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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Posts Tagged ‘referendum 2016’

Il punto politico dopo il referendum: Emiliano rimasto l’unico anti-Renzi?

In Politica Italiana on April 19, 2016 at 8:20 am

La partita referendaria si è chiusa. Ma il risultato è ancora in discussione: i referendari (in testa Michele Emiliano e il “nostro” Piero Lacorazza) ammettono di aver subito un gol, ma ricordano di averne segnati 5 nel primo tempo (pari al numero di quesiti cancellati dalla Corte Costituzionale in quanto accolti dal Governo con modifiche allo Sblocca Italia, senza bisogno del voto); il Governo inneggia invece al golden gol, e partita chiusa.

Lo so, le metafore calcistiche sono trite ed obsolete. In ogni caso senza l’iniziativa referendaria delle Regioni, non ci sarebbe stata alcuna modifica alla legge, e quindi va bene così. Forse, col senno di poi, ci si poteva accontentare delle 5 modifiche ed evitare il bagno di sangue folla. Tanto il braccio di ferro Regioni-Governo (o opposizioni-maggioranza, o ancora PD renziano-PD antirenziano a seconda di come la su vuol vedere) sarebbe stato ancora lungo, e forse si poteva evitare di logorarsi con una (probabile, già alla vigilia) sconfitta.

Ma un risultato questa partita l’ha comunque messo in chiaro. Il governatore della Puglia Michele Emiliano si è proposto alla ribalta come il più credibile anti-Renzi. Non che rimanga molto altro, in verità:

1) Il buon Pippo Civati sta consumando il suo inspiegabile suicidio politico, dopo aver gloriosamente gettato in malora un prezioso patrimono di consenso e visibilità. La sua neo formazione “Possibile”, che si è portata dietro intatti tutti i problemi già a suo tempo (anche da noi, inutilmente) rilevati, era stata messa subito a dura prova subito dopo il fallimento della solitaria e velleitaria raccolta firme per un referendum chiaramente antigovernativo alla fine della scorsa estate; e pare ora definitivamente scoppiata, alla luce del mancato raggiungimento del quorum. Certo, ci sarà sempre un’altra partita da giocare, un’altra battaglia da combattere, ma intanto di insuccesso in sconfitta ci si logora ancora prima di cominciare a fare le cose sul serio. Ed è un peccato, davvero. Poteva uscirne fuori qualcosa di buono, se solo si fosse tagliato qualche ramo secco e messe in pratica anche solo la metà delle buone cose predicate. Ma che evidentemente valgono solo per gli altri, tipo inorridire di fronte ad un ciaone del dirigente renziano e soprassedere all’ennessima folle esternazione del proprio inamovibile braccio destro. Che sarebbe stato certo fonte di grande imbarazzo se per ventura Pippo fosse diventato ad esempio segretario del Grande Partito. Incredibile, e a questo punto colpevole, non rendersene conto. Come se non bastasse a Roma, nonostante le promesse e le aspettative della vigilia, non sono riusciti a trovare un candidato migliore di Fassina. Per dire. E già qualche militante lamenta pubblicamente che alla luce di questi capolavori tattici e strategici la linea politica non possa essere mai messa in discussione. E che forse si stava meglio quando si stava peggio, cioè nel PD renziano, quando almeno si provava il brivido di far parte di qualcosa che conta.
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Quattro comitatini un cazzo

In Economia e Sviluppo, Politica Italiana, Politica lucana on April 17, 2016 at 10:06 pm

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50,32. Questa l’affluenza registrata in Basilicata sul referendum “contro le trivelle in mare”, per dirla male. A livello nazionale il dato è ben diverso, e le letture che di qui a poco verranno date molto differenti; ma qui da noi con quella percentuale occorre farci i conti.

Non siamo 4 comitatini; la questione petrolio è seria; e a meno di non considerare l’intera Basilicata un enorme comitatino, un territorio abbandonato, abitato solo da 4 zoticoni, sul quale poter fare qualunque tipo di scempio a piacere, il Presidente Renzi e via discendendo devono d’ora in avanti fare i conti con noi.

La provincia di Matera, futura Capitale Europea della Cultura, registra addirittura l’affluenza più alta d’Italia, al di sopra del quorum.

Il petrolio porta lavoro e ricchezze? Forse, magari. Magari in val d’Agri, dove infatti l’affluenza è ben al di sotto della media regionale, e di quella nazionale, addirittura. Ma per il resto della Regione il petrolio e l’impatto delle sue attività sull’ambiente, sul turismo, sulle altre attività produttive, e soprattutto sulla vita quotidiana dei cittadini, è solo fonte di preoccupazione. Fondata? Non fondata? Nemmeno su questo, colpevolmente, i governi regionali che si sono succeduti negli ultimi anni sono stati in grado di mettere un punto fermo.

E quindi sarebbe ora di rimediare. D’ora in avanti non ci sono più comitatini. Non ci sono più fanatici ambientalisti. Non ci sono più egocentrici annunciatori di sventure.

C’è la Basilicata, ci sono i lucani. E bisognerà farci i conti.

Anzi. Dovremmo cominciare a farci i conti anche noi, per primi.