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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

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Se la sconfitta di Renzi è la nostra sconfitta

In Politica Italiana on June 22, 2016 at 8:57 am

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Civati gongola per il prevedibile risultato negativo di Roma, e per l’imprevisto scivolone di Torino. Troppo evidente la lettura politica del risultato, troppo manifesta la delusione e l’avversione degli elettori di un Partito Democratico che ha cambiato tutto, per non cambiare nulla.

E però i precoci segnali di debolezza di Renzi sono la certificazione del più grande errore civatiano: uscire dal Partito Democratico, per fondare una effimera forza politica nel pantano della sinistra-sinistra, sulla scorta di un’analisi (sbagliatissima) che dava Renzi come ormai invincibile, che vedeva il Partito Democratico irrimediabilmente perso, che suggeriva come l’alleanza con le destre (il fantomatico Partito della Nazione) avrebbe cambiato per sempre lo scenario politico e anche il modo di ragionare e di vedersi rappresentati degli elettori.

Che un elettore tradisca il proprio partito di riferimento, votandone un altro, quando per ragioni comprensibili ed evidenti non si sente più rappresentato, ci sta. Anzi è il sale della democrazia, dell’alternanza, di una politica che deve rincorrere virtù e valori e non potere e carriere. Ma che lo faccia un dirigente di quel partito, candidatosi al Congresso pochi mesi prima, punto di riferimento di una numerosa minoranza, no.

La narrazione renziana si è indebolita. Ma alla prossima Direzione Nazionale non ci sarà nessuno a dire: “io l’avevo detto”, “avevamo ragione noi”. Per farlo, saremo costretti a tirar fuori dagli armadi e rispolverare dalla naftalina nientemeno che Massimo D’Alema. Pensa come stiamo messi.

L’aver sacrificato oggi l’alternativa a Renzi in nome di un innegabile imbarazzo ieri nel decidere se votare-astenersi-votarecontro in Parlamento alle proposte oscene della guida renziana in politica economica e sociale, per malsopportazione degli sfottò dei compagni di partito vincenti e arroganti, si è rivelato in meno di un anno un errore madornale: e a Renzi, per ora, nel Partito Democratico, non c’é praticamente alternativa.

In un grande partito si sta. Magari male. Magari scomodi. Magari, qualche volta, in silenzio. Per ricostruire un’alternativa. Per dare l’esempio. Per prepararsi ad assumerne la guida.

Invece, questo consumismo sfrenato di contenitori politici (per quanto di fatto evanescenti e vuoti) non fa che alimentare l’anti-politica; disaffezionare gli elettori (il 50% dei nuovi astenuti sono elettori del PD); creare ancora più confusione e mortificare la lotta e l’impegno di migliaia di ragazzi e ragazze, uomini e donne, che non hanno rinunciato affatto a voler cambiare le cose, e che oggi devono invece accontentarsi delle briciole di cambiamento elemosinate da un Governo che – comunque – non li rappresenta, o da uno scenario politico finalmente squilibrato e mosso nella sua inciucesca stagnazione, da fattori esterni ed estemporanei. E siamo allora costretti ad ammettere che Grillo, per quanto i grillini siano insopportabilmente incapaci e vuoti di contenuti, per quanto il grillismo sia potenzialmente negativo e pericoloso, in fondo meno male che c’è, almeno offre una sponda, smuove le acque, non permette di campare di rendite di posizione (che magari altri hanno conquistato). Pensa come stiamo messi.

Il 24 giugno ci sarà una Direzione Nazionale del Partito Democratico per discutere del risultato delle amministrative. E Civati non ci sarà. Noi, non ci saremo. Per dire “ecco i risultati”, “avevamo ragione noi”, “ora vorremmo mostrarvi come si fa”.

Per dire anche solo: “Eccoci.”

“Noi ci siamo”.