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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Il Congresso PD non è più rimandabile

In Politica Italiana on January 30, 2017 at 12:03 pm

Michele Emiliano a otto e 1/2 ieri ha chiesto con forza che il PD vada a Congresso anticipato; lo stesso ha fatto D’Alema (che tirerà fuori dalle sue fila un candidato), e nei giorni scorsi l’altro candidato, Enrico Rossi.

L’accerchiamento interno di Renzi è totale e completo, e stavolta non se la potrà facilmente cavare dicendo che “il vecchio è contro di me”. Né Emiliano né Rossi sono precisamente il vecchio: il più “politico” dei due vanta una carriera spesa interamente sui territori, da consigliere comunale a Presidente di regione. Emiliano è addirittura più nuovo di Renzi, nel panorama politico nazionale.

Eppure quel che sembrava scontato e banale nei giorni dopo il referendum del 4 dicembre, oggi sembra essere stato rimesso in discussione. Voci di stampa danno un Renzi intenzionato ad andare presto al voto congelando tutto: il suo ruolo di segretario (e dunque candidato premier), il dibatto interno, e la linea politica, affatto dissimile da quella che ha sacrificato sull’altare del proprio ego un’importante riforma costituzionale.

Sarebbe un suicidio politico, è del tutto evidente, e sia Emiliano, che D’Alema, che Rossi, si stanno sbracciando oltremodo per farglielo capire. Ma il fiorentino sembra, come già spesso in passato, del tutto sordo a qualunque banale consiglio, e deciso ad andare avanti come un treno per la sua strada, anche a costo di schiantare insieme a lui, tutto il (residuo) patrimonio di credibilità che il Partito Democratico ancora può dire di vantare.

E’ impensabile che dopo tre anni vissuti pericolosamente, con una linea politica discussa e discutibile, dopo essersi presentato come il rottamatore del vecchio e avere assunto invece il ruolo comodo di garante dello status quo, interno ed esterno, dopo aver annunciato di voler dar voce alla base, ai meno abbienti, agli esclusi, ed avere invece strizzato più di un’occhio alla grande impresa, alla finanza, e (con esisti peraltro impalpabili) pettinando la pancia della classe media, dopo un referendum perso per aver messo sè stesso davanti alla riuscita della Riforma Costituzionale, il Congresso non venga celebrato prima delle prossime elezioni politiche.

Sbaglia probabilmente Emiliano a dire che è dovere giuridico convocare il Congresso prima del termine. Ma non si sbaglia ad affermare che è un inderogabile dovere politico.

Diversamente, l’uso personalistico del Partito fin qui (mal) tollerato in nome dell’unità e di un “vediamo dove si vuole andare a parare”, diventerebbe il punto di rottura e di non ritorno gravissimo.

Mi rifiuto quindi di pensare che Renzi sia così ottuso e insensibile, fino al limite dell’incapacità politica, dando ragione a quanti hanno già abbandonato il Partito Democratico finora (e sono tanti), convinti che la guida renziana lo avrebbe rovinosamente mandato a sbattere sugli scogli dell’autoreferenzialità.

Renzi ha avuto la sua occasione. Peraltro concessagli da chi, prima da lui, ha accettato le superiori ragioni della politica a quelle della propria convenienza.

E’ tempo di lasciarci dire se l’occasione è stata colta, oppure fallita.

Siamo il Partito Democratico, d’altronde, e la parola spetta a noi: umili, pazienti, orgogliosi militanti, ma non disposti ad essere così umiliati e calpestati.

Non si tiri la corda oltremodo. Spezzarla non conviene a nessuno.

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