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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

And the winner is: Raffaello de Ruggieri

In #MT2015 - #MT2019 on February 29, 2016 at 6:08 pm

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Ci risiamo. Dopo aver tuonato contro i “rosiconi” e poi contro i “gufi”, rei di non elogiare le sorti magnifiche e progressive della nuova amministrazione comunale, il sindaco (o il suo ghost writer) se la prende con Ilaria D’Auria, per aver osato relazionare sul tema “i fallimenti delle Capitali europee della Cultura”. Fallimento verso il quale, se non cambia qualcosa, inesorabilmente si avvia anche Matera. Almeno rispetto alle aspettative iniziali.

Il nostro amato sindaco prende carta, penna e calamaio e scrive:

“Le fughe in avanti di qualche presunta rappresentante della Fondazione, enunciate di recente a Bruxelles, bruciano sulla pelle della stessa protagonista. Più che testimone di fatti e di azioni, si tratta di una incauta e corrosiva dichiarazione non autorizzata e non vera.”

Intanto già non si capisce: se la protagonista non rappresenta la Fondazione (presunta, dice DR) perchè dovrebbe essere autorizzata a parlare, e da chi? Ma continua ed entra nel vivo, quando finalmente china parzialmente la testa ed ammette languido:

“Non è l’attuale gestione politica che ha inquinato la Fondazione, secondo la versione di Ilaria D’Auria, bensì il livello di illegittimità dello Statuto approvato nel settembre 2014. Può un presidente, che ha registrato la propria incompatibilità assoluta, procedere nell’attività di indirizzo e di responsabilità senza avere qualche necessaria remora?”

In sostanza il sindaco ammette che avendo sentito sin dall’inizio puzza di incompatibilità, ha nicchiato. Poteva far qualcosa che poi gli sarebbe stato contestato? Beh, sì: poteva ad esempio non aspettare otto mesi (sui 40 disponibili al 2019) per rilevare e denunciare la sua incompatibilità.

“La Fondazione Matera-Basilicata 2019 ha vissuto di un peccato d’origine poiché ha designato proprio presidente un soggetto giuridicamente incompatibile.”

Cioè il sindaco. Cioè lui.

In ogni caso, signori, squillino le trombe, ruggiscano i leoni, motore, azione: con questo comunicato finalmente l’ha ammesso che finora non si è fatto un cazzo! Avevamo ragione allora a denunciarlo (bacetti a noi), con buona pace dei DR-Boys. Anche se il sindaco si dà (ci mancherebbe) una personalissima giustificazione: in sostanza, non potevo far nulla perchè una vocina dentro mi diceva che ero incompatibile. Io volevo fare, ma la vocina: “sei incompatibile!” me lo impediva. Chissà da quale prefisso telefonava la vocina…

In ogni caso, signore e signori, un coup de theatre da vero maestro! Altro che Oscar: passare otto mesi a recitare la parte dell’amministratore indefesso ed efficiente, e poi ammettere tranquillo che in effetti non ha fatto nulla. Ma solo perchè non poteva, cosa andate pensando? Di Caprio, in confronto sei un povero a te. Se venivi qui a Matera a imparare il mestiere, l’Oscar lo avresti preso a 12 anni.

A parte questo, la domanda che in ogni vicolo di Matera tutti si pongono, che rimbomba in ogni grotta, che si propaga da già alla Gravina, in un fantastico tripudio di allitterazioni, è: ma fondamentalmente, il sindaco De Ruggieri dov’era quando la Fondazione fu fondata? A tirar pallini alle quaglie? A giocare a tressette col morto? No: era comodamente seduto nel comitato scientifico di Matera 2019. Mo’, siccome di legge dovrebbe capirci più che di cultura, fa strano che oggi, un anno e mezzo dopo la creazione della Fondazione si svegli di soprassalto e dica: “oh cazzo, ma io sono incompatibile!!!”.

Ma il nostro non si ferma mica alla subitanea scoperta: non perde l’occasione per accusare la malcapitata di ignorare nientemeno “che i registrati tempi morti siano figli della antigiuridicità di quel tempo“.

Capolavoro. Certo che in tempo di stepchild adoption, non si capisce più chi è figlio di chi o di cosa.

Infine, chiamandola sprezzantemente “personaggio”, l’accusa di aver “ignorato le sue precise responsabilità nella costruzione di uno statuto privo di operatività giuridica”.

Ora, nel ricco curriculum di Ilaria d’Auria (che non conosciamo personalmente e che quindi desumiamo dalla pagina pubblica di linkedIn) appare un po’ di tutto, meno che abbia in qualche modo partecipato alla redazione dello statuto della Fondazione, che in questi giorni è stato pesantemente modificato, anche se in rispetto alla sbandierata trasparenza, nessuno meno che il sindaco e il governatore sembrano sapere in quale direzione:
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Sembra peraltro piuttosto strano che si addebiti ad una sociologa la colpa di aver avuto “precise responsabilità nella costruzione di uno statuto privo di operatività giuridica” quando l’avvocato De Ruggieri che in quel brodo ci ha sguazzato dall’altro ieri fino ancora ad oggi, non ha mai sollevato (almeno fino all’illuminazione biblica di questi giorni) dubbio alcuno. Né lui, né tanto meno alcuno dei “personaggi” che hanno consentito la sua elezione. Che anche lì in mezzo, diciamo, gli avvocati – anche di un certo peso – si sprecano!

Ma no. Se Matera 2019 è ferma (dice Ilaria d’Auria in una replica alle polemiche suscitate dal suo primo post che “il fatto che, a un anno e mezzo dalla nomina, non siano ancora partiti i programmi di capacity-building (2015-2016) è sotto gli occhi di tutti“) la colpa è di Adduce. No è di Verri. No, è di Ilaria d’Auria. Macchè, è di Nino Carella!

Oh, la colpa è di tutti, materani e non, meno che di uno. Su questo non si discute.

La d’Auria conclude auspicando: “per questo credo che oggi sia più utile utilizzare il poco tempo a disposizione per governare la realizzazione di un programma complesso.”

Piuttosto che perder tempo, aggiungiamo noi, a distribuire colpe improbabili, nascondere sotto il tappeto la polvere che l’immobilismo amministrativo sta producendo in città, scrivere comunicati stampa boriosi e inutili.

Il sindaco faccia dunque un gesto di buona volontà per riconciliarsi col buonsenso: cominci a licenziare il suo sceneggiatore (che peraltro usa un fastidioso e gattopardesco linguaggio ottocentesco), e si inizi a lavorare sul serio.

Tanto gli Oscar sono già andati.

E lui non era manco in nomination.

Per dire.

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