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Poi dice che vince Grillo.

In Politica lucana on May 19, 2014 at 2:10 pm

* Articolo pubblicato anche su Il quotidiano della Basilicata e sul blog EssereSinistra.

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Mentre impazza la campagna elettorale per le europee, e nella nostra regione tengono banco sui media le noiose diatribe interne al PD sul mai svoltosi Congresso Regionale, la vita va avanti.

E la gente si trova alle prese con la realta quotidiana: bollette da pagare, affitti, figli da crescere ed educare, necessità di spostarsi per lavorare. O per trovarlo, un lavoro.

Questa piccola realtà quotidiana pare non interessare nessuno. Né la politica, né il governo, che distribuisce 10 miliardi a chi ha meno bisogno pur di far dire di sè che si sta facendo qualcosa; nè l’Europa, impegnata nelle consuete chiacchiere che puntualmente la fine della campagna elettorale laverà via.

Ma sembra ormai non interessare più nemmeno quella che una volta era l’ossatura di questo Paese: la classe imprenditoriale piccola e media. Formatasi sul campo, speso con un passato essa stessa da operaio o da impiegato, messasi in proprio con la corretta combinazione di coraggio, talento ed intuito, erano loro stessi a volere dipendenti soddisfatti e felici. Qualche volta si contendevano i migliori a colpi di rilanci retributivi e bonus, rendendo il sistema competitivo ed equilibrato, per quanto possibile.

Ora qualcosa si è rotto. Sarà la crisi, sarà la sovrabbondanza di manodopera a buon mercato, sarà un sistema statale lontano, inefficiente e tartassatore che ha trasformato questa società in una sorta di far-west invece che in una comunità coesa e solidale. Ma i nostri piccoli e medi imprenditori sono diventate sanguisughe senza scrupoli. Non potendosela prendere con i più forti (anzi, molti di loro sono i principali fautori delle fortune politiche di questo o quell’incapace o corrotto politico, raggranellando pacchetti di voti – o tessere, in alcuni partiti – tra dipendenti e fornitori) i nostri novelli Dracula se la prendono con i loro sottoposti.

Approfittando della cronica mancanza di lavoro, arrivano – nella più bieca legalità, peraltro – a proporre contratti improbabili e insostenibili. E trovando sempre qualche disperato che accetta. Poco è sempre meglio di niente. questa la logica, corretta ma perversa.

Sono appena stato testimone di un atto del genere. Un quarantenne con un Curriculum di tutto rispetto, al quale una struttura turistica del materano ha offerto un lavoro a tempo pieno. In cambio di un inquadramento 6 mesi più 6 mesi con stage (quindi niente tutele, sussidi e amenità varie) a “ben” 450 euro mensili. E classica promessa finale di assunzione.

“Cosa devo fare?” mi ha chiesto, facendomi ascoltare la registrazione della telefonata con il futuro datore di lavoro.

Da una parte la propria dignità. Il giusto orgoglio di un lavoratore ormai arrivato, trattato come un sedicenne alle prime armi che ha il solo cruccio di portare fuori la ragazza e comprarsi le sigarette; e magari nel frattempo imparare un lavoro. Dall’altra lo stato di totale necessità: un figlio da mantenere, le bollette da pagare, l’affitto… Guadagnerebbe poco, ma comunque più dell’altra alternativa: niente.

Non so se quel lavoratore accetterà di prostituirsi, lavorativamente parlando. Di continuare ad essere povero,  forse solo un po’ meno, ma almeno con un lavoro. Non so se prevarrà la dignità – che qualche benpensante con la pancia piena scambierà sicuramente per disprezzo, per inutile orgoglio – o la necessità.

Dico solo che non dovremmo essere ridotti così. Dico che noi lavoratori dovremmo lasciare queste sanguisughe senza manodopera. Il momento di sollevarsi e combattere per il nostro futuro è adesso. Se non ora quando? I lavoratori di oggi, in questo sistema impallato, sono solo i disoccupati di domani. La contrapposizione tra lavoratori e disoccupati dev’essere quindi annullata. Dovremmo riscrivere tutti insieme il nostro futuro. Questo è il nostro Paese, non siamo comparse, ed è in gioco la nostra vita.

So che con questo articolo non cambierà il mondo.

Ma qualcosa bisogna fare.

Non voglio vivere in Paese in cui chi cerca lavoro si sorprende a trovarsi a pensare, di fronte ad una morte sul lavoro ascoltata al TG, che è un peccato, ma almeno se non altro si è liberato un posto.

 

Scemo chi vince. Sondaggio semiserio sulle elezioni 2015 (o 2014?)

In Marketing e Società, Politica Italiana on February 4, 2014 at 11:05 am

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Ordunque (certi incipit improbabili si possono leggere solo su questo blog), l’Italia si appresta a darsi una nuova legge elettorale. Eh sì, era proprio quello che ci voleva. Di tutti i problemi urgenti e improcrastinabili questo era certamente il più sentito dal popolo.

Non hai un lavoro? Tranquillo, ora hai il listino corto.

Prima non arrivavi a fine mese e ora addirittura temi di non riuscire nemmeno a cominciarlo, il mese? E vedi come un miraggio il confine tra 31 e l’1, che riazzererà il plafond della tua rovente carta di credito? Keep calm: ora c’è il doppio turno.

E, naturalmente, se temi che la corruzione impedisca a te e ai tuoi figli di vivere in un Paese che se non premi la meritocrazia (embè, ai miracoli ormai non ci crede più nessuno, a parte i Mastrapasqua di turno), che offra perlomeno garanzie di pari opportunità a tutti i suoi cittadini, devi aver fede: il ricatto dei partitini sarà scongiurato da alte soglie di sbarramento.

E così, se hai deciso che ti sei rotto le balle di questo inutile teatrino politico che ti spupazzano quotidianamente ormai da anni e pensi “Ora scendo in campo io”: puppa. Se non prendi almeno l’8 percento sei fuori. Ma 8% significa circa tre milioni di voti. Un po’ troppi per me. E anche per te. Ma è la democrazia bellezza!, dicono, e l’accettiamo. Se non hai tre milioni di voti, non sei nessuno. E’ giusto che tu stia a casa, a guardare attraverso la tele l’inutile teatrino che ti spupazzano quotidianamente ormai da anni.

Insomma, è facile prevedere che alle prossime elezioni i tre poli che se la giocheranno saranno PDL (o come diavolo si chiamerà), CSX e M5S. Ipotizzando che nessuno arrivi al 37%, si prospetta un ballottaggio. Renzi punta molto (forse tutto) sul suo appeal. Berlusconi tirerà fuori dal cilindro qualche promessa mirabolante, alla quale al solito milioni di imbecilli crederanno (che ci possiamo fare: è la democrazia, bellezza!). Grillo al grido di fanno tutti schifo! Sono tutti morti! raccoglierà il resto. Pescando molto, temo, anche a sinistra, se SEL come probabile rimarrà un satellite pericolosamente gravitante intorno all’orbita di un PD totalmente renzicentrico.

Al ballottaggio quindi, cosa succederà? Boh, è difficile da dire, e io poi con le previsioni sono notoriamente una chiavica. Ma fin tanto che non diventerà un reato spararle a caso, ci provo di nuovo:
Ipotesi A) Ballottaggio PD-PDL: vince il PD. Non si discute. Mi rifiuto di immaginare uno scenario diverso, per la mia salute mentale. Che poi, in fondo, cosa cambia? (nota amara di un elettore scoraggiato e disilluso).
Ipotesi B) Ballottaggio PDL-M5S: dipenderà molto dalla strategia di Grillo per accapparrarsi i voti degli elettori PD, ma che questi votino Berlusconi anche per sbaglio, mi pare decisamente improbabile. Un voto a Grillo, una volta sola, giusto per vedere di nascosto l’effetto che fa, glielo daremmo. Quindi: vince il M5S.
Ipotesi C) Ballottaggio PD-M5S. E qui viene la sicumera del nostro segretario: siamo abbastanza certi che l’elettorato PDL voterà Renzi compatto. D’altronde il candidato è più loro che nostro (#sischerza). Praticamente certo che vince il PD.

Pertanto, a ragionarci sopra non ci si azzecca mai, ma tanto non si fa peccato:

  • Il PD vince le elezioni se supera il 37% o se entra almeno in ballottaggio. Difficile immaginare che non accada, ma in passato la sinistra è riuscita a perdere elezioni anche più facili, quindi perchè mettere limiti alla Provvidenza? Soprattutto se qualcuno non capisce che più dura questo governo, più la certezza di una vittoria si allontana…
  • Il M5S vince le elezioni se entra in ballottaggio con il PDL. Ipotesi improbabile, al momento, ma affascinante. Grillo dovrebbe fare tutta la sua campagna sul e contro il PD. Oh: ma non la sta già facendo?
  • Il PDL vincerebbe le elezioni solo nel caso in cui superasse il 37% (e il PD) al primo turno. Ipotesi remota anch’essa, al momento. Ma Berlusconi conosce il Paese. Sa dove andare a bussare per sommare voti. I listini bloccati gli consentono di elargire posti in Parlamento a chiunque, in cambio di un bel bottino di consensi. E, dunque, non è affatto scontato che non riesca nel giochino. E infatti in molti l’hanno fatto notare:

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E chissà poi che nel frattempo a Berlusconi non riesca anche di trovare un “Civati” di destra…

Beh, si scherza, naturalmente. Infatti Renzi ci tiene a sottolineare che non si vince grazie ad una legge elettorale, ma perché si riesce ad entrare nel cuore e nella testa degli elettori, conquistandoli uno per uno.

E io mi auguro che Renzi questo faccia. E che non sia solo propaganda elettorale, ma un percorso condiviso di crescita e di proposta. Un #civoti, insomma.

Che le cose, insomma, cambiano solo cambiandole.

Un, due, tre – La fa il PD e puzzi te…

In Politica Italiana on July 28, 2013 at 2:27 pm

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Riceviamo e simpaticamente condividiamo

A volte mi tornano in mente le filastrocche di quando eravamo bambini, ci prendevamo in giro e ridevamo di gusto per quelle paroline proibite che non si potevano dire ma erano così divertenti da pronunciare (già perché in verità il ritornello sarebbe un, due, tre caco io e puzzi te).

Mi tornano in mente perché mi sembra che sia l’atteggiamento messo in essere, oggi, dai vertici nel PD: l’hanno fatta bella grossa ma a puzzare sarebbe la base che manifesta dissenso, quelli che se ne vanno, chi non ci sta e dice no.

Puzza chi chiede che venga rispettato il primo articolo del nostro statuto (Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali), puzza chi, esasperato, presenta le sue dimissioni (l’ultima Rossana Lamberti, proprio oggi), puzza chi contesta una vergognosa giornata come quella di venerdì scorso (gli occupyPD armati di pericolosissimi cartelli).

Non si sono ancora puliti bene ed hanno chiari i segni del malfatto, ma a puzzare siamo noi…

Se ormai non fossi grande e non avessi i capelli bianchi riderei come ridevo tanti anni fa.

Patrizia Cini
#occupyPD Roma

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