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Cappellacci e cappellini. Tutti in piazza, ma senza bandiere

In #MT2015 - #MT2019, Politica lucana on December 3, 2014 at 10:21 am

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Articolo ripreso dal sito Sassiland e Sassilive.

La protesta spontanea contro il petrolio, nata sui social network e diffusasi poi nelle piazze, nelle scuole, nei consigli comunali di mezza Basilicata, è nata senza testa, e tale deve rimanere.

Il rischio, altrimenti, è che a qualcuno venga la tentazione di metterci il proprio cappello. Antico vizio della politica, invero non solo lucana, quella di cavalcare le piazze in agitazione per fini diversi, e discutibilmente collaterali.

Si assiste così, ad esempio, al tentativo da parte di diversi gruppi politici di affiancare alla sacrosanta protesta contro lo Sblocca Italia, la richiesta di far venir giù per questo l’intera giunta regionale. Legittimo: ma questa linea chi l’ha decisa?

E si assiste così, anche, alla vergognosa strumentalizzazione delle delibere di alcuni Comuni (tra i quali spicca Matera) che pur pronunciandosi criticamente contro la visione di un sviluppo basato solo sul petrolio, e in maniera acritica rispetto all’impatto ambientale e sulla salute dei cittadini fin qui registrato (e senza – figuriamoci – tenere in alcun conto i timori rispetto all’impatto che ulteriori maggiori estrazioni potrebbero far registrare), sono state ritenute non sufficientemente contro. E questo, chi lo ha deciso?

A parte il legittimo indiscutibile diritto di interpretare la realtà secondo il proprio soggettivo metro di giudizio, si deve denunciare con forza ogni tentativo di manipolazione della realtà, che ha il fine di arrivare a far dire alla pubblica opinione (operazione sempre agevole su temi così complessi, nei quali è comunicativamente più facile dividere i buoni dai cattivi, e additare un unico mostro) che il Comune di Matera è a favore del petrolio.

Ora, io capisco che tale operazione possa portare un qualche sollievo ai pruriti accumulati nel corso degli ultimi anni a chi ha fatto della lotta (questa sì senza se e senza ma) contro il Sindaco Adduce una ragione di vita, magari anche nella legittima aspettativa di sostituirlo.

Ma siamo sicuri che alla comune causa faccia bene il tentativo di non annoverare anche la Capitale della Cultura dalla parte del fronte del NO al Petrolio? Solo perché la delibera (ininfluente rispetto all’iter amministrativo dell’impugnativa, ma dal valore fortemente simbolico) sottintende la richiesta di impugnazione a possibili ed eventuali modifiche parlamentari dell’art. 38?

Che è poi la posizione del PD Regionale. E non si capisce davvero perché la posizione del PD Regionale (dove magari si è in maggioranza) debba andar bene la mattina, e la stessa debba invece andar male in Consiglio Comunale la sera (dove invece si è in minoranza). Peraltro a guardar meglio il merito delle questioni, la decisione del PD Basilicata è un tantinello più vincolante di quella del Consiglio Comunale, nella classifica della gerarchia delle fonti (politiche, non giuridiche). Contrariamente a quanto si vorrebbe far credere, montando casi sproporzionati sui giornali e sui social network, e danneggiando in definitiva l’intero Movimento, per un pugno di consensi.

Quindi, se si voleva raggiungere un qualche risultato concreto e non a chiacchiere, l’arena di scontro era un’altra; ma lì, forse, difettavano le telecamere.

Per dirla in metafora, risulterebbe ad esempio debole la posizione di chi, in nome di una sbandierata anima animalista, protestasse con veemenza nelle piazze contro i ristoranti che servono carne, e non riesca invece poi a convincere la propria moglie a togliere il pollo dal menù.

E questa debolezza pervaderebbe l’intero Movimento.

E insomma, grazie dell’impegno, ma non siamo la somma di debolezze; abbiamo invece bisogno di una sola e unica forza per dire chiaro che non un solo barile di petrolio deve essere estratto in più, prima che non vengano affrontati i numerosi problemi che già il livello attuale di estrazioni ha prodotto: impatto limitato sullo sviluppo, numerosi episodi di inquinamento segnalati, timori diffusi sulle conseguenze negative delle attività estrattive sulla salute.

Quindi giù le mani (e i cappelli) dal Movimento: lasciamo fuori dalla porta, per favore, le vostre noiosissime lotte per il potere.

Tutti in piazza, invece, e possibilmente senza bandiere, per offrire alla Basilicata una visione dello sviluppo coerente con le proprie risorse e potenzialità. Che non sono solo Petrolio.

E la città di Matera, com’è evidente, sarà al nostro fianco.

 

 

Il punto sul Petrolio.

In Politica lucana on November 27, 2014 at 11:01 pm

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E insomma la montagna ha partorito il topolino. Dopo l’Assemblea PD di Potenza che doveva dettare la linea regionale sul tema, il Consiglio comunale della Capitale (della Cultura) era chiamato a deliberare sul tema.
Un atto meramente simbolico, di intende, non vincolante. Vincolante era la discussione nel Partito regionale, che dell’odg materano era anche la ovvia matrice.

Eppure, singolarmente, dall’opposizione, e dopo non essere riusciti ad imporre il tema da posizione di maggioranza nell’Assemblea, alcuni consiglieri PD, nell’evidente tentativo di cavalcare il malcontento, le manifestazioni di piazza, la paura diffusa a causa di una gestione lacunosa del tema, ma soprattutto di segnare il solco (ancora una volta) con il sindaco della città in vista dell’ormai prossima campagna elettorale, hanno proposto una mozione per impugnare l’art. 38, senza se e senza ma. A differenza dunque dell’indirizzo (questo sì vincolante) dell’Assemblea Regionale che subordina l’impugnazione alla non modifica dell’articolo stesso in sede di approvazione della legge di stabilità, e che è stata invece accettata e subìta anche dagli intransigenti di oggi.

Insomma l’impegno che è mancato nella finale di Champions, lo si è messo tutto in un’amichevole, sebbene di lusso.

Un mezzo pasticcio, quindi, al solito fatto a beneficio di telecamere e titoli di giornale, per mettere in scena il consueto teatrino inconcludente, e per regolare i conti in sospeso nel partito di maggioranza. In ogni caso la città incassa il generico impegno a tutelare la salute dei cittadini e l’ecosistema, prima di qualunque discorso sulle risorse. Dalla Capitale della Cultura, il minimo che ci si possa aspettare.

La mia posizione è nota. Non sono contro l’articolo 38. Credo sia corretto che alcune funzioni siano in capo del governo centrale e non delle periferie. Varrebbe anche per molti centri di spesa, a cominciare dalla sanità; ma questo è un altro discorso.

Allora perchè sono sceso in piazza contro l’articolo 38? Perchè ho firmato per la sua impugnativa? Semplice: perchè il governo ha già deciso che in Basilicata verranno scavati nuovi pozzi. Non ci sono discussioni che tengano, Renzi l’ha già dichiarato: sa che qui c’è l’oro nero, e viene a prenderselo; punto.

E questo è inaccettabile. Dice: perchè,  sei contro il petrolio? No. Quale folle potrebbe essere aprioristicamente contro lo sfruttamento di una risorsa economica della propria terra? Io no di certo.

E allora qual è il problema? Il problema è che in Basilicata il petrolio viene già estratto da venti anni. Occorre affrontare i problemi che questo ha comportato, prima di aggiungerne di nuovi. Sono segnalati episodi di inquinamento diffuso; ci sono timori di un effetto diretto sulla salute dei cittadini in prossimità dei pozzi; le ricadute economiche prospettate, sono rimaste in gran parte nel libro dei sogni.

E dunque: il mio NO al petrolio è da intendersi come no a discussioni su nuove estrazioni, prima che non si sia fatto il punto su quello che lo sfruttamento di questa risorsa ha significato per la nostra regione finora; prima che non si sia cercato di stabilire una verità scientifica sull’inquinamento provocato dalle attività di estrazione; prima che non si sia individuato nel mondo una best practice da importare e imporre alle compagnie come modello da seguire per limitare e governare l’impatto delle loro attività sul nostro territorio; prima che non si sia data la priorità ad altri settori economici, nei quali abbiamo molto da dire: agricoltura, turismo, cultura, energia verde, manifattura.

E sopratto, prima di aver stabilito come principio scolpito nel marmo che la tutela di salute e ambiente vengono prima di qualunque discorso possibile sulle tanto agognate e sbandierate contropartite economiche.

Ma per andare dove dobbiamo andare, da dove dobbiamo andare?

In Politica Italiana on September 18, 2014 at 8:28 am

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Ma non è, che tante volte, ci fossimo persi? Questo ho pensato guardando l’intervento di Paolo Cosseddu (braccio destro di Civati) ieri in Direzione del Partito Democratico.

Il buon Paolo ha sostanzialmente affermato che i civatiani non condividono la linea del partito, tuttavia sono disponibili a collaborare perché hanno un botto di idee buone ed originali, anche per recuperare il senso ed il valore della militanza, al minimo storico proprio quando il partito raggiunge il massimo valore in termini di consenso.

Ho apprezzato come sempre il contenuto dell’intervento, tuttavia, dopo la cavalleria rusticana dell’elezione di Renzi a segretario prima e a premier dopo, in cui sembrava che l’unica opposizione intelligente e costruttiva al PD fosse proprio dentro il PD, questa nuova fase del civatismo faccio fatica a capirla.

Ammetto di aver da un po’ staccato i ponti, credo quindi che il mio pensiero sia maggiormente rappresentativo di una parte dell’elettorato civatiano o ex civatiano. In ogni caso è il mio, e così fedelmente lo riporto.

L’area Civati si è spesso interrogata in passato su che tipo di rapporto dovesse avere con il PD di Renzi. Decisione non facile: il segretario è stato eletto in forza di un risultato eccezionale alle primarie del partito, e ha confermato la sua forza alle elezioni europee; difficile quindi contestare, senza minare i fondamenti stessi della democrazia, il diritto/dovere di seguire una certa linea, ambiguamente delineata nel corso delle varie campagne elettorali. E’ fuor di dubbio che il consenso a Renzi è legato alla fiducia alla persona (sulla deriva leaderistica e personalistica del Paese si potrebbe aprire un blog a parte) piuttosto che non a un programma o a idee concrete particolari.

Il momento più alto del dibattito interno all’Area si è avuto alle Scuderie di Bologna, quando in virtù di una (facile) lettura su che piega il Pd renziano avrebbe presto preso, e sul modo in cui aveva abbracciato il potere calpestando clamorosamente le sue stesse parole, ci si chiedeva se fosse il caso di votargli la fiducia.

La maggioranza della base, se pur profondamente spaccata, disse che sì, la fiducia al proprio segretario non la si poteva proprio negare, solo sulla base di congetture pur plausibili e con un certo fondamento. La mia posizione era invece piuttosto possibilista, ma ferma sull’obiettivo di lottare contro la deriva centrodestrista che il partito stava prendendo. Da dentro, o da fuori, mi interessava poco, e questa decisione tattica e strategica l’avrei delegata allo stesso Civati, con la fiducia che si deve ad un fratello maggiore con più acume ed esperienza.

Dalle Scuderie, non si sono tenuti altri momenti di partecipazione, o di revisione critica della decisione di allora. Eppure nel frattempo, il Premier ha messo a cuocere parecchia carne: l’inguardabile riforma del Senato, l’abbozzata ma già contestabile elegge elettorale, una mancia fiscale nulla negli effetti ma pesante sui conti pubblici, un Paese in continua e decisa recessione, una serie di promesse mancate e di appuntamenti in agenda saltati che hanno portato lo stesso Renzi a cambiare marcia e diluire la cura (palliativa) in tre anni invece che nei tre mesi improbabilmente prospettati all’inizio. E poi un fiume di parole, parole, parole. E slides.

La mia domanda è: possibile che sulla base di un pregiudizio, per quanto anche condivisibile, ci si sia interrogati se votare la fiducia a Renzi oppure addirittura uscire dal PD, e invece sulla base di una serie di atti di governo contestabili e detestabili, tutto fili liscio e ci si debba dichiarare pronti a collaborare se solo la maggioranza renziana si dimostrasse disponibile all’ascolto delle nostre ottime idee?

Mi sembra che l’Area Civatiana abbia sotterrato l’ascia di guerra, magari pronta a ritirarla fuori alla prossima occasione. Pare si sia inteso che il baraccone Renzi presto franerà sotto il peso delle sue stesse promesse, e che conviene aspettare e non sprecare energie, pronti magari ad un po’ di guerriglia quando ne venisse fuori l’occasione o la necessità.

E’ però lo stesso errore di valutazione che fu fatto dalla sinistra italiana nei confronti di Berlusconi. E quando il mostro era ormai troppo cresciuto per combatterlo efficacemente, ci si è infine rassegnati ed abbassati a considerarlo un avversario leale prima, e un alleato indispensabile adesso. E quindi ammetto che ho un po’ paura.

Io non mi rassegno. Il prezzo della smania renziana non può essere pagato dal Paese, perchè l’unica vera opposizione intelligente e costruttiva a Renzi si è appisolata e si sta cullando all’idea di farsi trasportare dal traghettatore verso non si sa dove.

In Basilicata, per dire il clima, monta la protesta contro l’ennesimo affronto: il decreto sblocca-Italia lancia un ultimatum per aprire nuovi pozzi di petrolio nei territori interessati; se non risponderanno in tempo, la materia sarà avocata al Governo. Come dire: o vi sparate da soli, o vi spariamo noi. Che peraltro oltre ad essere politicamente discutibile, suona anche un tantino incostituzionale, almeno fino a quando la Costituzione reggerà nella forma attuale.

E quindi mi chiedo: per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?

Ma soprattutto: sappiamo ancora dove andare?

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