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Marco Masini, da Matera un Vaffanculo a Telecom?

In #MT2015 - #MT2019, Economia e Sviluppo, Idee, Marketing e Società, Ritratti on January 2, 2016 at 10:17 am

“Voglio fare una dedica anch’io. Io la vorrei dedicare a tutte le aziende che fanno soltanto i conti e licenziano, senza pensare alle famiglie che poi restano a casa. Credo che si possa fare anche una politica aziendale diversa, pensando più che altro ai nostri valori e al principio che comunque è quello di poter creare una famiglia, di poter avere tramite il lavoro uno stimolo di vita: senza il lavoro non si vive.”

Con chi ce l’aveva Marco Masini, dal palco del Capodanno materano?

Aveva appena finito di cantare la sua hit “Vaffanculo”, dai conduttori simpaticamente e metaforicamente dedicata a diverse categorie di varia umanità, prima che la poderosa voce del “Maso” riempisse l’etere di liberatori improperi.

Come ricorderete, qualche giorno fa c’è stata a Matera una vertenza tra Telecom Italia e l’azienda lucana Datacontact. Il gigante italiano della telefonia ha minacciato di non rinnovare il contratto con il call center materano adducendo varie motivazioni, tra le quali la crisi economica e la condanna inflitta recentemente in via definitiva ad uno degli azionisti di Datacontact; condanna che contrasterebbe con il codice etico interno di Telecom che riguarda anche i fornitori. Tutto molto bello, ma da un’azienda che contemporaneamente minaccia di lasciare a casa da un giorno all’altro almeno la metà dei circa 400 dipendenti del call center con cui è in affari da dieci anni, lezioni di etica non vorremmo ascoltarne.

In ogni caso, abbiamo raccontato la vicenda in questo articolo, notificandolo anche a Marco Masini quale destinatario della chiosa finale, auspicando che proprio dal concerto di Capodanno di Matera potesse partire un potente “Vaffanculo” alle aziende come Telecom per invitarle in futuro “a guardare meno i numeri, i report e le tabelle, e pensare alla vita delle persone“. Quasi le stesse parole usate dal palco di fronte a 5 milioni di telespettatori da Marco Masini.

Che Marco abbia letto il nostro articolo è probabile, e dopo la sua pesante sparata, anche evidente: questo infatti il retweet dalla sua pagina ufficiale su Twitter:

marco masini tweet

Nel frattempo la vertenza tra Datacontact e Telecom Italia ha subìto un aggiornamento, essendo stato prorogato il contratto attuale di altri tre mesi. Beh certo non sarà stato il nostro articolo, pur molto letto e condiviso, a far desistere il colosso dai suoi intenti; che comunque immaginiamo solo rimandati e non abbandonati.

Ma in mezzo a tanta musica, balli e divertimenti, nella notte più festosa dell’anno, dalla Capitale della Cultura è comunque partito un messaggio importante, che condividiamo fortemente e fortemente sottolineiamo, non solo perché ci coinvolge direttamente, come autori e come materani, ma perché è parte fondante dell’esistenza stessa di questo blog.

E siamo oltretutto contenti che a lanciarlo sia stato proprio Marco Masini, che ha sempre mostrato sin dall’inizio della sua carriera artistica una spiccata sensibilità al disagio e alle sofferenza di ragazzi e ragazze che con fatica tirano avanti in “questa piccola storia infinita,
che chiamiamo ancora vita“.

Insomma Marco Masini ha dedicato “Vaffanculo” a Telecom? Noi non lo diciamo, e lasciamo il punto interrogativo.

Ma certamente Marco ha tratto dalla vicenda materana lo spunto per una riflessione di carattere generale e universale, che qui, con questo pezzo, sottolineiamo e sottoscriviamo.

Grazie Marco, ti aspettiamo ancora a Matera! 😉

 

La lezione di greco.

In Economia e Sviluppo, Idee on July 6, 2015 at 10:20 am

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E continuano le lezioni di alta politica greca.

Dopo il referendum che ha mandato in tilt i calcolatori dei finanzieri europei e dei loro politici di riferimento al suo solo annuncio.

Dopo la vittoria massiccia e schiacciante dei NO al piano di “salvataggio” (in grado di fornire lo stesso aiuto di un’altra dose di eroina ad un tossicodipendente, pagata a caro prezzo), nonostante i tentativi di ingerenza, le minacce, gli scenari catastrofisti che hanno provato a influenzare l’opinione pubblica.

Il Ministro delle finanze greco Yannis Varoufakis si dimette, perchè sia chiaro al mondo che il no dei greci è in realtà un maestoso e grande SI:

SI all’Europa dei diritti, e non solo dei doveri.
SI all’Europa della ricchezza distribuita, e non concentrata.
SI ad un’Europa del popolo, e non solo della finanza.
SI al lavoro, giusto e per tutti.
SI alla vita.

Una giornata storica per quanti amano l’Europa alla follia, ma ne sognano un’altra. Più viva, più vera.

Alla sinistra italiana non servono pellegrinaggi, non serve sventolare bandiere e conquiste altrui. Serve l’umiltà di capire che con un grande progetto, comunicando valori semplici, chiari e universali, mettendo gli obiettivi e la politica davanti a noi e non a nostro servizio per acquisire rendite di posizione, non solo si vincono elezioni, ma si può davvero cambiare verso alla Storia.

Altro che storie.
Altro che Renzi.

Una carezza nel pugno di Papa Francesco

In Idee on January 16, 2015 at 9:44 pm

Basta guardare per intero il video del presunto scivolone di Papa Francesco sul pugno dato in risposta ad un insulto ricevuto, per capire appieno il senso della frase.

Strano quindi che menti eccelse come Sofri o Gramellini facciano finta di non aver capito, pur di montare un caso dal nulla. Attività che peraltro, dopo l’uso di lingua sui deretani eccellenti, sembra essere la preferita dai giornalisti italiani.

Il Papa rispondeva ad una domanda sull’equilibrio tra libertà religiosa e libertà d’espressione.

L’umana e quasi banale osservazione di Papa Francesco è stata che la libertà di religione deve limitarsi, non può cioè prevaricare la libertà altrui; pertanto è da condannare evidentemente l’uccidere in nome di un Dio; sulla libertà d’espressione ha rilevato poi che ha anch’essa un limite naturale, che è quello dell’insulto. Passato il quale, anche il sant’uomo del Papa (per dire), beccato magari in una giornata storta, rischia di perdere le staffe e dare un cazzotto all’impertinente avventore. E se è portato a farlo il Santo Padre, figuriamoci un invasato ed esaltato fanatico.

Diverso è fargli dire, come pure si legge in giro tra sdegno e giustificazioni d’ufficio, che sarebbe giusto rispondere con la violenza ad una provocazione. Rileva solo che è umano (e qui il Papa si fa uomo, e sul suo essere “uomo” e non – ancora – “Santo” ha incentrato fin dall’inizio il suo messaggio pastorale). Quindi meglio evitare le provocazioni; provocazioni che peraltro, segue dicendo il Papa, scaturiscono da un clima post-positivista che relega tutte le religioni ad un ruolo di sottocultura, di superstizione, e quindi di attività liberamente perculabili da chi si sente invece latore di una superiore saggezza intellettuale.

L’errore del Papa è stato insomma unicamente quello di non considerare l’effetto che le sue parole avrebbero avuto sui taccuini degli “iosonocharlie” nostrani. Sempre pronti – loro sì – a pontificare su tutto e tutti.

AGGIORNAMENTO del 20.01.15: Arriva l’interpretazione autentica, che conferma quella di cui sopra. Quindi: o sono troppo intelligente io, o troppo furbetti voi giornalisti. Scommetto sulla seconda:
“In teoria – ha spiegato Francesco – possiamo dire che una reazione violenta davanti una offesa, a una provocazione, non si deve fare. Possiamo dire quello che dice il Vangelo, che dobbiamo dare l’altra guancia. Sulla teoria siamo tutti d’accordo. Ma siamo umani. E c’è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana. Io non posso provocare, insultare una persona continuamente perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta. Allora dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò deve essere prudente”.

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