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Grillino deluso? Leggi qui…

In Politica Italiana on October 12, 2013 at 3:27 pm

civati

by Angelo Giordano*

Ehi, tu!
Tu che ti senti di sinistra!
Tu che non andrai più a votare perché magari hai votato Grillo e anche Grillo ti ha deluso!
Tanto meno andresti a votare ad un Congresso del PD o a delle Primarie, vere o false che siano.
Aspetta un attimo, non ti voglio convincere di niente, ti devo solo ricordare la differenza tra certezza e probabilità.
Se non vai a votare hai la certezza matematica che altri voteranno al tuo posto e tra questi ‘altri’ molti saranno i clientes che tanto, giustamente, disprezzi e che consideri il cancro della democrazia.
E tu mi rispondi: ”Non so chi votare, sono tutti uguali e non cambia niente!”
Ecco.
Hai appena dimostrato con la tua risposta che non hai ben chiara la differenza tra probabilità e certezza.
E’ certo che se nessuno fa qualcosa di concreto le cose andranno come al solito. Ti dirò di più: meno tu ti impegni più i satrapi, locali e nazionali delle varie forze politiche, vedranno rafforzato il proprio potere. E’ matematico: se i Satrapi controllano il 30% dell’elettorato via clientelismo, se questo 30% diventa il 90% dei votanti perché la maggior parte degli elettori si astiene non c’è matematicamente speranza di cambiamento.
E tu mi rispondi: ”Perché, se mi tessero e vado a votare ad un congresso, a delle Primario o alle elezioni anche uno decente, a trovarlo, qualcosa cambierà davvero?”
Ecco, ti rispondo io, è improbabile, tutto sommato, ma è possibile.
Seeee, mi rispondi tu.
Certo che sì, incalzo io:
seguimi: se ti prendi la tessera del PD
(in sottofondo rumore di ringhi, vomito, urla, armi da fuoco)
mica poi sei obbligato ad andare a votare, giusto?
Giusto.
Però se ti prendi la tessera del PD puoi andare a votare al Congresso PD
(in sottofondo risate tipo show televisivo)
Dicevo, al Congresso PD la Mozione Civati.
CiChi?
Civati.
Insomma, informati, mica è Renzi che si porta appresso i Satrapi e la Dottrina Marchionne; si è opposto a Monti e al governo Letta PDL.
Ebbè, mi dici tu, mi sono opposto pure io a Monti e al governo Letta PDL.
Ecco, rispondo io: lo vedi che siamo d’accordo?
Se riusciamo a portare in alto la Mozione Civati magari non ci sarà mai più un governo Letta-PDL e magari ci sarà qualcuno che tu abbia cuore di votare nelle prossime elezioni comunali – regionali – nazionali.
Meglio essere in minoranza ed essere che non essere.
E anche questo è matematico.
Coraggio… Scegli la speranza e non rassegnarti alla certezza!

 

* Direttivo PD Matera, gruppo Basilicata per Civati.

Le nostre domande a Epifani. #mobbasta #occupypd

In Politica Italiana on July 27, 2013 at 9:28 am

protesta occupypd

Ieri è andata in onda l’ennesima puntata della saga “Desperate Houseparty”.

Il riassunto delle precedenti puntate. Ci hanno fatto discutere per due mesi su un nodo: cambiare lo Statuto del PD nel punto in cui la norma prevede che il segretario sia automaticamente anche il candidato premier. Una norma, evidentemente, superata dai fatti, anacronistica, anche un po’ spocchiosa, oltre che politicamente debole. Quindi, era pacifico che si potesse, si dovesse, cambiare.

La puntata di oggi. Colpo di scena! Quella norma era soltanto il cavallo di Troia. Una volta accettato l’equino all’interno delle nostre mura cerebrali, il passo ulteriore è stato: se allora il segretario non è più candidato premier, la sua base di legittimazione non può essere la stessa del passato: il primo dovrà continuare ad essere scelto con le primarie, quando verrà il tempo della scelta (cioè al momento dello scioglimento delle Camere); il secondo, logicamente, dovrà essere scelto dagli iscritti del partito che ci si candida a guidare.

In teoria non fa una piega. In teoria. In pratica fa delle grinze alte un dito.

Lo Statuto del Partito Democratico, al primo articolo (non uno a caso, dunque), recita: “Il Partito Democratico è un partito federale costituito da elettori ed iscritti, fondato sul principio delle pari opportunità”; il successivo comma si spinge ancora oltre e “affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali.”

Dunque il Partito, oggi, questo è (sulla carta). Quel che chiediamo è una riforma dei fatti, non delle intenzioni. Nelle intenzioni il PD è esattamente quel che noi vorremmo fosse da domani mattina. Il codice etico, lo Statuto, la linea politica votata nelle direzioni, disegnano un percorso puntualmente tradito da un gruppo dirigente teso soltanto a fare del mestiere più precario del mondo, perché sottoposto alle volubili valutazioni degli elettori, una rendita a vita: un tesseramento fuori da qualunque controllo; circoli in larga parte del territorio svuotati di iniziative e contenuti, divenuti soltanto fortini nei quali inscenare faide interne e accordi di spartizione di poteri e prebende; dirigenti eletti da una manciata di tessere che non rispondono a nessuno di eventuali (e ce ne sono) incompatibilità, o cambiamenti di linea politica. Non è questo il PD che avevamo in mente, che abbiamo sempre votato e sostenuto, e che è descritto nelle carte e nelle dichiarazioni pubbliche; non è questo il PD che vogliamo costruire.

Mi pare dunque evidente che se la vostra intenzione è quella di disegnare un partito diverso (e comunque quello attuale, nei fatti ripeto, non è mai stato realizzato), devono esserci ragioni politiche evidenti, che ci devono essere spiegate. La cosa va discussa in tutte le sedi. Non è una variazione da poco. Passare da un Partito federato di iscritti, eletti ed elettori al partito degli iscritti ed eletti, potrebbe pure avere una logica che ai più sfugge; attendiamo quindi che questa Rivoluzione necessaria ci venga perlomeno illustrata; siamo menti fresche, non abbiamo la Vostra esperienza e forse nemmeno le vostre capacità; spiegatecelo come se avessimo sei anni; siamo i vostri iscritti, siamo i vostri elettori.

Lasciamo quindi stare le ragioni di opportunità (se una siffatta Rivoluzione può essere compiuta dalla classe dirigente più contestata della storia, con il partito ai minimi termini di consenso, da un’Assemblea eletta quattro anni prima del tradimento dei 101…); lasciamo stare le ragioni di strategia politica (per non saper né leggere né scrivere, se l’obiettivo è recuperare consensi, si dovrebbero spalancare porte e finestre, non murarvisi dentro…); chiediamo solo risposte. Le domande sono queste:

1) perché Bersani, pur con mandato pieno di ricerca di una maggioranza diversa da quella che avrebbe sostenuto il governissimo, e con continue dichiarazioni pubbliche in tal senso, non è mai andato oltre la proposta “date i voti ad un mio governo, che sarà un governo di Cambiamento”?

2) perché quando, fallito il suo tentativo di formazione di un governo, con la (ovvia, scusate) contestazione grillina “tu che stai nei Palazzi da quarant’anni non sei credibile quando parli di Cambiamento”, salito al Quirinale, non ha chiesto al Capo dello Stato che il mandato venisse affidato a personalità diversa dalla sua?

3) perché il Capo dello Stato, congelando la Costituzione e senza alcun precedente nella storia Repubblicana, non ha di sua sponte ricercato una personalità terza che potesse mettere d’accordo PD e SEL (che si erano pubblicamente dichiarati disponibili in tal senso) e M5S (che non aveva possibilità di alleanze alternative, se il PD è maggioranza assoluta alla Camera)?

4) perché, se l’obiettivo fosse stato quello di condividere con una platea parlamentare la più ampia possibile l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, di punto in bianco la “bellissima sorpresa” è stata l’accordo sul nome di Marini con il PDL, con tutti gli altri partiti tagliati fuori dalle trattative per loro stessa ammissione?

5) Perché se compito del Segretario Epifani è di organizzare il prossimo Congresso che dovrebbe per statuto tenersi entro 4 mesi dalle dimissioni (quindi entro il 23 agosto, art. 5 comma 1 e 2) o al più tardi entro il 7 novembre, alla data del 27 luglio dell’anno del Signore 2013 le procedure congressuali non sono state neppure avviate e stiamo qui a discutere di incomprensibili Rivoluzioni statutarie?

A queste domande avrebbe dovuto rispendere qualcuno, almeno ieri. Se non rispondi, caro Epy, se scappi dalle tue responsabilità e ferisci il nostro desiderio che venga fatta chiarezza, in nome di una politica semplice e pulita, come dovrebbe essere sempre, è normale che qualcuno ti contesti. Ma forse non sei stato messo lì a caso, e il pelo sullo stomaco cresciuto in decenni di militanza sindacale servono da scudo alle manovre di qualcuno.

Attendiamo fiduciosi. Domani è un altro giorno. Chissà che puntata andrà in onda. Noi siamo qua, spettatori sempre più tentati di cambiare canale.

L'Italia di Berlusconi. W l'Italia.

In Politica Italiana on June 25, 2013 at 9:46 am

Ma che bella giornata! Riprendendo il titolo di un film, ieri abbiamo vissuto una giornata densa di fatti politicamente rilevanti:

  1. Il pasticciaccio di Ragusa, in cui il candidato del centrosinistra si è scoperto essere in realtà un uomo di Cuffaro, molto più a destra di Renzi (per dire), denunciato dalla coraggiosa Valentina Spata che ha dovuto per questo subire l’onta dell’espulsione (dal PD eh, non dal movimento 5 stelle o dal PCUS); ebbene gli elettori hanno nettamente sfanculato (ops) i cartelli divenuti ormai palesi tra riformisti e conservatori (con tutto il rispetto per chi riformista o conservatore lo è davvero) e premiato il candidato del Movimento 5 Stelle. Auguri al neosindaco, che sappia non far rimpiangere i professionisti della politica, portando aria nuova e capacità di governo in quella bella città (peraltro anche a Messina vince un uomo che la politica la fa per strada e nelle piazze e non nei palazzi; auguri anche a lui)
  2. Il caso Roma Capitale: il neosindaco Marino, che ha i suoi bei problemi a contenere le pressioni e le pretese dei partiti, ansiosi di entrare in giunta per dare il loro “contributo” alla rinascita della città dopo il quinquennio di Alemanno, apre inaspettatamente al Movimento 5 Stelle offrendo un posto in giunta ad una persona loro gradita; un esperimento e prove di dialogo (vedi, Grillo, come si fa, la politica?) che sono un bel segnale per chi come me ritiene che il Paese potrà uscire dal pantano solo guardando alle forze civili che vogliono impegnarsi direttamente, stanche di delegare gente che appena ritirata la delega l’archivia nel cassetto facendosi bellamente i fatti suoi;
  3. Il Pres. Cav. On. S.B. condannato per una vicenda se vogliamo “minore” nella sua bella collezione di reati più o meno conclamati, stile Al Capone;

E’ di tutta evidenza come in un Paese normale il punto sub 3 sarebbe politicamente il meno rilevante, pur considerato che coinvolge il personaggio più in vista della Nazione. Voglio dire: le larghe intese vengono bocciate dall’elettorato lì dove un esperimento simile viene riproposto, un sindaco indipendente di una grande città tenta di aprire una breccia nel granitico fortino pentastellato, in questo turno di amministrative quasi ovunque vincono politici “nuovi” e non grigi uomini d’apparato, eppure la solidità dell’esecutivo pare venga minacciata da una condanna ad un uomo, se pur potente e venerato.

Prova ne è che prontamente i teorizzatori della “pacificazione nazionale” (che stranamente dovrebbe passare per l’amnistia totale e tombale a Silvio Berlusconi, e non ad esempio da un nuovo patto generazionale tra vecchia e nuova politica, oppure da un nuovo patto sociale tra ricchi e – sempre più – poveri, per ripartire e pianificare una nuova visione di futuro) hanno tirato fuori editoriali già pronti da mesi con i quali affermano che Berlusconi non si batte giudiziariamente ma politicamente. Come se l’essere processato e condannato dipendesse da un disegno politico della sinistra (quale sinistra? quella che non ha regolato il conflitto d’interessi? quella che non l’ha mai dichiarato ineleggibile ai sensi di legge? oppure quella che ci sta governando assieme?) e non piuttosto dal suo sentirsi un superuomo di fatto superiore anche alla legge. Condannato per e dai suoi vizi e dalle sue malefatte e non dal mandato sovversivo dei suoi avversari (ahah scusate, qui mi viene sempre da ridere, da tre mesi a questa parte!) politici

Ho già scritto che a mio avviso i processi di Berlusconi riguardano solo Berlusconi. Al massimo i suoi avvocati e i giudici chiamati a verificare e sindacare i fatti delittuosi sottoposti al loro giudizio. Tutt’al più interessa i suoi elettori, che dovranno giudicare anche da questi fatti, oltre che dai sorrisi e dalle promesse, se un uomo del genere è o meno degno di rappresentarli.

Concordo che Berlusconi si batte politicamente: ad esempio rifiutando di governarci insieme, se un’alternativa, pur difficile e piena di incognite, ce l’hai. E non tenendo il Paese allacciato al palo potenzialmente per cinque lunghi anni, durante la crisi più profonda che il Paese abbia mai conosciuto dal dopoguerra: impedendo, di fatto, in un tira e molla infinito e logorante, quelle riforme necessarie per adeguare il nostro sistema, economico, sociale e politico, alle sfide del terzo millennio, per dare la possibilità anche agli italiani di cogliere le opportunità della globalizzazione, invece che subirne soltanto le distorsioni.

Berlusconi si batte politicamente denunciando la sua incapacità e inadeguatezza a governare il Paese: l’Italia non è una azienda, non ha bisogno di manager. Ha bisogno di politici e di  politica. Politici e politica che non guardino i loro grevi interessi, non mettano in piedi un “postificio” per dar lavoro a parenti, amici  e anche nemici; che non si preoccupino solo di vincere delle elezioni, ma di come governare i processi e la macchina amministrativa dal giorno dopo la vittoria elettorale, essendo eletti da una parte ma rappresentanti di tutti.

Questa è l’Italia che voglio, l’Italia che sogno. Un’Italia dove Berlusconi magari non è in galera (fatti suoi) ma dove gli italiani lo possano guardare in faccia e riconoscerlo per quel che è: un vecchietto vizioso e incapace, che ha saputo raccogliere più di quel che ha seminato (perchè magari ha rubato dal campo del vicino), bravo solo ad usare soldi e potere per comprare il consenso di mercenari e mercenarie, incapace invece di tener su una famiglia, un’impresa, una Nazione.

W l’Italia.

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