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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Quel pasticcio brutto della Fondazione

In Uncategorized on February 22, 2016 at 11:55 am

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Ieri sono scesi in piazza centinaia di materani, autoconvocatesi sui social network, di ogni estrazione sociale e credo politico. C’erano esponenti della maggioranza, e dei partiti dell’opposizione. Insieme, mano nella mano, a formare il simbolo della candidatura di Matera 2019, e chiedere a gran voce il ritorno ad un percorso partecipato e condiviso che sembra essersi arrestato dopo le ultime elezioni comunali. Paradossale, lo abbiamo commentato più volte, che chi le ha vinte lo ha fatto sulla scorta di un’analisi che definiva quel percorso chiuso ed elitario, promettendo di “liberare” la città e “riconsegnarla ai materani”, e si trovi oggi a definire misteriose modifiche statutarie (delle quali si sa solo che sono state adottate, ma nessuno sa cosa prevedano) decise in conventicoli carbonari e sotto la regia del Presidente Pittella da Lauria.

Molta stampa e alcuni commenti dei circoli vicini al sindaco e al governatore hanno tentato di ridimensionare e ridicolizzare la protesta, riducendola alla sciocca difesa di un marchio o di un campanilismo fuori dal tempo. Ma c’è poco da ridere: oltre 1500 persone in poche ore hanno sottoscritto un manifesto che chiede appunto partecipazione, trasparenza, e soprattutto che il percorso si rimetta in moto velocemente, o sarà l’ennesima vetrina vuota e occasione sprecata per recuperare l’annoso problema del gap infrastrutturale.

E oggi anche l’ex sindaco Salvatore Adduce, da sempre critico con la gestione amministrativa e politica deruggeriana, si schiera decisamente con la piazza, introducendo nel dibattito anche una clamorosa novità: le modifiche sarebbero state prese fuori dalle regole statutarie, il quale prevede che queste siano valutate da un Consiglio di indirizzo, costituito anche da rappresentanti delle minoranze (di Comune, provincia e Regione). Minoranze che sono invece ad oggi all’oscuro di quanto accade tra le spesse mura di Palazzotto del Casale.

Peraltro, secondo l’ex sindaco, sarebbero permesse solo modifiche di lieve entità. Modifiche sostanziali come quelle prese dovrebbero invece essere discusse e approvate dai rispettivi consigli del Comune e della Regione, e non certo in una stanza da 3-4 persone.

Il risultato ottenuto è che si espone colpevolmente la Fondazione a ricorsi giudiziari che possono paralizzarne (ulteriormente, viene da dire) l’attività.


E quando Adduce paventò il ricorso del Ministero contro il pasticcio sulla Tari e la Tasi da parte del governo comunale, tutti risero, ma poi il ricorso arrivò, e ad oggi i materani ancora non sanno quanto dovranno pagare, in attesa della decisione della magistratura.

Le modifiche in atto, con moltiplicazione dei ruoli e delle relative comode seggiole, e le stesse dimissioni del Sindaco De Ruggieri sono la premessa necessaria per l’applicazione del manuale Cencelli (che per età e storia politica il nostro sindaco conosce certamente benissimo) e della più impietosa lottizzazione politica.

Insomma, l’ennesimo pasticcio di De Ruggieri e della sua variopinta e folkloristica maggioranza. Fanno due cose e riescono a sbagliarne tre, non riuscendo nemmeno a mascherare le reali motivazioni alla base delle loro azioni (chi si ricorda il caso Fare-verde?).

Improvvisazione, saccenza e prepotenza sono la loro cifra costitutiva, ormai i materani se ne sono resi conto. E dalla piazza ieri è partito un preavviso di sfratto, per occupazione abusiva della cabina di comando di una città che solo un anno fa era ricolma di speranza, e che oggi si trova tra mille dubbi e timori a sfogliare il vocabolario per interpretare le folli dichiarazioni di un sindaco che non ha evidentemente ancora risolto le sue personali questioni in sospeso, interne ed esterne, e tiene legata al palo la futura Capitale Europea della Cultura 2019.

Che invece ancora sogna di volare.

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