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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Sarebbe ora di cancellare l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche italiane

In Uncategorized on November 30, 2015 at 1:51 pm

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I fatti degli ultimi giorni, con il preside che avrebbe vietato i canti natalizi religiosi nella sua scuola, in nome della presunta laicità della stessa, e la conseguente rivolta dei genitori in nome di una tradizione da conservare e difendere, riapre in Italia un vecchia ferita.

E al di là di come i fatti siano andati davvero, che pare le cose non stiano del tutto come in un primo momento sono state raccontate, invece che fare l’analisi del sangue che fuoriesce dalla ferita in occasioni come queste, mi chiedo perchè questo argomento laceri la pelle dell’opinione pubblica italiana così profondamente.

Credo che la risposta sia nella sofferenza con la quale noi genitori atei  percepiamo l’ingerenza della religione nell’educazione dei nostri figli, perlomeno in uno spazio che dovrebbe essere laico, aperto al dubbio e non al dogma, alle domande difficili e non alle risposte facili, alla scienza e non alla fede. Ma sono certo che anche tanti genitori cattolici soffrono il veder compresso e trasformato l’insegnamento cristiano a un’ora di buca a scuola, e preferirebbero di gran lunga che la Parola di Dio fosse approfondita cone si deve nelle parrocchie e nel catechismo.

Mi chiedo quindi se non sia giunta l’ora di cancellare questo retaggio fascista di quasi in secolo fa (l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche fu introdotto dal Concordato nel 1929) dalle nostre scuole, e dedicare magari quell’ora all’educazione civica, all’insegnamento della multiculturalità e della tolleranza, al valore della pace, in forme più laiche e universali.

Perché è del resto fortemente imbarazzante (ad esempio per un genitore agnostico come me) decidere per delega della spiritualità di mio figlio. Decidere cioè se lasciargli frequentare l’ora di religione a scuola, incapace poi a casa di confermare la bontà o veridicità di quanto appreso tra i banchi, costretto tra la spinta a mentire per lasciare che il suo percorso spirituale non subisca il mio condizionamento, e la tentazione di offrirgli un altro punto di vista, con il rischio di creare confusione e sminuire l’autorevolezza della scuola come Istituzione; o decidere di esonerarlo, come pure la legge consente, rischiando però di alimentare un processo di emarginazione e di marchiata diversità, difficile da comprendere nell’infanzia, e certamente tutto il contrario dell’integrazione che dovrebbe essere tra i principali obiettivi didattici, specie di questi tempi.

Non si tratta dunque di parteggiare nel derby tra chi preme perchè tutte le confessioni religiose nelle scuole abbiano pari dignità, e chi si batte per difendere simboli della tradizione dall’invasione di altri simboli. Si tratta di scindere gli ambiti: alla scuola quel che è della scuola; a Dio quel che è di Dio.

I tempi credo siano maturi, e dovremmo forse cominciare a parlare di questo, invece che schiararci in opposte tifoserie, alimentate dalla paura.

  1. L’articolo sintetizza in modo spendido un problema che viene volutamente ignorato dai media, purtroppo non vedo soluzioni per la connivennìza tra potere politico e religioso. Un movimento di opinione è auspicabile ma dubito possa avere effettiva forza contrattuale. Sarebbe ora che qualche forza politica facesse notare che oltre ventimila insegnanti di religione sono una realtà anacronistica e dispendiosa….
    saluti Giorgio

    • Grazie Giorgio, gli insegnati potrebbero essere ricovertiti ad un insegnamento laico utile a formare i futuru cittadini, trasmettendo valori in gran parte coincidenti con quelli cristiani; il problema non è tanto il costo quanti la qualità dell’insegnamento…

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