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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Il mio discorso a Bologna (#Scuderia)

In Uncategorized on February 23, 2014 at 11:34 am

Caro Pippo,

la frase che più spesso ricorre nelle tue dichiarazioni dell’ultimo anno, è “sono a disagio”. Beh, devo farti una confessione: io a disagio non lo sono affatto. Nel senso che da un anno a questa parte, e credo di parlare a nome di tanti, abbiamo finalmente trovato la nostra casa. La nostra casa però non è il PD; non è questo cartello elettorale somma di potenze che stanno insieme solo per moltiplicare la propria forza; la nostra casa è quella che abbiamo creato tutti insieme sotto la spinta della tua candidatura alla segreteria del Partito Democratico. La nostra casa è questa, nella quale stiamo discutendo e confrontandoci liberamente oggi, dimostrando con l’esempio cosa il partito democratico potrebbe essere e diventare.

Grazie a te abbiamo potuto afferrare per i capelli l’ultimo pezzo di sinistra ancora presente in questo partito: la sinistra VERA, non quella da spilletta sulla giacca, inutile insegna sotto la quale potersi comodamente sedere, e magari banchettare. E lo abbiamo fatto quando ormai molti di noi avevano abbracciato l’idea di abbandonarlo definitivamente, da militanti o da elettori, per consegnarsi all’impotenza del non voto o alla rabbia della deriva grillina.

In questo PD, invece, ci stiamo scomodi. E, come al gioco dell’oca, sembra ormai essere tornati di nuovo al punto di partenza, a quando meno di un anno fa ci ponevamo la stessa identica domanda: ma questo PD ci rappresenta? No. E quindi: dentro o fuori? e ci rispondevamo “dentro” non solo perché ci offrivi la sponda per restare, ma anche perché eravamo convinti che il partito non coincida con la sua classe dirigente, democraticamente eletta, certo (anche se troppo spesso con abusi delle regole di democrazia, che vanno certamente registrate e migliorate). Ma a prezzo di clamorosi voltafaccia alle proprie stesse promesse e dichiarazioni, messe nero su bianco con la sfacciataggine di chi si presenta come il nuovo rivelandosi invece peggio del vecchio, e che ha come risultato quello di gettare i nostri elettori nello sconforto, nell’impotenza e nell’incredulità.

Certo, avevamo avvertito a cosa andavamo incontro, ed è stato inutile aver avuto ragione. E’ invece utile rimanere in questo partito e lottare a tutti i livelli, nazionale e locale, perché possa assomigliare presto all’universo meraviglioso di capacità e passione che anima la propria base.

Questo governo non ci piace. Non ci piacciono i modi con i quali è nato, non ci piace la squadra, non ci piace l’impianto su cui siede, che richiederà competenze ingegneristiche aerospaziali per tenerlo su, su fondamenta così fragili, e che sarà inevitabilmente soggetto ai ricatti e alle pressioni del centrodestra, finendo alla fine per somigliargli troppo pericolosamente. Si avvia ad essere ricordato come il miglior governo di centrodestra della storia, ho scritto scherzando, ma la verità a fondo di questa battuta mi turba non poco.

Quindi Pippo, noi siamo con te qualunque cosa deciderai di fare: dentro o fuori questo governo, sì o no alla fiducia. E se riterrai che non ci sono le condizioni per continuare il lavoro dentro questo partito, che tutte le strade sono sbarrate, che ci dobbiamo arrendere all’occupazione del potere da parte di quell’apparato che solo un anno fa confidavamo se non di sconfiggere, perlomeno di indebolire, noi saremo con te.

E i timori di espulsioni non devono albergare qui da noi: provino a cacciarci. Provino a cacciarci, quelli che in un mese sono passati da #Enricostaisereno a #enricot’hofregato! Provino a dirci che non si può votare contro il Presidente del Consiglio, e rimanere dentro il partito, quando chi ha votato contro il governo oggi è dentro il governo. Provino a spiegarci cos’è la coerenza, cosa sono la verità e la costanza, e come si sta in un partito. Non accettiamo lezioni di coerenza da questi, no davvero.

Fare politica in queste condizioni è difficile, me ne rendo conto. Ma rimango della stessa idea che mi ha fatto avvicinare ai tanti che ho avuto occasione di conoscere in questo anno di appassionata partecipazione, e che ora chiamo “amici” e “compagni”: la cattiva politica si scaccia con la buona politica, non con l’antipolitica. Restiamo uniti per evitare di consegnare il Paese ad un referendum tra grillismo, berlusconismo e renzismo: tre diverse declinazione della peggiore italianità.

E quando alla fine della sbornia, trafelati ci si renderà conto di essere più delusi e indignati di prima, noi saremo lì. Sarà stato inutile aver avuto ragione ancora una volta, certo. Ma potremo avere la dignità di chi è rimasto coerente con le proprie idee, nel rispetto di quelle altrui, e con la responsabilità di aver dimostrato con la pratica come si deve militare in un grande partito.

  1. […] si poteva proprio negare, solo sulla base di congetture pur plausibili e con un certo fondamento. La mia posizione era invece piuttosto possibilista, ma ferma sull’obiettivo di lottare contro la deriva […]

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