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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Una lezione da non sprecare.

In Uncategorized on June 9, 2014 at 12:59 pm

C’è poco da aggiungere all’editoriale della Direttrice Serino. Che nella chiosa finale dice tutto quel che c’è da dire: “La sconfitta di Petrone è la sconfitta di tutto il Pd, o di quel che resta del Pd. Altro che partito in cerca di unità. Petrone, anzi, potrebbe essere stato il sacrificio di un partito perso dietro i propri deliri congressuali e di nuova giunta regionale.”

Eppure molto c’è da dire, soprattutto guardando al futuro: fra meno di un anno si vota a Matera. Consegnare anche il secondo capoluogo all’opposizione sarebbe un errore imperdonabile; anche perché grazie al “sacrificio” potentino, qui siamo stati abbondantemente avvisati. Eppure, al di là della grave gaffe sulle “quote rosa”, il vero grave dato è che nessuno, nel PD e nell’attuale amministrazione, sembra aver colto quale sia la direzione giusta.

Come ho già avuto modo di dire, si vince se si marcia 1) uniti e 2) verso il cambiamento. Ma il cambiamento non è un’etichetta che si appiccica sulla confezione per distinguersi dalla concorrenza: il cambiamento si costruisce, si coltiva, lo si rende possibile e concreto. Afferrabile e palpabile. I giorni per farlo sono questi; domani sarà troppo tardi.

Ci sono forze nuove che sono entrate nel Partito al grido di #resetPD e #occupyPD, per distruggere quello che ti vecchio ancora resiste in questo partito e ricostruirlo su basi nuove. E questo già un anno fa, molto prima che il vento Renziano rendesse evidente che la domanda di rinnovamento è così largamente diffusa nell’elettorato. E, ci scommetto, anche in quella larga fetta che rimane a casa delusa dai riti democratici, che magari trova obsoleti e sostanzialmente inutili: è a loro, prima di tutti, che occorre rivolgere la nostra offerta politica, invece di orientare gli apparati per distribuire al meglio il consenso residuale.

Ma sarà in grado un Partito che non trova di meglio da fare che rimandare sine die il proprio Congresso, per timore di un manipolo di dirigenti di perderne il controllo, di confezionare l’offerta adatta a ridare fiducia e speranza (con la minuscola) ai propri elettori?

Vedremo. Quel che è certo è che nuovi e vecchi militanti non devono rendere vano il “sacrificio” di Potenza. Occorre lavorare insieme per aiutare il nostro partito ad uscire dalla palude nel quale l’hanno infilato. Comunque la si pensi, nessuno può volergli così male da essere disposto a distruggerlo, per poi raccoglierne solo i cocci.

 

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