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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

[2] Perchè SI: la Riforma favorirà la partecipazione

In Riforma costituzionale on June 4, 2016 at 5:40 am

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Sono tempi duri per le democrazie occidentali. La partrcipazione dei cittadini alla vita pubblica è sempre più bassa; la militanza in partiti organizzati è giudicata dalla collettività una perdita di tempo nel migliore dei casi, complicità col sistema nel peggiore; la voglia di votare e sostenere una qualunque offerta politica è al minimo storico.

La causa di tutto questo è, forse, la percezione di una sorta di impotenza, di inutilità del proprio contributo per cambiare le cose.

E non meraviglia, se ad esempio negli ultimi 35 anni di 260 leggi di iniziativa popolare ne sono state discusse pochissime e approvate solo 3. Se a determinare il risultato degli ultimi referendum abrogativi è stata la maggioranza che è rimastaa  casa senza esprimere alcun parere.

La Riforma interviene in maniera molto positiva in tutti questi punti. Ecco come.

LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE

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La Riforma interviene in due modi sulle leggi di iniziativa popolare (Art. 71): da un lato aumenta il numero di firme necessarie da 50 a 150 mila: adeguamento discutibile,ma giustificato oltre che dal lieve aumento della popolazione dal’48 ad oggi, anche una volontà di scrematura del numero di leggi presentate alla Camera. Perchè infattile leggi di inziativa popolare non saranno più pezzi di carta dimenticati in qualche cassetto del Parlamento: la nuova Costituzione obbliga infatti la Camera a discutere le leggi di iniziativa popolare, stabilendo tempi e modi certi. Firmare una legge di iniziativa popolare non sarà dunque più una perdita di tempo: i cittadini potranno costringere il Parlamento quantomeno a discutere di temi che sentono importanti e ignorati dalla politica.

REFERENDUM PROPOSITIVI
Sempre con la Riforma dell’art. 71 viene introdotto un nuovo strumento con la dichiarata intenzione di favorire la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica: il referendum propositivo e di indirizzo. Si tratta di una novità importante, chiesta a gran voce da molti anni dalla parte più attiva della popolazione, per indirizzare correttamente la vita pubblica, tanto da aver coniato il neologismo “doparie” per indicare consultazioni popolari da tenersi dopo il voto (opposte alle primarie, che invece si tengono proma per selezionare programmi o candidati).

REFERENDUM ABROGATIVI

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Vediamo come viene modificato l’articolo 75 della Costituzione. Il referendum abrogativo, che consente cioè agli elettori di cancellare direttamente una legge o una parte di essa, continua a rimanere sostanzialmente lo stesso di sempre: può essere infatti richiesto da 500.000 elettori o 5 consigli regionali come nella Costituzione del 1948. In più, se anzichè 500.000 firme se ne raccolgono 800.000, il quorum necessario perchè il referendum sia valido, dalla metà più uno degli aventi diritto si abbassa alla metà più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche. In questo modo si tiene conto della ormai altissima percentuale di concittadini che purtroppo, anche comprensibilmente per certi versi, rinunciano e rifiutano di esercitare il loro diritto al voto in qualunque consultazione elettorale. Sarà dunque più facile abrogare leggi particolarmente invise alla popolazione, anche se personalmente ritengo che con un po’ di coraggio in più il quorum poteva essere abbassato e basta, anche raccogliendo “solo” 500.000 firme (da considerare che 500.000 firme nel ’48 erano certo più difficili da raccogliere su una popolazione che era il 20% meno dell’attuale, e senza la diffusione dei mezzi di informazione – e anche perchè no di locomozione – attuali, anche se i movimenti di opinione, partiti inclusi, erano certamente più strutturati e organizzati; ma questo non dipende certo dalla Costituzione). In ogni caso uno strumento che si aggiunge agli esistenti, senza nulla togliere a quelli già disponibili ora, nell’augurio di una maggiore e più convinta partecipazione degli italiani alle decisioni che li riguardano.

LA RAPPRESENTANZA FEMMINILE

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Quasi nessuno si è accorto, o è passato stranamente quasi inosservato, che la nuova formulazione dell’articolo 55 richiama in apertura ed eleva al rango di principio costituzionalmente garantito la parità di genere tra la rappresentanza maschile e femminile. La Costituzione impegna dunque lo Stato, richiamando indirettamente l’articolo 3, affinché gli uomini e le donne di questo Paese abbiano una equilibrata rappresentanza. Una piccola grande rivoluzione, che certamente dev’essere salutata con favore, e che se la Riforma entrerà in vigore, sarà sicuramente applicata: infatti la stessa Riforma, lo vedremo in un prossimo articolo, impone che ogni nuova legge elettorale passi il vaglio preventivo della Corte Costituzionale, che non potrà dunque non evidenziare e rilevare se la legge rispetta o meno questo nuovo principio.

CONCLUSIONI
Più diritti, più strumenti per favorire la partecipazione, più speranza di incidere nella vita pubblica italiana. Non è un caso che il primo articolo sulla Riforma di un blog che si chiama Democrazia e Sviluppo sia dedicato a questa meno dibattuta e conosciuta, ma importantissima parte della nuova Riforma costituzionale. Che si è già guadagnata numerose etichette, molto spesso appiccicate dolosamente a caso, nell’evidente tentativo di instillare pregiudizi positivi e negativi negli elettori.

Che invece hanno il diritto-dovere di informarsi per conoscere nel merito quello che saranno chiamati a votare nel referendum costituzionale del prossimo ottobre.

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