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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Il salva-banche, spiegato bene (almeno ci proviamo)

In Uncategorized on December 11, 2015 at 4:26 pm

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Sarà capitato anche a voi. Di avere una musica in testa? No, di leggere su bacheche e siti online del caso delle banche “salvate” dal governo. Tra le banche “salvate” c’è anche quella in cui lavorava il padre del ministro Boschi, e nel governo c’è il Ministro Boschi. Un’equazione sufficiente per gridare all’ennesimo scandalo all’italiana. Manco a dirlo il primo a buttarcisi a pesce è Beppe Grillo, dalle colonne del Sacro Blog, cui seguono a ruota molti esponenti e militanti della costituenda sinistra extra-PD. Ma le cose stanno realmente così? La materia è complessa, ma certamente con tutte le cautele di un caso ancora in evoluzione, possiamo affermare che molti degli articoli e slogan grillini, al netto degli insulti, siano – strano, eh? – quantomeno imprecisi, se non proprio falsi e tendenziosi.

Cominciamo subito col dire che l’antitrust ha valutato corretto il comportamento della Boschi (assente nel Consiglio dei Ministri che ha approvato il provvedimento) e inesistente fino a prova contraria l’ipotesi di conflitto d’interesse, perchè non si capisce quale vantaggio avrebbe acquisito la famiglia Boschi dal provvedimento. Che anzi in quanto azionista dovrebbe averci rimesso un bel po’, come vedremo di qui a breve. Ma so già che direte che non vi fidate mica dell’antitrust, nel Paese in cui Berlusconi ha potuto spadroneggiare in lungo e in largo; allora vediamo più in dettaglio di cosa si tratta, e perchè i grillini ancora una volta ciurlano nel torbido solo per un ritorno personale e perchè di fare politica, o anche solo corretta informazione, se ne sbattano altamente le perifrasi.

Come ben spiegato in questo articolo, il provvedimento del Governo anticipa in una certa misura il famigerato bail-in, in vigore dal primo gennaio 2016 e anch’esso oggetto della violenta campagna di disinformazione grillina, che di condivisione in condivisione punta a solleticare la pelle pruriginosa del ventre molle del Paese. In realtà il bail-in (letteralmente “salvataggio da dentro”) è di fatto una procedura concorsuale: quando un’azienda ha troppi debiti per sopravvivere, fallisce. Il fallimento è appunto una procedura concorsuale: viene nominato una sorta di commissario esterno (il curatore fallimentare) che valuta se risanare l’azienda o liquidarla. Nella stragrande maggioranza dei casi viene liquidata, e così facendo i suoi creditori perdono i loro crediti, o concorrono a recuperarne solo una piccola parte dalla vendita dell’attivo dell’azienda. Beh, sembra strano, ma anche la banca è un’azienda. E creditori della banca sono non solo gli obbligazionisti, che prestano alla banca denaro sottoscrivendo titoli detti appunto obbligazioni, ma anche i correntisti: quando versiamo il nostro stipendio sul c/c di fatto prestiamo i nostri soldi alla banca, che infatti per questa magnanimità ci riconosce un (misero) interesse. Naturalmente le banche non sono aziende qualunque, e i correntisti non sono creditori qualunque, essendo interessati soprattutto ai servizi più che al misero interesse ricavabile dal deposito. Per questa ragione finora le banche gestite coi piedi da manager incapaci o addirittura corrotti, sono state salvate con procedure di bail-out, ovvero di salvataggio esterno. In pratica lo Stato (cioè tutti noi) ci metteva i soldi per risanare le banche in crisi. Come dire che loro sperperavano il denaro dei loro creditori (obbligazionisti e correntisti) per anni, a volte decenni, e poi noi dovevamo rimetterci. Questa procedura ha difatti provocato scossoni enormi negli equilibri dei bilanci statali di molte Nazioni, alimentando la crisi finanziaria globale dalla quale non siamo di fatto ancora usciti.

Con il bail-in, quindi, in pratica la banca torna ad essere un’azienda più simile alle altre. A pagare per il suo salvataggio (cioè a rimetterci i soldi) saranno allora solo i suoi azionisti (cioè i proprietari) e i suoi creditori. Compresi obbligazionisti e correntisti. Tutti, nessuno escluso. Anche chi ha poche migliaia di euro depositati potrebbe infatti rimetterceli, ma in Italia fino a 100.000 euro è comunque garantito da un fondo di garanzia sui depositi e potrà recuperarli interamente, fino appunto al limite indicato. Oltre, li perderà, perchè la banca decotta e fallita non potrà più restituirglieli.

Che senso ha tutto questo? Beh, pare evidente il senso del provvedimento. Si vuole innanzitutto responsabilizzare i prestatori di capitale, invitandoli a stare attenti a dove mettono i loro soldi, e a chi prestano il loro denaro. Da parte loro le banche dovranno necessariamente dare maggiore garanzia di solidità ai risparmiatori, concorrendo tra loro con gestioni virtuose, anche perchè appena si dovesse sentire uno scrocchiolìo, un rumors che mettesse in dubbio la solidità della propria banca, ci sarebbe una fuga di capitali che accellererebbe la cris e non darebbe scampo al management. Le banche insomma dovranno rischiare meno, concentrarsi su investimenti sicuri, magari sull’economia reale invece che pompare bolle speculative sui mercati finanziari per macinare capital gain e gonfiare i bilanci. Questo in teoria. Quel che accadrà nella realtà è da vedere; in ogni caso è finita l’epoca in cui i dividendi se li intascavano gli azionisti e i creditori delle banche (spesso altre banche) godevano di rendite superiori, mentre poi le perdite le pagavamo tutti noi attraverso gli interventi dello Stato.

Insomma, tutto il contrario dell’aiuto di Stato di cui si vaneggia su inattendibili siti e blog di controinformazione, a cominciare dal principale: il blog di Beppe Grillo. E fa anche strano che certa sinistra si opponga duramente al provvedimento, senza spiegare perchè, magari facendo leva populisticmente su casi di cronaca che certamente sconvolgono e lasciano l’amaro in bocca.

Si può tutt’al più evidenziare che la soglia di garanzia di 100.000 euro debba essere aumentata, dal momento che per chi porta denaro in banca aumentano di sicuro i rischi, mentre non è certo che aumenteranno le informazioni a disposizione per poterli correttamente valutare. E magari la garanzia dovrebe essere estesa anche ai piccoli investitori, per lo stesso ammontare, che sono spesso per lo più alla ricerca di un posto alternativo al materasso nel quale parcheggiare i propri risparmi.

In ogni caso quel che è certo è che quello varato dal Governo non è affatto un provvedimento che va contro i piccoli risparmiatori, almeno non intenzionalmente. Anzi, l’aver anticipato il provvedimento rispetto all’entrata in vigore del vero e proprio bail-in mira proprio a tutelare i risparmiatori: se le banche oggetto del “salvataggio” fossero state salvate nel 2016, cioè fra poche settimane, con l’entrata in vigore delle nuove norme sarebbero stati toccati anche i correntisti, quindi appunto i risparmiatori. Come detto, infatti, dal primo gennaio in caso di fallimento di una banca a rimetterci saranno azionisti, investitori e grandi correntisti. In ogni caso di certo non la platea tradizionale di un classico partito di sinistra, il che rende tutta questa polemica assolutamente incomprensibile e surreale.

Vorremmo comunque concludere questo articolo, al quale farebbe molto piacere ricevere le vostre riflessioni, con il pensiero di Aldo Nove, che forse riesce a restituire il giusto peso e dimensione alle cose, anche a chi, qui a sinistra, il giusto peso e dimensione delle cose dovrebbe conoscerlo bene.

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