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SI ME FREGHI QUI, ME FREGHI SU TUTTO

In Regionali Basilicata on March 22, 2019 at 8:26 am

Perciò sei un ladro; sei ladro tu, tu padre e tu nonno! e io ve licenzio a tutti e tre.

Così diceva il furbo carbonaro, scambiato con il Marchese del Grillo, nell’omonimo film di Monicelli.

Il carbonaio, al contrario del nobile e viziato Marchese, sa bene come vivere la giornata, e come scansare pericoli e come giudicare correttamente le persone. Perchè dai comportamenti degli altri, spesso dipende il nostro futuro.

E ciò è tanto più vero oggi in democrazia, visto che possiamo decidere chi governa le nostre comunità con libere elezioni, e la pantomima della nobiltà è stata abolita da un pezzo.

La vicenda della tessera giovanile MSI del candidato di centrosinistra Carlo Trerotola, stimato farmacista potentino, sospettato di simpatie verso la destra estrema, mi ha richiamato la battuta del carbonaro.

Nel senso: non è (molto) interessante se la tessera sia vera o falsa (e comunque la Fondazione AN che ha ereditato l’archivio degli iscritti MSI, conferma che Trerotola risulta nell’anagrafe, e Storace lo ricorda sincero e appassionato militante), questione sulla quale ieri ci siamo (tre)arrotolati per ore

Perlomeno, non è il punto centrale: tutti siamo ex di qualcosa (o di qualcuno). È così, e non ci si può far nulla, nè sarebbe giusto mettersi su questo a fare i puri.

Ma Trerotola, dopo i sospetti circolati subito dopo che il suo nome è uscito dalle labbra di Pittella, sospetti alimentati anche dal fatto di aver in fretta e furia chiuso il profilo facebook (dal quale molti ricordano quotidiane esternazioni di chiare posizioni estrorse) e provveduto a ripulire la cache dei motori di ricerca, e dopo la successiva gaffe su Almirante, avrebbe potuto tranquillamente ammettere: sì è vero, in gioventù ho gravitato intorno al MSI; ma capitemi, mio padre era un alto funzionario, era quasi naturale; poi però sono cresciuto e maturato e me ne sono allontanato, e anzi da decenni sostengo il centrosinistra e sono amico di Pittella, di Folino e di tanti altri…

Nessuno gliene avrebbe fatta una colpa. Non sono questi i cambi di casacca che indignano gli elettori, certo non quanto i periodici scambi tra centrodestra e centrosinistra che hanno reciproche porte girevoli sempre aperte ai portatori di consenso, arrabbattato con qualunque metodo, sottoscrittori di un reciproco patto di mutuo occorso alla bisogna; porte non interdette nemmeno a indagati e condannati per gravi reati (tanto da aver fatto scattare l’allarme dell’antimafia). Anzi, pare che questi ultimi siano decisamente considerati i migliori (puah!).

Il punto è che se venisse accertato che in effetti il candidato di Pittella è stato missino, significa che TREROTOLA HA MENTITO AGLI ELETTORI. E qualcuno potrebbe – giustamente – pensare che “si me freghi qui, me fregherai su tutto”.

Ma c’è anche un’altra considerazione: perché Trerotola avrebbe mentito? È sua la decisione di farlo, di non ammettere una parte del suo (anche recente) passato, pur di non imbarazzare ulteriormente gli alleati?

Perché è invece forte il mio personale sospetto, considerata la generale simpatia e stima che unanimente gli vengono riconosciute da chi lo incontra nel quotidiano, che sia stato semplicemente mal consigliato: negare, negare sempre, anche di fronte all’evidenza. Cosa che in effetti Trerotola ha fatto anche ieri scompostamente sulla querelle della tessera, arrampicandosi sugli specchi della logica pur di avvalorare la tesi della fake news, acriticamente accettata e diffusa dai suoi piccoli fan in rete, che però gli si è subito ritorta contro, quando sono uscite le evidenze.

Ma se il candidato del centrosinistra, bollato com il “buono della Basilicata”, la faccia pulita additata di essere la foglia di fico di tante facce sporche dietro di lui, non ha saputo gestire la pressione di una questione così banale e marginale, che garanzie può dare di indipendenza e distanza dai tanti cattivi consigli che tanti cattivi consiglieri si affretteranno a imporre, qualora fosse eletto Presidente della Regione?

Non mi pare che in questa vicenda abbia dimostrato sufficiente schiena dritta. Assolutamente necessaria per il ruolo che ha accettato di assumere, specie a capo di una scomposta compagine che ha litigato su tutto fino al giorno prima, bandiera di un consiglio regionale che senza fare un solo minuto di autocritica sugli ultimi cinque anni di malgoverno che hanno imposto ai lucani per sistemarsi le cosucce loro, si sono ricandidati tutti in massa.

Ovviamente, su questo e su altro, giudicheranno domenica gli elettori.

E sapremo se siamo più sciocchi Marchesi, servi di un potere più grande, o umili ma astuti carbonai.

L’anti-Pittella

In Politica lucana on October 4, 2016 at 11:25 am

Il Governatore della Basilicata Marcello Pittella annuncia la sua ricandidatura.

Il suo annuncio rimbomba nel vuoto più assoluto del Partito del quale dovrebbe essere principale esponente e, nella vacanza della sua segreteria regionale, anche il più alto in grado.

Volendo pur sospendere il giudizio sull’impalpabile azione del governo regionale, che è sembrato in questi anni più diretto a confermare filiere consolidate e stringere nuove “amicizie” utilizzando gli scranni di via Verrastro come fiches da distribuire a piacimento, volendo anche sorvolare sulla gestione del Partito Democratico che il pittellismo ha contribuito (ancor di più) a svuotare di contenuti e significato già peraltro bassissimi, volendo volutamente ignorare le sconfitte elettorali di Potenza e Matera nelle quali lo zampone di Marcello ha lasciato impronte mai ammesse ma piuttosto evidenti, cosa ne rimane?

Anche se l’affermazione è stata lasciata cadere un po’ così, a margine di un evento di tutt’altra natura, per vedere di nascosto l’effetto che fa, ha subito incendiato il dibattito politico lucano.

Dai maggiori esponenti del Partito sono già stati lanciati i soliti e puntuali appelli all’unità. Comprensibile da parte di chi in questi anni ha sostenuto e sostiene la linea Renzi-Pittella. Sorprende invece che anche Roberto Cifarelli si unisca al coro (oggi, sulla Gazzetta del Mezzogiorno):

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Ammetto che faccio davvero fatica a capire.

Proprio Roberto Cifarelli potrebbe (dovrebbe?) costituire la principale alternativa al pittellismo. Non necessariamente contro. Semplicemente: alternativo.

Proprio da Matera, umiliata e tradita dalla bassa politica. E proprio nel giorno in cui il Quotidiano della Basilicata cita uno studio che conferma che proprio Matera (e nel resto della Basilicata non può che essere peggio) è bloccata e fermata nel suo sviluppo da cordate di potere economico-politico che trovano, evidentemente, nell’attuale Capo della Regione garanzia di continuità e protezione politica:

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Allora? Vogliamo rompere gli schemi (come riuscì peraltro a Pittella tre anni fa, sfruttando renzianamente anche la stanchezza atavica verso una politica autoreferenziale e proponendosi come il rivoluzionario ma rassicurante cambiamento atteso da tutti i lucani), o provare ingenuamente a vedere se dagli stessi schemi salta fuori qualcosa di buono?

Pittella ricandidato? Beh, non tocca certo a me deciderlo. Parliamone. Magari a breve, nel partito nel quale ciascuno di noi ancora si riconosce e milita.

Ma rimanendo così le cose, e non vedo segnali di cambiamento all’orizzonte, è forse tempo di smettere di gettare ponti che vengono continuamente incendiati piuttosto che attraversati, e preparare a costruire l’alternativa.

O la preparerà qualcun altro.

 

 

 

Matera 2019, si cambia fra mille polemiche

In #MT2015 - #MT2019, Politica lucana on February 10, 2016 at 7:46 pm

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Articolo di Mariano Maugeri, pubblicato su “Il Sole 24 Ore” del 10.02.2016

«Via i potentini da Matera» urlava il presidente della Camera di Commercio, Angelo Tortorelli, durante uno dei suoi infiammati comizi alla vigilia delle elezioni comunali. Critiche feroci piovevano sui colonialisti torinesi, con l’allusione per nulla occulta a Paolo Verri, l’agitatore culturale piemontese che ha costruito pagina dopo pagina il dossier che ha proiettato sul palcoscenico mondiale la città dei Sassi. Citiamo la campagna elettorale del maggio scorso perché a molti  è parso uno dei tanti capitoli di una guerra tra notabilati.

Da una parte quello piddino, frantumato per teste. L’ex sindaco bersaniano Salvatore Adduce, una carriera tra i funzionari della lega delle cooperative coronata dallo scranno a Montecitorio, aveva azzeccato una mossa su tutte: cooptare Paolo Verri e firmargli una delega in bianco per la candidatura di Matera 2019. L’altra testa, e nemica giurata di Adduce, è la senatrice Maria Antezza, sorella della consigliera comunale Nunzia e cognata dell’assessore regionale all’agricoltura. Sua Antezza è un prodotto delle conventicole di un PD lucano ormai dominato da Marcello Pittella, figlio del senatore Domenico, da due anni governatore della Regione nonché vicepresidente e socio di maggioranza della Fondazione Matera 2019 e fratello di Gianni, ex vicepresidente vicario del Parlamento Europeo. Al PD a tre teste si contrappone l’arcipelago rappresentato dal sindaco De Ruggieri, intellettuale lamalfiano di lungo corso, ex consigliere regionale e comunale nella prima Repubblica, cane da tartufo di chiese rupestri e inventore di musei affacciati sulla gravina del Sasso Barisano, che all’alba dei suoi ottant’anni ha trionfato alle comunali.

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