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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Una carezza nel pugno di Papa Francesco

In Idee on January 16, 2015 at 9:44 pm

Basta guardare per intero il video del presunto scivolone di Papa Francesco sul pugno dato in risposta ad un insulto ricevuto, per capire appieno il senso della frase.

Strano quindi che menti eccelse come Sofri o Gramellini facciano finta di non aver capito, pur di montare un caso dal nulla. Attività che peraltro, dopo l’uso di lingua sui deretani eccellenti, sembra essere la preferita dai giornalisti italiani.

Il Papa rispondeva ad una domanda sull’equilibrio tra libertà religiosa e libertà d’espressione.

L’umana e quasi banale osservazione di Papa Francesco è stata che la libertà di religione deve limitarsi, non può cioè prevaricare la libertà altrui; pertanto è da condannare evidentemente l’uccidere in nome di un Dio; sulla libertà d’espressione ha rilevato poi che ha anch’essa un limite naturale, che è quello dell’insulto. Passato il quale, anche il sant’uomo del Papa (per dire), beccato magari in una giornata storta, rischia di perdere le staffe e dare un cazzotto all’impertinente avventore. E se è portato a farlo il Santo Padre, figuriamoci un invasato ed esaltato fanatico.

Diverso è fargli dire, come pure si legge in giro tra sdegno e giustificazioni d’ufficio, che sarebbe giusto rispondere con la violenza ad una provocazione. Rileva solo che è umano (e qui il Papa si fa uomo, e sul suo essere “uomo” e non – ancora – “Santo” ha incentrato fin dall’inizio il suo messaggio pastorale). Quindi meglio evitare le provocazioni; provocazioni che peraltro, segue dicendo il Papa, scaturiscono da un clima post-positivista che relega tutte le religioni ad un ruolo di sottocultura, di superstizione, e quindi di attività liberamente perculabili da chi si sente invece latore di una superiore saggezza intellettuale.

L’errore del Papa è stato insomma unicamente quello di non considerare l’effetto che le sue parole avrebbero avuto sui taccuini degli “iosonocharlie” nostrani. Sempre pronti – loro sì – a pontificare su tutto e tutti.

AGGIORNAMENTO del 20.01.15: Arriva l’interpretazione autentica, che conferma quella di cui sopra. Quindi: o sono troppo intelligente io, o troppo furbetti voi giornalisti. Scommetto sulla seconda:
“In teoria – ha spiegato Francesco – possiamo dire che una reazione violenta davanti una offesa, a una provocazione, non si deve fare. Possiamo dire quello che dice il Vangelo, che dobbiamo dare l’altra guancia. Sulla teoria siamo tutti d’accordo. Ma siamo umani. E c’è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana. Io non posso provocare, insultare una persona continuamente perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta. Allora dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò deve essere prudente”.

  1. Mi piace molto questo mio ritrovarmi nelle sue parole… Ci sono cose che o non si possono dire in pubblico, pena l’essere scarnificati sul posto, oppure vengono volutamente fraintese… perché magari bisogna che tutti si sia intruppati, di necessità. Insomma è il vecchio “se non stai con me, sei contro di me… Personalmente da quando il signor berluska coniò l’espressione “Siamo tutti americani” ho cominciato a diffidare di quel “Io sono…” fino a sviluppare una sorta di idiosincrasia… Probabilmente però mi capita solo perché non ho ancora trovato la mia vera identità… e quindi non mi va di infilarmi in certi pericolosi (per il mio fragile equilibrio) casini pseudo-psico-social-politic-etic-mistico-religiosi…. eccetera eccetera. 🙂
    Cordiali saluti

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