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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

I referendum di Civati, missione (im)#possibile

In Uncategorized on September 30, 2015 at 3:36 pm

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“La raccolta firme è stata un’esperienza straordinaria, con un coinvolgimento clamoroso” scrive Civati.

E i referendum di Possibile sono stati anche una bella prova di piazza, di attivismo e di partecipazione.

Questo è vero, e lo hanno riconosciuto tutti. La politica dovrebbe essere meno tv e più piazza, sempre.

Però politicamente l’operazione si basava sull’assunto che le Riforme renziane fossero tanto avversate dal “popolo”, che questo avrebbe sfondato i banchetti, il silenzio mediatico, l’ostruzionismo politico e sindacale e la raccolta firme sarebbe stata un successo.

E se così non è stato, magari almeno su questo una seria riflessione andrebbe fatta.

  1. Per sfondare il silenzio mediatico sarebbero serviti soldi (per pubblicare le notizie a pagamento) oppure più tempo (per permettere al passaparola di estendersi a sufficienza). Ancora oggi nei social si leggono i commenti di persone che si rammaricano per non avere saputo in tempo della raccolta firme… altri nostri limiti sono stati l’inesperienza (che ha reso difficile gestire in modo efficace soprattutto le fasi più “burocratiche”) e la mancanza di “risorse umane” (in alcuni territori Possibile non è proprio presente e non è stato possibile coprirli; inoltre non è stato sempre facile trovare consiglieri comunali o provinciali disposti ad autenticare le firme).
    Per tutto ciò, non mi sento di trarre dal mancato raggiungimento dell’obiettivo la conclusione che le riforme di Renzi sono totalmente apprezzate: l’insuccesso mi pare dovuto soprattutto a limiti organizzativi nostri, ma la risposta che “malgrado tutto” c’è stata non mi pare affatto trascurabile…
    La riflessione più importante, comunque, andrebbe fatta riguardo alla voglia di partecipare delle persone: sia delle tantissime che si sono fatte coinvolgere, magari per la prima volta in vita loro, in un tour de force decisamente faticoso ma entusiasmante, sia di chi ha voluto firmare (tra di loro, ed è stata una bellissima sorpresa, anche tanti giovani e alcuni “nuovi italiani”). Forse si tende a dare troppo per scontato che gli italiani siano interessati solo ai dibattiti nei talk show: mi pare che questa mobilitazione abbia quantomeno dimostrato che non è del tutto così

    • Silvia, su FB questo il mio commento.
      “Possibile esulta per aver raccolto 300 mila firme, promettendo che è solo l’inizio. Ma l’inizio dovevano essere i 399.473 voti raccolti dalla mozione Civati nel 2013. Dovevano essere i parlamentari raccolti intorno alle posizioni civatiane, e ora dispersi. Dovevano essere gli europarlamentari eletti con la leva PD, e ora divisi.
      Un patrimonio disperso, per errori e approssimazioni che ho cercato inutilmente di provare a segnalare. Ma c’è chi vuole sentire solo gli applausi.
      Peccato.”

      Se come tu dici l’obiettivo era troppo ambizioso (ma i radicali con meno organizzazione e senza i social network sono riusciti diverse volte a centrarlo) doveva essere messo in cantiere subito. Personalmente concordo nel ritenere che questo referendum sia stato solo un marcamento di campo per le ambizioni di Possibile. Uno spot gratuito sul quale si è investito solo il lavoro dei volontari. Forse l’insuccesso giova più del successo perchè se ne sarebbe parlato di più e Possibile sarebbe stata identificata come la forza alternativa a Renzi. Quel che in fondo cercano molti elettori a sinistra. E’ stata un’operazione furba, alla quale però non applaudo perchè chiedevo di costruire una forza identitaria, non che si definisca per sottrazione e contrari.

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