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Quattro comitatini un cazzo

In Economia e Sviluppo, Politica Italiana, Politica lucana on April 17, 2016 at 10:06 pm

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50,32. Questa l’affluenza registrata in Basilicata sul referendum “contro le trivelle in mare”, per dirla male. A livello nazionale il dato è ben diverso, e le letture che di qui a poco verranno date molto differenti; ma qui da noi con quella percentuale occorre farci i conti.

Non siamo 4 comitatini; la questione petrolio è seria; e a meno di non considerare l’intera Basilicata un enorme comitatino, un territorio abbandonato, abitato solo da 4 zoticoni, sul quale poter fare qualunque tipo di scempio a piacere, il Presidente Renzi e via discendendo devono d’ora in avanti fare i conti con noi.

La provincia di Matera, futura Capitale Europea della Cultura, registra addirittura l’affluenza più alta d’Italia, al di sopra del quorum.

Il petrolio porta lavoro e ricchezze? Forse, magari. Magari in val d’Agri, dove infatti l’affluenza è ben al di sotto della media regionale, e di quella nazionale, addirittura. Ma per il resto della Regione il petrolio e l’impatto delle sue attività sull’ambiente, sul turismo, sulle altre attività produttive, e soprattutto sulla vita quotidiana dei cittadini, è solo fonte di preoccupazione. Fondata? Non fondata? Nemmeno su questo, colpevolmente, i governi regionali che si sono succeduti negli ultimi anni sono stati in grado di mettere un punto fermo.

E quindi sarebbe ora di rimediare. D’ora in avanti non ci sono più comitatini. Non ci sono più fanatici ambientalisti. Non ci sono più egocentrici annunciatori di sventure.

C’è la Basilicata, ci sono i lucani. E bisognerà farci i conti.

Anzi. Dovremmo cominciare a farci i conti anche noi, per primi.

Io voto al Referendum, perchè mi interessa

In Politica Italiana on March 18, 2016 at 2:10 pm

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Ha fatto scalpore la decisione comunicata da qualcuno, a nome del Partito Democratico, di invitare i propri iscritti e simpatizzanti ad astenersi dal votare al Referendum del 17 aprile.

Le implicazioni e le possibili letture politiche sono molteplici, e ne ho lette di molto interessanti, ma qui per il momento non ci interessano.

Posso invece sentire i sospiri di sollievo di quanti, purtroppo numerosi, sono abituati a barattare copertura e protezione politica con signori e signorotti della politica nazionale e locale in cambio dell’indefessa disponibilità a votare in un certo modo, a chiamata. Un giorno di ferie per loro. In fondo se lo meritano, poverini.

Ma per il resto della platea elettorale, mi auguro sempre più ampia – e questo blog esiste in fondo per questo – di elettori autonomi e indipendenti, che esprimono di volta in volta la loro diversa opinione, maturata leggendo ed informandosi, valgono considerazioni diverse.

Ci si è soffermati, nei commenti alla notizia, sul valore della partecipazione, che tradizionalmente, perlomeno a sinistra, è sempre stata incentivata e promossa a prescindere, anche soltanto perchè di riflesso si denigrava chi alle urne rifiutava di andarci, per pigrizia o manifesto e ostentato disinteresse.

In verità da tempo penso che il non-voto abbia un suo legittimo valore, nobile almeno quanto il voto. Il suo esercizio, del non voto appunto, comunica qualcosa, ed assume dunque un valore politico che andrebbe colto e interpretato.

Chi non esercita il proprio diritto di voto per scegliere un proprio rappresentante, lo fa per comunicare che, ad esempio, qualunque cosa scelga tanto le cose non andranno mai nel verso che auspica; che magari non si sente rappresentato da nessuna delle proposte o dei candidati (senza che per questo debba necessariamente attivarsi con una propria proposta politica); o che addirittura non crede nella democrazia; in definitiva, che gli va bene qualunque risultato esca dalle urne deciso dalla maggioranza dei cittadini. Che gli è indifferente. Il non voto in una elezione che deve eleggere una qualunque assemblea rappresentativa, quindi, assume in genere un valore negativo, e credo questo sia sostanzialmente corretto; ma cogliere, leggere e infine provare a convertire il messaggio negativo lanciato dal non voto spetta alla politica, non certo al cittadino, al quale non si può chiedere (più) di recarsi comunque alle urne, per malcelarlo o scegliere il meno peggio; che il meno peggio è comunque pur sempre un male, ormai lo abbiamo imparato a nostre spese.

Ma non votare ad un referendum? Che valore assume in questo caso, … continua a leggere

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