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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Posts Tagged ‘Partito Democratico’

Ciao ciao PD

In Politica lucana, Ritratti on February 24, 2017 at 6:56 am

Caro segretario,
gli ultimi sono stati quattro anni molto intensi, da quando ho deciso di iscrivermi e partecipare più da vicino alla politica cittadina e nazionale.

Serbavo nel cuore l’idea che l’impegno di tanti potesse riportare il partito nel quale ero cresciuto e al quale avevo creduto, nell’alveo più naturale in cui dovrebbe collocarsi, smarcandosi da metodi e modelli che nulla avevano a che fare con il ruolo di rappresentanza degli interessi dei cittadini, di elaborazione di una proposta politica di sintesi tra le diverse posizioni, di selezione di nuove classi dirigenti. 

In questi anni ho sostenuto tutte le iniziative e i provvedimenti che mi sbravano andassero nella stessa direzione che auspicavo, senza mai appiattirmi acriticamente sulla posizione di un singolo o di una singola componente, o del mio partito solo per fedeltà alla bandiera. Ho sostenuto il nostro circolo nella decisione di una giusta riconferma del sindaco Adduce, pur se usciva evidentemente fuori da accordi precostituiti dei quali rifiutavo la validità e l’importanza, e la bontà di quella battaglia per il bene ed il futuro di Matera è stata capita in pieno forse solo adesso, quando è a tutti evidente la stasi che la città, e noi con lei, sta soffrendo. Ho sempre difeso la città e il Partito, senza mai perdere il diritto e la voglia di criticare quel che non mi piaceva, e di adoperarmi per quanto possibile per cambiarlo.

Il mio ringraziamento va a te, che mentre il resto della Regione e del Paese chiudeva circoli e pensiero, hai almeno provato a rinverdire una partecipazione e un confronto aperto, evidentemente ritenuto superfluo e obsoleto rispetto ai nostri tempi veloci e pratici.

Tuttavia, alla luce degli ultimi avvenimenti, non posso più non vedere che il Partito Democratico ha perso totalmente e irrecuperabilmente la sua identità. E con essa si è smarrito ogni mio residuo entusiasmo riformista. Ogni sforzo ulteriore sarebbe un inutile accanimento terapeutico.

Sono pertanto a consegnarti le mie dimissioni da componente della segreteria, della direzione cittadina e dell’ufficio per il tesseramento, augurandomi di poter presto tornare a lavorare insieme ai tanti amici e compagni che in questo tempo ho avuto il piacere di incontrare ed apprezzare, perchè la politica ritorni ad essere (di nuovo) il motore del cambiamento che vorremmo vedere nel mondo.

Con stima ed amicizia,
Nino Carella

Se la sconfitta di Renzi è la nostra sconfitta

In Politica Italiana on June 22, 2016 at 8:57 am

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Civati gongola per il prevedibile risultato negativo di Roma, e per l’imprevisto scivolone di Torino. Troppo evidente la lettura politica del risultato, troppo manifesta la delusione e l’avversione degli elettori di un Partito Democratico che ha cambiato tutto, per non cambiare nulla.

E però i precoci segnali di debolezza di Renzi sono la certificazione del più grande errore civatiano: uscire dal Partito Democratico, per fondare una effimera forza politica nel pantano della sinistra-sinistra, sulla scorta di un’analisi (sbagliatissima) che dava Renzi come ormai invincibile, che vedeva il Partito Democratico irrimediabilmente perso, che suggeriva come l’alleanza con le destre (il fantomatico Partito della Nazione) avrebbe cambiato per sempre lo scenario politico e anche il modo di ragionare e di vedersi rappresentati degli elettori.

Che un elettore tradisca il proprio partito di riferimento, votandone un altro, quando per ragioni comprensibili ed evidenti non si sente più rappresentato, ci sta. Anzi è il sale della democrazia, dell’alternanza, di una politica che deve rincorrere virtù e valori e non potere e carriere. Ma che lo faccia un dirigente di quel partito, candidatosi al Congresso pochi mesi prima, punto di riferimento di una numerosa minoranza, no.

La narrazione renziana si è indebolita. Ma alla prossima Direzione Nazionale non ci sarà nessuno a dire: “io l’avevo detto”, “avevamo ragione noi”. Per farlo, saremo costretti a tirar fuori dagli armadi e rispolverare dalla naftalina nientemeno che Massimo D’Alema. Pensa come stiamo messi.

L’aver sacrificato oggi l’alternativa a Renzi in nome di un innegabile imbarazzo ieri nel decidere se votare-astenersi-votarecontro in Parlamento alle proposte oscene della guida renziana in politica economica e sociale, per malsopportazione degli sfottò dei compagni di partito vincenti e arroganti, si è rivelato in meno di un anno un errore madornale: e a Renzi, per ora, nel Partito Democratico, non c’é praticamente alternativa.

In un grande partito si sta. Magari male. Magari scomodi. Magari, qualche volta, in silenzio. Per ricostruire un’alternativa. Per dare l’esempio. Per prepararsi ad assumerne la guida.

Invece, questo consumismo sfrenato di contenitori politici (per quanto di fatto evanescenti e vuoti) non fa che alimentare l’anti-politica; disaffezionare gli elettori (il 50% dei nuovi astenuti sono elettori del PD); creare ancora più confusione e mortificare la lotta e l’impegno di migliaia di ragazzi e ragazze, uomini e donne, che non hanno rinunciato affatto a voler cambiare le cose, e che oggi devono invece accontentarsi delle briciole di cambiamento elemosinate da un Governo che – comunque – non li rappresenta, o da uno scenario politico finalmente squilibrato e mosso nella sua inciucesca stagnazione, da fattori esterni ed estemporanei. E siamo allora costretti ad ammettere che Grillo, per quanto i grillini siano insopportabilmente incapaci e vuoti di contenuti, per quanto il grillismo sia potenzialmente negativo e pericoloso, in fondo meno male che c’è, almeno offre una sponda, smuove le acque, non permette di campare di rendite di posizione (che magari altri hanno conquistato). Pensa come stiamo messi.

Il 24 giugno ci sarà una Direzione Nazionale del Partito Democratico per discutere del risultato delle amministrative. E Civati non ci sarà. Noi, non ci saremo. Per dire “ecco i risultati”, “avevamo ragione noi”, “ora vorremmo mostrarvi come si fa”.

Per dire anche solo: “Eccoci.”

“Noi ci siamo”.

Il punto politico dopo il referendum: Emiliano rimasto l’unico anti-Renzi?

In Politica Italiana on April 19, 2016 at 8:20 am

La partita referendaria si è chiusa. Ma il risultato è ancora in discussione: i referendari (in testa Michele Emiliano e il “nostro” Piero Lacorazza) ammettono di aver subito un gol, ma ricordano di averne segnati 5 nel primo tempo (pari al numero di quesiti cancellati dalla Corte Costituzionale in quanto accolti dal Governo con modifiche allo Sblocca Italia, senza bisogno del voto); il Governo inneggia invece al golden gol, e partita chiusa.

Lo so, le metafore calcistiche sono trite ed obsolete. In ogni caso senza l’iniziativa referendaria delle Regioni, non ci sarebbe stata alcuna modifica alla legge, e quindi va bene così. Forse, col senno di poi, ci si poteva accontentare delle 5 modifiche ed evitare il bagno di sangue folla. Tanto il braccio di ferro Regioni-Governo (o opposizioni-maggioranza, o ancora PD renziano-PD antirenziano a seconda di come la su vuol vedere) sarebbe stato ancora lungo, e forse si poteva evitare di logorarsi con una (probabile, già alla vigilia) sconfitta.

Ma un risultato questa partita l’ha comunque messo in chiaro. Il governatore della Puglia Michele Emiliano si è proposto alla ribalta come il più credibile anti-Renzi. Non che rimanga molto altro, in verità:

1) Il buon Pippo Civati sta consumando il suo inspiegabile suicidio politico, dopo aver gloriosamente gettato in malora un prezioso patrimono di consenso e visibilità. La sua neo formazione “Possibile”, che si è portata dietro intatti tutti i problemi già a suo tempo (anche da noi, inutilmente) rilevati, era stata messa subito a dura prova subito dopo il fallimento della solitaria e velleitaria raccolta firme per un referendum chiaramente antigovernativo alla fine della scorsa estate; e pare ora definitivamente scoppiata, alla luce del mancato raggiungimento del quorum. Certo, ci sarà sempre un’altra partita da giocare, un’altra battaglia da combattere, ma intanto di insuccesso in sconfitta ci si logora ancora prima di cominciare a fare le cose sul serio. Ed è un peccato, davvero. Poteva uscirne fuori qualcosa di buono, se solo si fosse tagliato qualche ramo secco e messe in pratica anche solo la metà delle buone cose predicate. Ma che evidentemente valgono solo per gli altri, tipo inorridire di fronte ad un ciaone del dirigente renziano e soprassedere all’ennessima folle esternazione del proprio inamovibile braccio destro. Che sarebbe stato certo fonte di grande imbarazzo se per ventura Pippo fosse diventato ad esempio segretario del Grande Partito. Incredibile, e a questo punto colpevole, non rendersene conto. Come se non bastasse a Roma, nonostante le promesse e le aspettative della vigilia, non sono riusciti a trovare un candidato migliore di Fassina. Per dire. E già qualche militante lamenta pubblicamente che alla luce di questi capolavori tattici e strategici la linea politica non possa essere mai messa in discussione. E che forse si stava meglio quando si stava peggio, cioè nel PD renziano, quando almeno si provava il brivido di far parte di qualcosa che conta.
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