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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Considerazioni (non) finali sul #CongressoPDBas.

In Politica lucana on August 6, 2014 at 2:23 am

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E alla fine la montagna ha partorito. Che sia un topolino o un elefante lo dirà il tempo. E’ prematuro fare previsioni sulla base di un solo nome; che pure ha la sua storia, la sua indole, e può certamente già dire tanto su come potrebbe essere il Partito Democratico di Basilicata dopo l’elezione di Luongo a segretario regionale.

Di questo #CongressoPDbas, che ieri ha celebrato finalmente l’inizio della fine (sono ancora evidentemente da nominare segreteria e organigrammi interni, nonché da “sistemare” i due provinciali), rimarranno sul tappeto note positive e note stonate. Indico le due principali, ma l’elenco potrebbe essere più lungo, da entrambe le posizioni del foglio.

Veniamo prima a quelle stonate, così le archiviamo, e non ci si pensa più, che credo bisogna cominciare a pensare positivo, e non a cantarci sempre la messa addosso.

  1. Il partito resta (per ora) irrimediabilmente diviso in due grossi tronconi; rimane ancora forte la componente di provenienza DS, ma la fronda Antezza-Pittella-Margiotta fa segnare il punto che, se vuole, qualche sgambetto è tutt’altro che impossibile, come dimostrano gli inciampi del “correntone” nelle primarie per la corsa a Governatore, e nelle elezioni comunali potentine; spero se ne farà tesoro per le prossime comunali materane, quando si dovrà esprimere un candidato sindaco e promuovere un’azione amministrativa che unisca piuttosto che spaccare; questo difficile compito dovrà essere portato a termine in particolare dall’attuale segreteria cittadina; dall’altra parte, parimenti, si dovrebbe smettere di tenere un atteggiamento fatto di veti e sospetti, e di un improduttivo “muoia Sansone” se non si fa come dico io… Prima di parlare di primarie del centrosinistra, abbiamo diversi mesi davanti a noi per provare ad imparare a dialogare e camminare, se non mano nella mano, perlomeno tutti nella stessa direzione. E la prossima Festa dell’Unità, che torna ad essere organizzata in piazza dopo anni, potrebbe e dovrebbe essere il primo segnale di un’unità che dev’essere di intenti e di sforzi congiunti per il partito. Se no, non ha nessun senso. Almeno per noi, salvo che per voi.
  2. Le primarie si rivelano ancora una volta strumento rozzo ed inutile: rozzo perchè non esprimono il vero peso della rappresentatività di chi in questo partito ci milita seriamente, eppure conta uno, come chiunque altro, magari distratto, magari addirittura di un altro partito. Inutile, perché piuttosto che produrre forza, le primarie sono solo misuratrici di debolezze. Hanno senso solo quando si ritiene necessario avallare con un bagno popolare decisioni prese dal vertice; ma se devono dirimere controversie, indirizzare scelte, sciogliere nodi in un senso o nell’altro, occorrono regole più chiare e, soprattutto, più stringenti. Vedi l’albo degli elettori, o il riservare le primarie solo per importanti cariche istituzionali, e tornare al voto nei circoli, risolvendo la questione delle truppe cammellate che aggiungono inutile zavorra.

E veniamo invece ai segnali positivi. Bisogna scavare, ma se ne possono trovare:

  1. Il gruppo dirigente regionale è stato abbondantemente rinnovato, ben oltre il fisiologico ricambio; certo, solo il tempo e la misura dell’indipendenza e dell’affrancamento di ciascuno dalle direttive imposte dall’alto sarà vero rivelatore del portato del Cambiamento. Molto più di quanto le tanto sbandierate statistiche su età e nuovismo possano ruffianamente suggerire.
  2. Il Congresso pare aver sancito una netta divisione (certamente non voluta) tra ruoli di partito e ruoli di governo, perlomeno regionale. Credo sia una cosa positiva, Barca per primo ne sarebbe felice: il partito potrà servire da stimolo al Governo, il Governo potrà operare libero da lacci e lacciuoli che spessissimo si tende a frapporre all’azione amministrativa. Perlomeno, nessuno avrà più scuse.

Direi allora che tutto sommato il bilancio è in pareggio. Non ci sono particolari motivi per essere entusiasti, almeno finora, ma nemmeno per cantare un prematuro De Profundis: saranno le scelte successiva a questa a determinare gli eventi, e far capire meglio il senso ed il portato dell’elezione di Antonio Luongo a segretario regionale, al quale, ovviamente, porgiamo a nome di tutti i lettori di questo blog, un sincero augurio di buon lavoro.

P.S.: per concludere, una nota nazionale. Nel nostro piccolo, noi lucani siamo laboratorio politico affatto indipendente dagli scenari romani, ai quali siamo a doppio filo legati. Da parte mia rilevo, tristemente, che il giubilo di qualche colonnello civatiano nazionale circa l’elezione di Antonio Luongo (che come ho detto sopra, può rivelarsi positiva se le scelte future saranno coerenti con le istanze emerse durante il Congresso) rivela ahimè che l’area sta seguendo una strategia del tutto appiattita sull’antirenzismo; che, se può avere anche un senso a livello nazionale (e già non dovrebbe), declinato sui territori non assume alcun valore; anzi, si fa a quegli stessi territori un’inutile e gratuita violenza, finendo per privilegiare etichette e casacche distribuite in modo quasi del tutto casuale, e certamente non tatuate sulla pelle ma indossate in modo transitorio; favorendo quindi (involontariamente?) la restaurazione, il gattopardismo e il trasformismo. Cose che, ne sono certo, Pippo Civati abiurerebbe con decisione, ma che qui al Sud sono un cazzo di problema. E quindi, fate attenzione a come e dove intervenite, e il nostro sacrificio non sarà stato vano.

La mia idea di fondo, lo scrissi su questo stesso blog ben prima di abbracciare l’Area, è di lavorare per tirar fuori da ogni parte di questo partito, e dalle sue mancine vicinanze, tutto il buono che c’è, e che può essere utile a stappare il tappo, per lasciare emergere le energie del Sud e dell’Italia; spesso sepolte sotto una spessa coltre di sciocco “tifosismo” a priori, che proprio quest’area dovrebbe per prima rigettare.

Continuo a considerare la cosa una somma di errori individuali, e di limite di visione complessiva; spero vivamente, invece, non ci sia stato nel frattempo un netto cambio di strategia dopo la schiacciante affermazione di Renzi, che non deve avere l’effetto di spostare, nell’Area, l’ago della bilancia dalla qualità alla pura e semplice quantità. Anche perchè qui in Basilicata, diciamocelo, di renzismo se n’è visto punto; o meglio, che poi è la stessa cosa, di renzismo e metodi “renziani” nel senso più spregiativo del termine che noi “civatiani” possiamo dare, è permeata ogni corrente di questo partito. E magari si scopre, con sorpresa, che la più chiusa e autoreferenziale di tutte, è proprio quella più vicina a noi.

Sposarne una a caso, valutandone a naso solo “il peso” (e nel nostro caso ciccando clamorosamente), non serve alla Basilicata, non serve al Mezzogiorno, non serve, a ben vedere, nemmeno a Civati.

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