dalla medaglia di legno di Capitale dell’Accoglienza, siamo passati a quella d’oro di Capitale della Cultura.

Nelle stesse ore un intero condominio materano era in subbuglio. Uno dei suoi condomini aveva osato siglare un contratto di locazione con un’Associazione che si occupa di dare accoglienza (guarda un po’ tante volte la combinazione) a rifugiati politici per fini di protezione internazionale e umanitaria, d’intesa con il Comune di Matera e nell’ambito del progetto S.P.R.A.R. (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) del Ministero degli Interni.

E nella migliore tradizione dell’ipocrisia italiota, per la quale nessuno è razzista ma non è colpa mia se sono negri, ecco sfornata e declinata la nuova massima: sono un fautore dell’accoglienza, ma mica a casa mia.

Il condominio ha preso carta e penna e scritto al Comune, e all’Associazione e al proprietario, adducendo vaghi rilievi sulla destinazione d’uso dell’appartamento. Questa casa non è un albergo, dicono, ed effettivamente non voleva esserlo. Ma tant’è. Pare quasi sentirli: non è che siamo contro l’accoglienza agli immigrati, al contrario; solo che invitiamo tutti a ricercare “soluzioni meno impattanti per le famiglie che vivono nello stabile prescelto“.

Meno impattanti.

Come se l’appartamento dovesse essere utilizzato per ospitare missili a testata nucleare, e non uomini. I primi impattano, i secondi, invece, mi risulta di no.

L’Associazione ha invero provato a resistere, rilevando che per dar seguito al contratto non occorreva alcun ventilato nulla-osta condominiale, e che era evidente la malcelata volontà di “non incontrare per le scale persone immigrate”.

Ma alla fine ha dovuto rescindere il contratto già firmato e registrato, e il Comune di Matera prendere atto dell’incompatibilità ambientale venutasi a creare. Anche perché nel frattempo, per una specie di effetto “culturale” ad induzione, anche il Palazzo di fronte si era unito alle proteste…

Rendo la cosa nota solo oggi, a iter ormai concluso, perché sono in conflitto di interesse conoscendo il proprietario, e non sia mai qualcuno osasse dire che faccio del mio blog un uso privatistico (che peraltro essendo mio, potrei anche fare) per favorire la conclusione di un contratto.

Ma spero che qualcuno di questi condomini, che magari ha anche gonfiato il petto ascoltando le parole di Jordi Pardo alla TV, riferite alla sua città, si rendesse conto leggendo queste righe di quanta strada abbia(mo) ancora da fare da qui al 2019.

Invito poi il Comune (pur conscio della missione impossibile) a tentare di piegare le primitive resistenze di una parte (spero piccola) dei suoi abitanti, proprio con la Cultura, della quale siamo oggi portabandiera internazionale.

E, infine, magari, questo articolo potrà servire a trovare una soluzione per queste persone, e una calda accoglienza da parte del resto della città.

Che è poi la cosa più importante.

Ma la città?

In Politica lucana on June 1, 2014 at 11:36 am

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Trovo piuttosto fastidiosa tutta questa attenzione mediatica sul rimpasto di giunta proposto dal sindaco Adduce. Credo che un atto del genere sia del tutto fisiologico secondo le dinamiche presenti e gli obiettivi che il sindaco si pone. E sono questi ultimi, a mio avviso, che meriterebbero maggiore attenzione, non tanto la presenza o assenza di donne, se le facce siano più o meno nuove, e a quale partito o corrente appartengano. Queste sono osservazioni giornalistiche che possono interessare nei confini del mero gossip, ma altro è fare un minimo di analisi politica.

E quindi, al di là della positiva sorpresa di qualche amico in giunta, che qualcuno potrebbe felicemente rivendicare e applaudire, le domande che mi pongo sono: qual è l’obiettivo di questa amministrazione, a meno di un anno dalle elezioni? Quali sono le strategie sottese, quali le prospettive verso le quali ci incamminiamo? E il Partito Democratico cosa sta facendo per prepararle?

La risposta che mi dò, mi fa venire i brividi: non si sa.

Se la classe dirigente cittadina è figlia di quella regionale, temo che si possa avere in mente una sola cosa: tenere botta il più a lungo possibile, qualcosa succederà.

E, aprendo una necessaria parentesi, come non si capisce cosa diavolo dovrebbe accadere continuando a rimandare sine die in maniera ridicola e imbarazzante il Congresso Regionale, addirittura rimettendo in discussione i termini regolamentari entro i quali il Congresso stesso si sarebbe dovuto svolgere – come se fino adesso avessimo scherzato, rendendo oltremodo evidente che le decisioni che riguardano la Lucania non vengono prese in Basilicata – allo stesso modo andiamo verso le elezioni comunali del prossimo anno senza uno straccio di strategia politica. Rendendo già evidente che tra correnti e spifferi sarà scontro all’ultimo sangue per stabilire l’egemonia. Quindi meglio rimandare lo scontro il più possibile, in Regione come in città.

E invece tanto si potrebbe fare, prima che a ottobre/novembre la campagna elettorale – già cominciata – entri nella fase più acuta e ci si debba necessariamente limitare a urlare più forte, a spararla più grossa, a tirare le fila di quello che c’è, e incrociare le dita. Magari confidando nella debolezza degli avversari piuttosto che concentrarsi e sviluppare i nostri punti di forza.

Come ho più volte avuto modo di dire: ho un’altra idea di partito. Personalmente e come gruppo che si richiama ed ambisce a costruire un partito più aperto e vicino alla gente, più attento ad ascoltare che ad urlare, più trasparente e unito, teso verso un cambiamento profondo e necessario, e non solo di facciata, ci siamo dichiarati più volte disponibili a collaborare e lavorare, insieme. Con tutti: siamo nel Partito Democratico per rafforzarlo e aiutarlo a comunicare meglio e più efficacemente il tanto di buono che c’è e che si fa.

Non ci si illuda infatti di cullarsi sulla schiacciante vittoria europea del PD di Matteo Renzi, immaginando di avere già in tasca un futuro assicurato: intanto perché le elezioni amministrative seguono dinamiche completamente diverse da quelle propriamente più “politiche” e di opinione; poi perché la vittoria di Renzi (plebiscitaria alle primarie, schiacciante alle europee) ci insegna due cose: che il PD vince a mani basse se 1) si presenta unito 2) sa incarnare le richieste latenti di una fase nuova – ma rassicurante e concreta, non necessariamente rivoluzionaria e fumosa – che sono ampiamente diffuse nell’elettorato, anche in quello più moderato.

Cannare una delle due metterebbe a rischio il futuro stesso della città, rischiando, complice il meccanismo elettorale a doppio turno, di consegnarla in mano a gruppetti populisti e malpancisti, magari dotati di grandi idealità ma disorganizzati e impreparati. I cui limiti pagheremmo tutti collettivamente.

Mi auguro nessuno voglia assumersi la responsabilità di uno scenario simile.

Invito pertanto, e lo farò instancabilmente nei prossimi giorni, ad avviare costruttivamente già da ora una fase costituente per tracciare la strada che dovrà portare questo partito e questa città ad affrontare una sfida elettorale che si preannuncia difficile; ma proprio quando le cose si fanno difficili, dobbiamo avere la capacità e l’orgoglio di prendere in mano la situazione per il bavero, e fare l’unica cosa che un partito è immancabilmente e responsabilmente chiamato a fare: decidere.

Se ancora ne siamo capaci.

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