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Lezione di Opposizione n. 1 – "Il Pesce Morto"

In Politica Italiana, Politica lucana on April 17, 2015 at 1:27 pm

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Il consiglio Comunale di Matera, nel suo piccolo, offre spunti notevoli per comprendere la politica e l’esercizio (spesso ahimè vuoto) della democrazia.

Ecco quindi la prima puntata di un breve videocorso che vi svelerà i segreti per una perfetta opposizione: quella che con una mano protesta, con l’altra chiede e spesso e volentieri ottiene. Per sé, non per tutti.

Quindi: se le avete provate tutte, ma proprio tutte, e non siete riusciti a combinare nulla nella vita, non disperatevi: c’è sempre l’opposizione.

Posto sicuro, reddito garantito, alta posizione sociale, e zero responsabilità.

Che poi, dovete solo fare finta.

Che mica davvero davvero.

P.S.: si ringrazia VideoUno per la concessione delle immagini del Consiglio Comunale. Il video dell’intera seduta del 14.04.2014 è qui.

Non ti confesso più.

In Economia e Sviluppo, Idee, Marketing e Società, Politica Italiana, Politica lucana, Uncategorized on April 7, 2014 at 10:32 am

Capita, a volte capita.

E’ capitato, e capiterà altre cento, e mille volte.

Persone che ti guardano, si congratulano, ti dicono “bel lavoro stai facendo” e ancora “ci vorrebbe più gente come te”. Bene, dico, siamo in tanti, dico, possiamo cambiare, dico. Se basta volerlo, e lo vogliamo, possiamo farcela. Facciamolo.

No, non possiamo. Perchè dopo le strette di mano, le pacche sulle spalle, ti confessano che insomma, i tempi non sono ancora maturi. Qualcuno c’ha famiglia. Qualcuno con la politica indirettamente ci campa, e sai mai… Comunque bravo, mi dicono, tieni duro. Noi siamo onesti e aperti al cambiamento come voi. Però…

Però loro continueranno a sostenere, votare e far votare lo storico capobastone. E nulla cambierà. Mai.

Per fare i soldi in questa società, ci vogliono i soldi. Per avere potere, ci vuole potere. Non c’è niente da fare. E il potere non si costruisce, non si prende. Non qui almeno: se fai il bravo, qualcuno te lo passa.

“Ma è l’ultima volta”.

Certo. E’ sempre l’ultima volta. Ma ci sarà ancora una promessa, un’apertura di prospettiva, un cenno, un occhiolino, che ti terrà attaccato morbosamente al mondo dal quale la tua anima ti chiede di scappare.

Ma tu non l’ascolterai. Hai famiglia. Un lavoro. Temi di perdere tutto. E trovarti, magari, come noi: disoccupato, precario, senza prospettive, a urlare alla luna. Non te lo puoi permettere. E quindi, sarà per un’altra volta. Quando qualcun altro avrà deciso che è il momento, sarà quello il momento.

Vedi caro impavido amico: io non ti confesso più. La strada giusta te l’abbiamo indicata. Sta a te percorrerla. Certo, ci vuole coraggio. Come ogni volta che lasci qualcosa di certo per incontrare l’incerto. Forse perderai qualcosa, ma più probabilmente ne guadagnerai.

No, non è una promessa. Non è la stessa musica con la quale sei stato allattato e cresciuto. E’ solo lo spietato e cinico calcolo che si fa quando capisci che le nostre risorse, moltiplicate per mille se la politica si toglie di mezzo e libera le energie – che già ci sono, non dobbiamo inventarci nulla – divise con uguaglianza e merito, sono sufficienti a farci dire: “io sto bene”.

Io sto bene. Non me ne vado. Questo vorrei sentir dire alle migliaia di ragazzi che ogni anno lasciano la loro terra per non tornare più.

E a te, mio poco coraggioso amico, o compagno: io non ti confesso più.

I tuoi peccati, le tue millemila scuse per conservare tutto com’è, d’ora in poi vai a raccontarli a qualcun altro.

Un abbraccio.

NC

Se Civati a Renzi votasse sì, chi se ne frega…

In Politica Italiana on February 21, 2014 at 2:02 pm

Il malessere di Civati dentro questo PD, che mente, complotta, scala il potere, fa accordi col diavolo, è reale. Non è tattico, non è orgoglio ferito. Ed è il nostro.

Ora però, occorre essere pragmatici: votare contro il segretario significa arrendersi alla sua forza, abbandonare il campo, e lasciare che ex comunisti ed ex democristiani portino a compimento il loro progetto: rifare la DC, e umiliare quegli scampoli di VERA sinistra ancora presenti, spacciando e vendendo per sinistra una insipida minestra riscaldata.

Ok, se così fosse, ci sarebbero praterie da cavalcare. Ma non è questo il tempo, non è ancora il momento; restare e dimostrare che un partito con la P e la D maiuscola è possibile, comunque si chiami, è un dovere. Lo hanno capito in tanti, ma non ancora tutti, cosa sarebbe un PD civatiano.

Quindi andrò (andremo) a Bologna a chiedere a Pippo di restare nel PD. Di non disperdere le energie che abbiamo messo in campo finora, e il progetto al quale abbiamo creduto. Portarlo fuori è sempre possibile, e Renzi non mancherà di darcene occasione.

E se questo significa votare sì al suo governo, chi se ne frega. Lo hanno voluto quasi due milioni di italiani, dopotutto.

Certo, sarebbe una liberazione, una soddisfazione. Ma noi siamo più importanti.

Non lasciamo il PD a questa gente qua: ce la possiamo ancora fare.

Crederci e soffrire. Siamo di sinistra, dopotutto.

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