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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

La fine del Movimento 5 Stelle

In Politica Italiana on February 7, 2016 at 3:22 pm

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Ci ho pensato a lungo se titolarlo effettivamente così, questo pezzo. Ma in effetti sì: profetizzo la fine del Movimento 5 stelle. Almeno nella forma (beh, la sostanza non è ancora pervenuta) in cui l’abbiamo conosciuto (o meglio, è stato propagandato) finora.

Sullo scoglio dei diritti civili si è infranto il veliero piratesco del Movimento. Che per la verità faceva acqua da tutte le parti già da un pezzo, con una larga fetta di ciurma ammutinata che è stata buttata a mare, e con una rotta tutta ancora da decidere.

I fatti sono noti. Nonostante nell’ottobre 2014 i pentastellati avessero indetto una votazione online per stabilire se si dovesse appoggiare o meno il pacchetto di norme sui diritti civili (inclusa la stepchild adoption), nonostante una maggioranza schiacciante dell’84% avesse detto sì, bisogna appoggiarlo (in verità fomentata anche dalla propaganda del capocomico:

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che attribuiva lo stallo su questi temi ai soliti nemici del popolo PD e PDL), Grillo, con una spiegazione del tutto falsa, smontata anche dal noto sito “bufale.net”, ha resettato tutto, e stabilito che niente da fare, sulla legge Cirinnà i parlamentari avranno libertà di coscienza. Nessuno, quindi, sarà espulso se voterà in modo contrario a quanto stabilito dagli iscritti poco più di un anno fa.

I commenti a questa decisione sono stati tantissimi, sia interni che esterni al Movimento. Ad esempio Pippo Civati ha commentato sornione che il PD, che ai suoi parlamentari ha concesso libertà di coscienza, non può additare il Movimento 5 Stelle di aver fatto lo stesso.

C’è però una grossa, evidente differenza. I parlamentari del Partito Democratico sono inquadrati secondo il dettato costituzionale, che respinge ogni ipotesi di vincolo di mandato; e anzi su temi così delicati è pacifico che il Partito lasci libertà di coscienza ai rappresentanti eletti, che semmai dovranno vedersela poi singolarmente con i propri elettori.

Qui invece siamo in un caso ben diverso. Il Movimento 5 Stelle non prevede affatto che i parlamentari eletti siano liberi di decidere secondo coscienza. I parlamentari (e i rappresentanti eletti in generale) sono infatti con enfasi rivoluzionaria definiti meri “portavoce”. Portavoce di che? Della volontà della base, sondata online attraverso una piattaforma; chi non vi si attiene viene espulso. Punto. E tra una tempesta e l’altra, finora il comandante della nave pirata si è effettivamente comportato più o meno così. Anche se in verità in tanti sono stati buttati a mare con processi sommari e motivazioni discutibili.

Ma ammettere libertà di coscienza su un tema già sondato e approvato dalla base, significa smontare definitivamente il presupposto della differenza tra il Movimento e un qualunque altro partito politico. Che opera, quest’ultimo, per espressa volontà del gruppo dirigente che in quel momento lo controlla, eletto però in un Congresso con regole certe e conosciute a priori, e libero quindi di stabilire di volta in volta linea politica, battaglie programmatiche, strategie e tattiche da mettere in campo. Semmai nel PD la discussione riguarda i limiti fino ai quali un gruppo dirigente eletto è libero di spingere la propria azione (in ogni caso, al massimo fino al prossimo Congresso), e mai la legittimità di farlo. E questo vale, peraltro, anche per Possibile, dove in molti hanno già esternato perplessità sull’effettiva efficacia e democraticità interna del neonato partito, da noi peraltro già messa in dubbio quando era ancora una mozione interna al PD e avendo sperimentato direttamente i metodi di persuasione e di riallineamento in voga all’epoca – ma disperiamo qualcosa sia cambiato nel frattempo – nel ristretto circolo civatiano che tiene le redini del comando. Perplessità così estese, quelle degli iscritti possibilisti, che post e polemiche sui social a parte, si è arrivati al clamoroso paradosso di un segretario eletto con un plebiscito pari a meno della metà degli iscritti, pur essendo unico candidato e indiscusso padre fondatore del partito,e  sull’onda dell’entusiasmo di quello che era di fatto il primo appuntamento dopo la tanto sospirata e attesa uscita dal PD.

Tornando a noi, il Movimento 5 stelle da oggi non è di fatto più lo stesso. Nel 2014 certo faceva comodo sfottere il Partito Democratico su temi del genere, per provocarne spaccature e imbarazzi. E Casaleggio, che di previsioni fa largo uso e abuso, ma è dubbio che ne abbia mai imbroccata una, si sarà all’epoca cullato nell’idea che la discussione sui diritti civili non sarebbe mai arrivata in Parlamento. E invece ci è arrivata, se ne discute, e siamo ad un passo – finalmente – dalla sua approvazione. Fattesi serie le cose, qualche parlamentare non propriamente di vedute progressiste avrà espresso la sua contrarietà. Poteva Grillo permettersi altre espulsioni? Peraltro i nomi dei parlamentari grillini che proveniendo da destra hanno incrociato il Movimento sono tutti noti e sono nell’Olimpo del Movimento. Poteva Grillo non tenerne conto? No, non poteva, e ha quindi preferito lavarsene le mani, e alzare bandiera bianca. Se questo è il Movimento sulle comode poltrone dell’opposizione, figuriamoci cosa potrebbe essere dall’altra parte…

Quindi, parafrasando il famoso tweet del comico, se l’Italia non avrà una legislazione per le unioni di fatto, sarà una vergogna attribuibile in primo luogo ai pilateschi vertici del Movimento, che da Quarto in poi non ne hanno più imbroccata una, e messi all’angolo dal pressing del Partito Democratico, ben intenzionato a farne esplodere limiti e incongruenze e non arrendersi inerte alla propaganda grillina, avrà sulla coscienza i diritti di migliaia di cittadini in attesa da troppo tempo che il vento del Cambiamento soffi finalmente anche in Italia, le decine di migliaia di suoi iscritti, delusi dalla conferma evidente di non contare nulla, i milioni di loro elettori che in queste ore, come i sondaggi sembrano indicare, si stanno chiedendo se davvero la strada della riforma tanto attesa e non più prorogabile di questo Paese, possa passare per i server del blog di Beppe Grillo.

 

 

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