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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Casaleggio è morto, e io sono sollevato

In Politica Italiana on April 13, 2016 at 7:19 am

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Gianroberto Casaleggio è morto, e io non sono triste. Di più, sono quasi sollevato. Sono una cattiva persona? Certamente sì, e non intendo mostrarmi diversamente.

Il politically correct prevede che di fronte alla morte tutto si fermi, si depongano le armi, e si renda onore all’avversario, al nemico. E così in effetti hanno fatto tutti.

Ma Casaleggio non è mai stato nulla di tutto questo. Nemico o avversario si presuppone che combattano la stessa guerra, rispettando anche le stesse “regole”. Casaleggio non lo ha mai fatto.

Rendere onore come avversario politico e innalzare quasi a statura di uomo di Stato l’uomo che forse più di ogni altro ha tentato (riuscendoci) di avvelenare la comunicazione (prima e la) politica italiana (poi), rendendola ancora più bassa e meschina di quanto già non fosse in partenza, e di rendere lo Stato nulla più di un videogame da controllare dietro i banchi di una regia occulta e oscura, sa più di beffa che di sentito omaggio. Non so se Casaleggio avrebbe apprezzato, ricevere gli onori ipocriti del suoi “nemici”, ed essere considerato un loro pari.

Peraltro in questo c’è tanto dell’Italietta che assurgeva venti anni fa Moana Pozzi da pornostar a filosofa e maestra di vita. Siamo sempre gli stessi, purtroppo.

Comunque no, io non sono triste. E non intendo mostrarmi diversamente da come sono. Perchè mi sorprendo a credere – a sperare – che da questa morte, improvvisa solo per l’opinione pubblica, possa avvenire un qualche cambiamento. Che non sarà il dibattito se intitolargli o meno una strada o una piazza, che possiamo giurarci, a breve partirà nei migliori consigli comunali, alimentato da un televoto a La Vita in Diretta e con approfondimenti di Barbara D’Urso.

Ma che ad esempio il Movimento 5 stelle possa finalmente liberarsi dalle maglie strette del suo padre padrone e dalle sue pazzoidi visioni oniriche, colpevoli di aver portato milioni di persone fuori dai binari del confronto pacifico, del rispetto e della (vera) democrazia; che la vita politica italiana possa essere commentata e raccontata in maniera più profonda e sincera di un misero link strappaclick a metà strada tra il prurito del gossip e la menzogna di una vera e propria bufala; che si arrivi ad avere professionalità e capacità nella classe dirigente del Paese più bello e corrotto del mondo, invece di considerare accettabile la possibilità di sceglierla tra i concorrenti di un qualunque Grande Fratello.

Ma lo so, tutto questo è un sogno, solo un sogno, un sogno cattivo, per giunta.

Non c’è speranza di cambiamento, in un Paese in cui la morte é ormai l’unico cambiamento in cui si possa sperare.

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