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Matera 2019: chi mal comincia

In Uncategorized on February 15, 2019 at 9:00 am

Ieri sera il primo evento di Matera2019 (a quasi un mese dall’apertura dell’anno culturale!) ha scatenato feroci polemiche.

Non tanto per lo spettacolo in sé, di elevato livello, ma per la gestione della comunicazione istituzionale, che ha indotto in errore molti spettatori: lo dichiari adatto a tutti, lo etichetti come “circo”, lo fai sotto un tendone colorato, lo descrivi in maniera fuffosa ed eterea, ed ecco servito l’incidente, su un ampio vassoio d’argento. Uno spettacolo che non era adatto nemmeno a molti adulti, è stato invece mostrato a minori trascinati incolpevolmente sotto la tenda, a causa della confusa comunicazione ufficiale.

Spiace per il sacrificio di tanti “operai”, che sputano sangue ogni giorno per garantire un cartellone che solo un anno e mezzo fa sembrava un’utopia, data la palude in cui ci avevano affondato le machiavelliche trame elettorali pittelliane, e che si sentono immotivatamente colpiti dalle polemiche.

Ma è ormai evidente, all’ennesima, imperdonabile ed evitabilissima cappellata, che la testa della Fondazione, lottizzata con le solite logiche politiche, è chiaramente sclerotizzata e inebetita, assolutamente incapace di garantire il pur minimo servizio di orientamento richiesto. E la cosa non potrà che peggiorare, se non si pone subito ordine e rimedio, con l’aumentare della complessità, all’avvicinarsi della stagione estiva.

Una testa troppo impegnata a stringere mani, distribuire prebende, soffocare il dissenso, partecipare a convegni “quanto so’ bravo, quanto so’ bello”, appuntarsi spillette e coccarde, continuare a mitizzare il passato ed evocare il futuro, invece di limitarsi a organizzare il presente.

Il lavoro dovrebbe essere altro.

Non è mai tardi, ma cominciamo a disperare che si possa iniziare proprio adesso. Ampia è stata l’apertura di credito, per molti versi dovuta, dopo la clamorosa nomina a Capitale Europea della Cultura. Ma ora vogliamo i risultati, e li misureremo senza sconti.

Anche perché nel mezzo, stritolata tra passato e futuro, tra aspettative e disillusione, c’è una intera comunità impotente e stordita, impaurita dalle conseguenze di tanta approssimazione, che chiede solo trasparenza e reale partecipazione, e un tangibile riscontro dei 50 milioni di euro che evaporeranno entro l’anno.

Un fatturato che molti imprenditori medi di queste parti metterebbero insieme solo lavorando almeno cinque vite.

E se non capite questo, abbiamo un problema assai più grande, di uno spettacolo andato storto.

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