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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Il 31 Matera festeggia, il 31 Matera sprofonda

In Uncategorized on December 29, 2015 at 10:31 am

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E’ l’eterna storia delle contraddizioni lucane, e a volte il destino ci mette lo zampino in modo davvero beffardo. Il 31 dicembre segnerà l’inizio di una nuova stagione per la città, di un nuovo modo di concepire ed intendere la cultura e lo sviluppo (invero piuttosto deprecabile da quel poco che si intende e si ascolta) e pesantemente simboleggiato dal mega palco che alternativamente oscura o illumina a giorno piazza Vittorio Veneto; ma il 31 dicembre sarà anche la fine per centinaia di famiglie di certezze e stabilità, e si trasformerà in incubo. E ci sarà ben poco da festeggiare.

Com’è noto Telecom dopo 10 anni staccherà la spina al più grande call center materano, che impiega stabilmente oltre 400 persone. Una piccola miniera d’oro per la piccola comunità materana che non può (o non vuole) tuffarsi nel business turistico.

Da queste pagine virtuali più volte abbiamo espresso l’augurio che Matera 2019 potesse trasformarsi in occasione di sviluppo soprattutto per altre attività, diverse da quella turistica, che per parte sua già gode e godeva di ottima salute; ma di voler cogliere la spinta di questa occasione non se ne parla ancora, e  anzi si minano le già poche certezze di questa terra.

Datacontact non deve chiudere. Alla politica l’appello a fare tutto il possibile per salvare ogni singolo posto di lavoro, mettendo l’azienda in grado di lottare con tutti i mezzi per continuare a vivere, anche sfruttando le competenze accumulate per incontrare nuovi mercati e nuovi clienti; a Telecom di guardare meno i numeri, i report e le tabelle, e pensare alla vita delle persone, le stesse che per dieci anni si sono dedicati a tenerne alto il nome, mettendoci faccia e voce con professionalità di fronte a clienti vessati da disservizi, veri o presunti. Ed è questa l’unica etica che conta.

Telecom deve farlo, o l’immenso e maestoso Vaffanculo che partirà dal palco del Capodanno dalla Capitale della Cultura, sarà di quelli che non si dimenticano, e che può far male anche ai bilanci.

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