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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Posts Tagged ‘Sinistra Italiana’

Perchè gli ex elettori PD non votano a sinistra?

In Politica Italiana on June 7, 2016 at 8:26 am

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Il PD è un partito totalmente allo sbando. Chiariamoci: la colpa non è di Renzi. Semmai la sua colpa è essersi proposto come rimedio, aver indicato la cura, e non aver fatto nulla. Anzi forse è riuscito a peggiorare una situazione già grave.

L’emoraggia di elettori è inarrestabile e continua, e il 40.8 alle europee un fortuito caso dovuto all’occasionale bassa affluenza. Non appena questa è tornata a livelli consueti, per quanto comunque bassi, l’evidenza non si è più potuta nascondere.

L’idea di intercettare e dare rappresentanza e dimora agli elettori in libera uscita dal PD ha ingolosito molti: se il pd naufraga a destra, creiamo uno scoglio a sinistra.

Ma il limite dell’operazione è nell’operazione stessa, rivelatrice del tipico atteggiamento di superiorità della sinistra pura (lo so, il termine non piacerà  a molti, ma ancora non vi siete manco accordati sull’etichetta, e comunque e poi così importante?): gli elettori hanno fame [di rappresentanza] ma non hanno più pane [il PD]? Che mangino brioches!

E così hanno preparato le brioches: una sinistra golosa quanto si vuole, ma assolutamente incapace di sfamare gli affamati elettori ormai da anni alla ricerca di un cambiamento che tarda ad arrivare.

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Il punto politico dopo il referendum: Emiliano rimasto l’unico anti-Renzi?

In Politica Italiana on April 19, 2016 at 8:20 am

La partita referendaria si è chiusa. Ma il risultato è ancora in discussione: i referendari (in testa Michele Emiliano e il “nostro” Piero Lacorazza) ammettono di aver subito un gol, ma ricordano di averne segnati 5 nel primo tempo (pari al numero di quesiti cancellati dalla Corte Costituzionale in quanto accolti dal Governo con modifiche allo Sblocca Italia, senza bisogno del voto); il Governo inneggia invece al golden gol, e partita chiusa.

Lo so, le metafore calcistiche sono trite ed obsolete. In ogni caso senza l’iniziativa referendaria delle Regioni, non ci sarebbe stata alcuna modifica alla legge, e quindi va bene così. Forse, col senno di poi, ci si poteva accontentare delle 5 modifiche ed evitare il bagno di sangue folla. Tanto il braccio di ferro Regioni-Governo (o opposizioni-maggioranza, o ancora PD renziano-PD antirenziano a seconda di come la su vuol vedere) sarebbe stato ancora lungo, e forse si poteva evitare di logorarsi con una (probabile, già alla vigilia) sconfitta.

Ma un risultato questa partita l’ha comunque messo in chiaro. Il governatore della Puglia Michele Emiliano si è proposto alla ribalta come il più credibile anti-Renzi. Non che rimanga molto altro, in verità:

1) Il buon Pippo Civati sta consumando il suo inspiegabile suicidio politico, dopo aver gloriosamente gettato in malora un prezioso patrimono di consenso e visibilità. La sua neo formazione “Possibile”, che si è portata dietro intatti tutti i problemi già a suo tempo (anche da noi, inutilmente) rilevati, era stata messa subito a dura prova subito dopo il fallimento della solitaria e velleitaria raccolta firme per un referendum chiaramente antigovernativo alla fine della scorsa estate; e pare ora definitivamente scoppiata, alla luce del mancato raggiungimento del quorum. Certo, ci sarà sempre un’altra partita da giocare, un’altra battaglia da combattere, ma intanto di insuccesso in sconfitta ci si logora ancora prima di cominciare a fare le cose sul serio. Ed è un peccato, davvero. Poteva uscirne fuori qualcosa di buono, se solo si fosse tagliato qualche ramo secco e messe in pratica anche solo la metà delle buone cose predicate. Ma che evidentemente valgono solo per gli altri, tipo inorridire di fronte ad un ciaone del dirigente renziano e soprassedere all’ennessima folle esternazione del proprio inamovibile braccio destro. Che sarebbe stato certo fonte di grande imbarazzo se per ventura Pippo fosse diventato ad esempio segretario del Grande Partito. Incredibile, e a questo punto colpevole, non rendersene conto. Come se non bastasse a Roma, nonostante le promesse e le aspettative della vigilia, non sono riusciti a trovare un candidato migliore di Fassina. Per dire. E già qualche militante lamenta pubblicamente che alla luce di questi capolavori tattici e strategici la linea politica non possa essere mai messa in discussione. E che forse si stava meglio quando si stava peggio, cioè nel PD renziano, quando almeno si provava il brivido di far parte di qualcosa che conta.
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