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Megafoni & Manganelli: il #caricate di #Gazebo

In Idee, Marketing e Società, Politica Italiana on November 3, 2014 at 11:51 am

Sono ormai abituato a prendere ogni informazione con le pinze, in questo Paese. Da qualunque parte provenga. Soprattutto se dalle fila amiche. Credo che la verità sia un valore superiore e che non si possa ristabilire semplicemente rispondendo a bugie con bugie di segno inverso.

Questa premessa generale, si rende necessaria perché guardando il filmato diffuso ieri dalla trasmissione Gazebo, ho percepito una ricostruzione dei fatti diversa da quanto narrato sia dalla voce ufficiale del Ministro dell’Interno, sia da quella dei manifestanti in piazza.

Quando organizzavo manifestazioni studentesche negli anni ’90, era d’obbligo indicare precisamente l’itinerario che il corteo avrebbe percorso. La prescrizione non limita ovviamente il diritto a manifestare, ma permette l’organizzazione di un minimo di presidio per tutelare l’ordine pubblico, che in un’astratta scala dei valori, lo precede. Non so se le regole siano cambiate, ma riguardando le immagini di Gazebo mi pare di percepire che il corteo non avesse esattamente cognizione di dove andare.

Anzi, guardando il piazzamento della forza pubblica, normalmente predisposta per far scivolare i manifestanti verso il percorso segnato, e che per stessa ammissione di Diego Bianchi: “non sono in assetto antisommossa, sembrano abbastanza tranquilli”, sembra che la Polizia abbia inteso che il corteo, arrivati all’incrocio tra Piazza Indipendenza e via Curtatone, debba proseguire per piazza Indipendenza. Guardando infatti la disposizione della forza pubblica pare evidente che siano bloccati l’ingresso a Via Solferino (a sinistra) e via Curtatone (a destra). In una precedente immagine si vede anche la polizia che blocca Via Goito, sulla destra di piazza Indipendenza lungo il percorso del corteo fino a quel momento, che pure qualche manifestante indica.

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Ignoro se questi “blocchi” rispondano alla necessità di proteggere “obiettivi sensibili” o altro.

Certo è che:

  1. Il corteo non sembra autorizzato a procedere verso via Solferino o Via Curtatone (nè via Goito), o quantomeno la polizia crede che non lo sia;
  2. La stazione Termini è da tutt’altra parte e quindi nella ricostruzione del Ministro Alfano non c’azzecca un piffero.

Questa è infatti la mappa della zona. Il Corteo secondo la ricostruzione di Zoro sarebbe diretto verso il Ministero dello Sviluppo Economico (a sinistra in alto). Trovando presidiata via Goito da un notevole spiegamento di forze, prosegue lungo piazza indipendenza.

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Con la freccia rossa ho indicato quello che sembra essere l’intenzione del corteo: tagliare per via Curtatone verso il Ministero, aggirando il blocco di via Goito. Tratteggiato invece il percorso che la Polizia ritiene il corteo debba seguire, credo in base alle comunicazioni e autorizzazioni di cui sopra (che immagino esistano ancora). La croce blu indica quindi il punto della carica.

Il corteo infatti ad un certo punto avanza verso i 3-4 agenti di polizia posti a presidio di via Curtatone (come ricordato, nessuno di loro evidentemente immagina che il corteo di lì a poco gli si dirigerà contro). A questo punto lo zelante funzionario intima il “Caricate!”

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Nel “chiarimento” tra Landini e il funzionario che ha dato l’ordine di caricare, inoltre, lo stesso rivela che
“Avevamo l’ordine di sbarrare”

Le immagini di Gazebo non aiutano a spiegare, e scrivo questo post per capire:

  1. Qual era il percorso autorizzato dal corteo?
  2. Perché ad un certo punto il corteo si è diretto verso il presidio di polizia, quando appariva evidente che da quella parte (a torto o a ragione) non si potesse andare ?
  3. Quali obiettivi “sensibili” proteggeva la polizia sbarrando alcune vie?
  4. Chi ha dato l’ordine di scherarsi in un certo modo, e perchè?

No, perché sarebbe buffo se alla fine, tra megafoni e manganelli, si siano date e prese un sacco di botte, e scomodati finanche gli anni di piombo, solo per un banale disguido burocratico.

Sarebbe paradossale, ma assolutamente paradigmatico per un Paese alla frutta come il nostro, che dà più importanza alla carta che alla vita delle persone.

La reazione della polizia è stata invece molto poco burocratica. Ma se mi vedo piombare addosso decine di manifestanti in modo improvviso, la testa calda che si impaurisce e mena mazzate, bisogna pure mettere in conto di trovarla.

Fateci sapere, grazie. Siamo a disposizione.

 

Scemo chi vince. Sondaggio semiserio sulle elezioni 2015 (o 2014?)

In Marketing e Società, Politica Italiana on February 4, 2014 at 11:05 am

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Ordunque (certi incipit improbabili si possono leggere solo su questo blog), l’Italia si appresta a darsi una nuova legge elettorale. Eh sì, era proprio quello che ci voleva. Di tutti i problemi urgenti e improcrastinabili questo era certamente il più sentito dal popolo.

Non hai un lavoro? Tranquillo, ora hai il listino corto.

Prima non arrivavi a fine mese e ora addirittura temi di non riuscire nemmeno a cominciarlo, il mese? E vedi come un miraggio il confine tra 31 e l’1, che riazzererà il plafond della tua rovente carta di credito? Keep calm: ora c’è il doppio turno.

E, naturalmente, se temi che la corruzione impedisca a te e ai tuoi figli di vivere in un Paese che se non premi la meritocrazia (embè, ai miracoli ormai non ci crede più nessuno, a parte i Mastrapasqua di turno), che offra perlomeno garanzie di pari opportunità a tutti i suoi cittadini, devi aver fede: il ricatto dei partitini sarà scongiurato da alte soglie di sbarramento.

E così, se hai deciso che ti sei rotto le balle di questo inutile teatrino politico che ti spupazzano quotidianamente ormai da anni e pensi “Ora scendo in campo io”: puppa. Se non prendi almeno l’8 percento sei fuori. Ma 8% significa circa tre milioni di voti. Un po’ troppi per me. E anche per te. Ma è la democrazia bellezza!, dicono, e l’accettiamo. Se non hai tre milioni di voti, non sei nessuno. E’ giusto che tu stia a casa, a guardare attraverso la tele l’inutile teatrino che ti spupazzano quotidianamente ormai da anni.

Insomma, è facile prevedere che alle prossime elezioni i tre poli che se la giocheranno saranno PDL (o come diavolo si chiamerà), CSX e M5S. Ipotizzando che nessuno arrivi al 37%, si prospetta un ballottaggio. Renzi punta molto (forse tutto) sul suo appeal. Berlusconi tirerà fuori dal cilindro qualche promessa mirabolante, alla quale al solito milioni di imbecilli crederanno (che ci possiamo fare: è la democrazia, bellezza!). Grillo al grido di fanno tutti schifo! Sono tutti morti! raccoglierà il resto. Pescando molto, temo, anche a sinistra, se SEL come probabile rimarrà un satellite pericolosamente gravitante intorno all’orbita di un PD totalmente renzicentrico.

Al ballottaggio quindi, cosa succederà? Boh, è difficile da dire, e io poi con le previsioni sono notoriamente una chiavica. Ma fin tanto che non diventerà un reato spararle a caso, ci provo di nuovo:
Ipotesi A) Ballottaggio PD-PDL: vince il PD. Non si discute. Mi rifiuto di immaginare uno scenario diverso, per la mia salute mentale. Che poi, in fondo, cosa cambia? (nota amara di un elettore scoraggiato e disilluso).
Ipotesi B) Ballottaggio PDL-M5S: dipenderà molto dalla strategia di Grillo per accapparrarsi i voti degli elettori PD, ma che questi votino Berlusconi anche per sbaglio, mi pare decisamente improbabile. Un voto a Grillo, una volta sola, giusto per vedere di nascosto l’effetto che fa, glielo daremmo. Quindi: vince il M5S.
Ipotesi C) Ballottaggio PD-M5S. E qui viene la sicumera del nostro segretario: siamo abbastanza certi che l’elettorato PDL voterà Renzi compatto. D’altronde il candidato è più loro che nostro (#sischerza). Praticamente certo che vince il PD.

Pertanto, a ragionarci sopra non ci si azzecca mai, ma tanto non si fa peccato:

  • Il PD vince le elezioni se supera il 37% o se entra almeno in ballottaggio. Difficile immaginare che non accada, ma in passato la sinistra è riuscita a perdere elezioni anche più facili, quindi perchè mettere limiti alla Provvidenza? Soprattutto se qualcuno non capisce che più dura questo governo, più la certezza di una vittoria si allontana…
  • Il M5S vince le elezioni se entra in ballottaggio con il PDL. Ipotesi improbabile, al momento, ma affascinante. Grillo dovrebbe fare tutta la sua campagna sul e contro il PD. Oh: ma non la sta già facendo?
  • Il PDL vincerebbe le elezioni solo nel caso in cui superasse il 37% (e il PD) al primo turno. Ipotesi remota anch’essa, al momento. Ma Berlusconi conosce il Paese. Sa dove andare a bussare per sommare voti. I listini bloccati gli consentono di elargire posti in Parlamento a chiunque, in cambio di un bel bottino di consensi. E, dunque, non è affatto scontato che non riesca nel giochino. E infatti in molti l’hanno fatto notare:

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E chissà poi che nel frattempo a Berlusconi non riesca anche di trovare un “Civati” di destra…

Beh, si scherza, naturalmente. Infatti Renzi ci tiene a sottolineare che non si vince grazie ad una legge elettorale, ma perché si riesce ad entrare nel cuore e nella testa degli elettori, conquistandoli uno per uno.

E io mi auguro che Renzi questo faccia. E che non sia solo propaganda elettorale, ma un percorso condiviso di crescita e di proposta. Un #civoti, insomma.

Che le cose, insomma, cambiano solo cambiandole.

Il gioco delle tre carte.

In Politica Italiana on January 21, 2014 at 9:43 am

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Ci sono molte cose criticabili, nel metodo e nel merito, di questa bozza di legge elettorale che il Parlamento si appresta a discutere e, verosimilmente, ad approvare: la mancanza di preferenze, la (non) obbligatorietà di effettuare primarie per l’assegnazione dei posti nei listini, il premio di maggioranza abnorme in barba probabilmente alle indicazioni della Corte Costituzionale.

Ma quel che mi colpisce di più in negativo, e mi preoccupa, è il metodo Renzi. Non che mi aspettassi cose diverse, diciamo…

Il neo-segretario del PD ha generato molte aspettative, nel suo elettorato e in quello potenziale. Con il discorso di Milano ne ha provocate anche in chi, nel PD, non l’ha votato. Logico quindi che non voglia deluderle e abbia necessariamente bisogno di realizzare qualcosa da vendere come “Fatto” (nel senso del timbro che gli spot televisivi di Berlusconi di qualche tempo fa apponevano su alcuni punti del programma che secondo lui erano stati attesi dal suo governo…).

Si arriva dunque a questa legge elettorale nel più bieco e antidemocratico modo che si possa concepire: un caminetto tra 3-4 capibastone (Renzi, Berlusconi, Alfano e non si sa chi altri) che impegna una maggioranza di parlamentari e, di riflesso, l’intero Paese per i prossimi anni.

La legge elettorale del PD, infatti, non è stata concepita da una assemblea, da un gruppo di studio, da un manipolo di saggi di area e poi offerta alle critiche e agli aggiustamenti delle altre forze politiche. No. E’ stata pescata dal mazzo di tre carte che Renzi a porto ad altri leader. Senza aver ascoltato non dico la base, ma nemmeno il piano di mezzo: direttamente i vertici.

Se questo è il metodo che si dovrà seguire d’ora in poi, permettetemi una perplessità. Forse sarà normale per la destra, abituata a lavare in fretta i panni della politica e a lasciar fare. Per un partito come il nostro, trovarsi in una Direzione Naionale a dire sì o no alle iniziative del suo segretario, alla lunga finirà per logorarlo.

Dov’è la partecipazione? Dov’è la ricchezza di spunti e contenuti che un partito plurale può offrire al dibattito democratico? Quale sarebbe il contributo delle minoranze interne alla proposta, quale il loro margine di manovra? Ci si troverebbe ogni volta a dover chiedersi se vale la pena mettersi di traverso all’azione del segretario, che viaggia spedito col vento in poppa verso il traguardo, rischiando di essere etichettati come rompipalle a prescindere, senza chiedersi se poi il traguardo che si sta per centrare sia in effetti quello giusto.

Si dirà: non è un problema di Renzi. Renzi fa il Renzi. E sono sicuro che tanti saranno contenti della vitalità del nuovo PD: si arrivasse ad approvare una legge elettorale, sarebbe un canestro da tre punti per il sindaco. Nemmeno Berlusconi, come ho letto da qualche commento, potrebbe vantarsene: lui di tiri liberi ne ha avuti parecchi a disposizione e non ha mai fatto centro, finora. Per Renzi invece, sarebbe buona la prima, da vero fuoriclasse quale tenta di esser letto.

Invece il problema è proprio di Renzi. Rischia di trasformare questo partito in un feudo personale piegato alle idee (piuttosto estemporanee, dati causa e pretesto) del suo leader. E che tutto d’ora in avanti si trasformi in un referendum pro o contro Renzi: le Direzioni, le Assemblee, e magari pure i Congressi.

Un partito siffatto rischierebbe di aumentare la frattura con quella costola sempre più distante dell’elettorato di sinistra che è allergica ai “so tutto io, faccio tutto io” e che magari, anche a costo di perdere qualche settimana di pensiero in più, auspica e preferisce che importanti provvedimenti siano preceduti, e non seguiti, da ricerca e riflessione.

Ma evidentemente Matteo ha fatto i suoi conti, e deve aver capito che mostrare i muscoli strappa più applausi che leggere un libro. Anche se, a conti fatti, ci si accorge che il pubblico non può essere lo stesso. La scommessa di Matteo dovrebbe essere quindi che sotto il tendone, per qualcuno che si alza e se ne va, molti di più arriveranno ad ammirare i muscoli del Capitano.

Ammetto però che tra questo pubblico, anch’io comincio a sentirmi piuttosto a disagio.

Qualcuno legga un libro, per favore.

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