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La fine del Movimento 5 Stelle

In Politica Italiana on February 7, 2016 at 3:22 pm

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Ci ho pensato a lungo se titolarlo effettivamente così, questo pezzo. Ma in effetti sì: profetizzo la fine del Movimento 5 stelle. Almeno nella forma (beh, la sostanza non è ancora pervenuta) in cui l’abbiamo conosciuto (o meglio, è stato propagandato) finora.

Sullo scoglio dei diritti civili si è infranto il veliero piratesco del Movimento. Che per la verità faceva acqua da tutte le parti già da un pezzo, con una larga fetta di ciurma ammutinata che è stata buttata a mare, e con una rotta tutta ancora da decidere.
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E Grillo cadde sulla spazzatura

In Uncategorized on December 3, 2015 at 12:26 pm

L’attacco de l’Unità contro Grillo colpisce un obiettivo insperato. Il giornale di Renzi, nel denunciare da diversi giorni le condizioni delle strade di Livorno amministrate dal Movimento, ricolme di spazzature come nei peggiori giorni di Napoli, voleva mettere in evidenza la fallacia dell’azione amministrativa grillina, tutta chiacchiere e distintivo quando sta all’opposizione a puntare il dito, così fragile quando tocca loro governare.

Ma, come dicevo, l’attacco sortisce ben più pesanti risultati: viene fuori con violenza la vera natura di questo movimento, così nobile nelle intenzioni e così debole nelle azioni, eterodiretto da un manipolo di persone disseminate da qualche parte nel web.

Grillo, al limite dell’isteria, tira fuori questo post, dicendo in pratica che Livorno è pulita, invece Reggio Calabria dove governa il PD è sommersa dalla spazzatura:

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Tranquilli cittadini, è tutto a posto, è la solita disinformazione del Bildenberg. Sarà, ma intanto i livornesi protestano anche sul Sacro Blog, dove vengono prontamente bollati come piddini, quindi bruciati sul rogo come ogni eretico si merita, per non aver avuto fede nell’infallibilità del Guru:

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Come se non bastasse, un comunicato stampa della dirigente PD reggina Anna Rita Leonardi smaschera la falsità: la foto attribuita a Reggio Calabria 2015 è di due anni fa, prima che l’attuale amministrazione si insediasse e mettesse mano al problema. Anche il sindaco di Reggio conferma…

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E come ulteriore conferma della tendenza bufalara del capo del Movimento, il post incriminato viene rimosso, ma ormai la figuraccia è fatta, e fa comunque il giro del web: la rete ha memoria, e queste sono paradossalmente parole di Grillo. Ammetto che la pressione del PD ha un che di propagandistico, ma chi di propaganda ferisce poi perisce, e proprio Grillo è l’ultimo che può lamentarsene dato che ne fa un uso smodato e quotidiano.

L’autogol comunicativo è peraltro devastante, perchè gli italiani scoprono che un’amministrazione PD ha preso in mano una situazione disastrosa due anni fa e l’ha portata sulla strada della normalizzazione; un’amministrazione grillina ha preso invece in mano una città tranquilla come Livorno, approfittando della stanchezza verso un certo modello di gestione, e l’ha trascinata nel baratro.

Ma c’è anche un dato politico. La base grillina difende il suo sindaco mostrando foto o linkando articoli che rimandano a gestioni a loro dire fallimentari del PD. Come quella di Roma, dove però Marino ha avuto a che fare con la mafia, oltre che coi buchi di bilancio, e verso il quale il nostro comico ha avuto un atteggiamento molto meno comprensivo, chiedendone la testa.

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Che poi ci siano dirigenti e amministratori incapaci nel PD è peraltro cosa nota e i lettori di questo blog sanno bene che non ne risparmiamo nessuno. Capita spesso peraltro quando amministri praticamente tutto il Paese, e non dieci Comuni.

E a me sembra comunque assurdo che chi sostiene un partito che canta ai quattro venti di sapere come risolvere i tutti i problemi di tutto il pianeta, ma che dico: di tutti i pianeti, colto in fallo si difenda dicendo “beh ma il Pd fa lo stesso”. Eh, ma se fa lo stesso, quest’aria si eterna saccenza come si spiega? Forse ha ragione chi dice che è meglio provare a cambiare il partito, e non cambiare partito?

Ma non finisce qui: la toppa al disastro politico comunicativo è peggio del buco. Grillo tuona contro l’Unità, rea di aver affondato il coltello nel fianco scoperto del Movimento: l’affidabilità dell’organizzazione e le capacità dei suoi eletti.

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Il titolo è illuminante: il pd disinforma coi tuoi soldi. Grillo, invece, disinforma gratis.

La differenza, alla fine, pare essere tutta qua.

Quanto sono lontani i giorni gai e luminosi delle minacce alle scatolette di tonno?

AGGIORNAMENTO: E se alla fine le cose non stessero nemmeno come le raccontano Nogarin e Grillo?
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I 5 stelle, l'onestà, il Jobs Act e il "chiagn e fott"

In Economia e Sviluppo, Politica Italiana on July 15, 2015 at 3:39 pm

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Dopo aver fatto le barricate contro il Jobs Act i grillini vedono che conviene e ne approfittano: assumono 25 loro dipendenti con il contratto messo a punto dal governo renziano.

Sono loro stessi a dichiararlo nel bilancio del gruppo parlamentare presentato alla Camera:

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L’establishment governativo si butta naturalmente a pesce su questo scivolone politico, commentando che se l’hanno trovato conveniente loro, a maggior ragione l’avrebbero trovato conveniente gli imprenditori italiani. E dunque il loro atto dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che il tanto bistrattato strumento funziona.

Ma quel che colpisce è la replica e tentata giustificazione addotta dai vertici grillini:

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Il Tesoriere Vincenzo Caso, arrampicandosi su uno specchio (a Caso) particolarmente scivoloso, ammette insomma che Grillo e i suoi hanno approfittato di un buco legislativo del Jobs Act che non disciplinando il caso dei gruppi parlamentari (per loro natura determinati) ha permesso al movimento di applicare il contratto a tempo indeterminato, ma a termine: verrà in ogni caso meno al termine della legislatura.

Un paradosso contrattuale, che però non risolve il problema: perchè lo hanno fatto? Forse per approfittare delle agevolazioni contributive concesse a chi trasforma contratti a tempo determinato nella forma contrattuale prevista dal Jobs Act? Ma se le cose stanno come ammette il tesoriere Caso, pur essendo concesso dalla norma letterale, il caso in specie va contro la ratio stessa della legge. Si tratterebbe in sostanza di elusione contributiva.

La stessa piaga che affligge il precariato italiano, applicato dalle migliaia di scorretti imprenditori che approfittando di imperfezioni o vuoti legislativi, di mancanze nei controlli praticati, di norme talvolta confuse e contraddittorie, tengono al laccio corto i loro dipendenti, e al palo le loro famiglie, i consumi, la possibilità di pianificare il futuro.

Che lo faccia un imprenditore che ha fine di lucro appare comunque lontanamente giustificabile.

Ma che sia la furbata di un Movimento che la rabbia dei precari vorrebbe rappresentare, e che si vanta di un codice etico e morale superiore alla media, fa parecchio riflettere, e anche un po’ ridere.

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