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Un nuovo giorno o un giorno nuovo.

In Politica Italiana on December 16, 2013 at 10:18 am

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Domenica è iniziato il nuovo corso del PD. Nel bene o nel male, nulla sarà come prima, e come tante svolte epocali, probabilmente il senso di quel che è accaduto non è stato colto appieno. Ma è davvero così? Basta davvero rottamare (rottamare!?!? Chi è stato rottamato?) la vecchia guardia per svoltare pagina?

La vecchia dirigenza ex diessina è stata ridotta all’inconsistenza. Una correntina piccola piccola, dalla quale guardare impotente il nuovo corso delle cose, potendo eventualmente contribuire, ma non fermarlo. Due ragazzi classe 1975 hanno oltre l’80% del partito; uno di loro ha un numero di delegati sufficienti a cambiare lo Statuto del PD praticamente da solo. E’ vero che rappresentano due facce distanti e diverse dello stesso racconto politico, ma sono entrambe il nuovo: un leader trascinatore e un po’ vacillante sui contenuti da una parte, un leader collettivo e profondo dall’altra; talmente profondo che non ha perso occasione di analizzare politicamente la proposta provocatoria di Renzi a Grillo. Una proposta evidentemente sconclusionata e irricevibile, ma usata a pretesto per far uscire dalla pancia del popolo piddino quel “buffone” che tutti abbiamo dentro ma che si faceva fatica ad esprimere, visto che finora ci è risultato difficile distinguere, tra gli altri, il pagliaccio di professione nel circo della politica italiana.

Renzi la sa lunga. Sa raccogliere gli umori e rispondere a tono. Questo significa peraltro, che cambiando l’umore del pubblico, cambia spesso anche il tono di risposta. Ma ha colto un punto: la gente è stanca, considera la loro classe dirigente incapace e inconcludente, secondo la definizione meno cattiva. “Abbiamo provato tutto, proviamo pure Renzi, ma è l’ultima occasione”, ha detto il sindaco ieri dal palco motivando il suo successo, ed è vero: spero sia una presa di coscienza, e non un dettato di falsa modestia.

Per il resto il programma di Renzi è più un programma da premier che da segretario di partito. Non c’è da meravigliarsi, per chi segue questo blog. E’ vero che ha incalzato il Governo, il Parlamento, la politica, i militanti e gli elettori del PD indicando tappe e date precise entro le quali compiere determinate riforme. Ma la sua è evidentemente una posizione comoda (ci si è trovato, e intelligentemente la sfrutta): se le cose che ha indicato ieri, penso alla legge elettorale entro gennaio, si faranno, se ne assumerà il merito: sono anni che se ne parla e non si fa, ci voleva Renzi!; se invece non si riuscirà a farle, penso soprattutto alla svolta chiesta all’azione del Governo entro le elezioni europee (un risultato non positivo del PD a quelle elezioni potrebbe allora metter fine anzitempo alla legislatura?) sarà colpa di un Governo e di un Parlamento imbragato, e avrà in mano la chiave per chiedere elezioni anticipate e rieleggere una nuova classe dirigente secondo i rapporti di forza emersi dal Congresso. Ottenere le elezioni, visto l’ostracismo del Quirinale a questa ipotesi, è poi un’altra partita; ma di fronte a ad un programma di governo a quel punto da troppi mesi inevaso, e a intese partite larghe e arrivate strettissime, sarebbe difficile anche per Napolitano continuare a nicchiare.

Cosa sarà del partito a quel punto? Perché credo che questa sia la vera domanda. Il percorso fino ad allora mi pare abbastanza chiaro. Ma il PD, quello per il quale ci siamo mobilitati e impegnati, che fine farà? Se si andasse a votare entro due anni, mi pare difficile che si possa celebrare un altro Congresso, se Renzi dovesse lasciarlo per andare a Palazzo Chigi. “Se”: perché non mi risulta che vi sia incompatibilità tra segretario e premier, e sarebbe grave se le due figure coincidessero: pur in mancanza di una norma specifica che lo vieti, è quantomeno inopportuno che si guidi sia il partito di maggioranza che il Governo; Fabrizio Barca l’ha esplicitato chiaramente e io sono assolutamente d’accordo nel tenere distinti Partito e Istituzioni, per quanto possibile. E l’intenzione del nuovo segretario di non lasciare l’incarico di Sindaco di Firenze in mancanza di una esplicita norma che lo vieti, costituisce un pericoloso precedente…

La presidenza affidata a Cuperlo, parrebbe allora indicare che possa essere la sua componente a guidarlo. La massiccia presenza di Franceschiniani in segreteria potrebbe invece suggerire che possa essere l’ex segretario il reggente prescelto.

Sono ipotesi inquietanti. Uno che ha perso il Congresso si potrebbe trovare a guidare il partito. Uno che lo vince sempre, ma saltando ogni volta di carro in carro, potrebbe fare altrettanto, e già lo sta facendo, per certi versi.

Non c’è pace per questo PD? E’ davvero un giorno nuovo o è soltanto un nuovo giorno, diverso ma in fondo uguale ai precedenti?

Ieri all’Assemblea Nazionale ho respirato ottimismo. Credo lo si debba a chiunque, un po’ di credito. Lo concederei anche a Matteo Renzi. Mi tranquillizza peraltro parecchio, e so di ciurlare in casa, la presenza di Civati e di una nutrita pattuglia di Civatiani nei direttivi di questo partito. Come dimostrazione, basti pensare al fatto che molti dei temi toccati o indicati da Renzi ieri, provengono dalla nostra mozione, e non dalla sua. E lo rivendico con orgoglio, non denunciando il plagio.

Da solo quindi Renzi non basta, non può bastare.

Ma, insieme, può essere davvero l’alba di un giorno nuovo.

 

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