Close

Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Perchè uscire dal PD è una pessima idea.

In Politica Italiana on February 6, 2014 at 10:32 am

Se potessimo fare una classifica dei commenti negativi più ricorrenti agli scritti di Pippo Civati sulle varie piattaforme web (blog, facebook, twitter), ne verrebbe fuori una cosa del genere:

3) “Che cavolo ci fa una persona perbene come te dentro il PD?”;

2) “Sì parla parla, ma poi alla fine voti come il PD”;

1) And the winner is: “Esci dal PD e fai un nuovo partito con Landini, Rodotà e Vendola e noi ti seguiamo”.

Ho contestato alla giuria che la categoria 3) ed 1) possono essere di fatto unificate sotto la stessa voce, ma non hanno voluto sentire ragioni: i detrattori di cui al punto sub 3) lamentano una situazione senza fornire soluzioni conseguenziali, mentre i detrattori di cui al punto sub 1) si spingono oltre ed offrono – gratis, peraltro, c’è di che benedirli – la soluzione a tutti i nostri problemi.

In ogni caso, io credo che la stragrande maggioranza dei detrattori di Pippo Civati sia potenziale elettorato di Pippo che proprio non sopporta vederlo agire ed interagire con i loschi figuri del PD.

Come se il PD fosse una cosa data, una massa informe ed immutabile (magari marrone e puzzolente, nell’immaginario collettivo) toccando la quale si rimane irrimediabilmente insozzati o contagiati.

Beh, le cose al solito, sono un po’ più complicate di così. Il PD, al contrario degli altri partiti, assume la forma che i suoi elettori – con non poca fatica – decidono di dargli. Qualcuno storcerà il naso, e dirà che elettori e militanti, per interesse o per ignoranza (o per sottile gusto masochistico) si fanno fregare e abbindolare dai loro dirigenti, e che alla fine si cambia tutto ma non cambia mai veramente nulla. Il che potrebbe essere vero in realtà per qualunque partito o movimento, se solo avessero delle regole di democrazia interna anche soltanto lontanamente paragonabili a quelle – peraltro insufficienti, e ci si dovrà impegnare a riformarle ed ampliarle – del Partito Democratico; e peraltro, la base della democrazia prevede che siano gli elettori a decidere, e la decisione non può essere filtrata da un Grande Fratello che vi appioppa l’adesivo “good” o “no good” a seconda del suo inappellabile giudizio morale. E quindi, meglio mettersi l’anima in pace.

Comunque, veniamo al sodo. Perché non è una buona idea uscire dal PD, anche se ogni giorno – Dio solo lo sa – non passa quarto d’ora senza che qualcuno di noi lo pensi? 

I verginelli si tappino gli occhi, e le orecchie, che ora la dico brutta: perchè non conviene.

Non conviene? Ecco i soliti politicanti che pensano alla carriera e a sistemarsi le cose loro. No, no, non avete capito: non CI conviene.

Qualunque sia la legge elettorale che trasforma il consenso in seggi parlamentari, appare chiaro che per cambiare le cose senza “sporcarsi le mani” con la massa informe di cui sopra, occorre avere la maggioranza assoluta, o quantomeno relativa, dei consensi. Cosa del tutto improbabile da realizzare; e, qualora si trovasse modo di renderla possibile, certamente molto molto costosa. La qual cosa implicherebbe di fatto il doversi sporcare le mani con altri tipi di masse informi e maleodoranti: finanza, grande industria, lobbies, e non voglio dire altro…

Il PD, pur con tutti i suoi difetti, rimane pur sempre un partito contendibile: ci si candida, si fa breccia nei cuori della gente (per dirla alla Renzi) e ci si mette alla sua guida. Semplice, facile e pulito. A parole.

Agli increduli della prima e della seconda ora, dico: guardate il vostro partito. Qualunque esso sia. Non è conquistabile. Se non a costo di sporcarsi le mani, come sopra. Vi sono barriere all’ingresso, vestite di razionalità, praticamente insormontabili. Anche nel PD ve ne sono, e ve ne mettono, ma nulla che una spinta di massa ben organizzata non possa superare.

E quindi veniamo al primo nodo. Serve una forza, e ben organizzata. Dobbiamo organizzarci. Serve tempo. Servono risorse, più umane che economiche, ma comunque risorse sono. Il web aiuta a tenere relazioni e contatti quasi gratis, ma non risolve tutto.

Infine, una banale considerazione numerica. Avere la maggioranza del PD, significa poter sfruttare un notevole effetto leva: con due milioni di voti alle primarie (ma ne bastavano anche meno Matteo, eh, così non vale!), che equivalgono ad appena il 5% dell’elettorato attivo, la sinistra può ambire a guidare il più grande partito italiano. Mica male, direi. La sinistra varrà almeno il 5% no? Beh, con la legge elettorale in discussione, non si supererebbe nemmeno la soglia di sbarramento, presentandosi da soli (e presentarsi in coalizione, a cosa diavolo servirebbe?).

Quindi: scusate se la faccio così spicciola. Scrivo questo post per semplificarmi la vita. Rimanderò qui ogni volta che si accende una discussione sulla questione, evitandomi di ripetere lunghe litanie ogni volta.

Può non essere la strategia migliore; qualcuno può pensare che siamo dei paraculi; siamo aperti al dubbio, e alla discussione. Ma non ci sentiamo sconfitti. Partiamo da un buon risultato alle primarie e lo rafforzeremo. Non ci rassegniamo, e presto diventeremo maggioranza, nel partito e poi nel Paese.

Oggi gli elettori hanno scelto un altro candidato, un’altra strada, un’altra linea politica. E’ giusto che si lasci lo spazio all'”eletto” di dimostrare il suo valore e provarci. Non lo diciamo noi: lo ha chiesto a gran voce quasi il 70% degli elettori che ha votato alle scorse primarie; appena due mesi fa.

Un giorno, non troppo lontano secondo me, potremmo essere nelle condizioni di dover chiedere lo stesso. Di lasciarci fare e di provarci, con l’appoggio nel Partito anche di chi non la pensa esattamente come noi.

E quindi. Popolo della sinistra! Uniamoci!

Pippo Civati ci apre la strada, ma tocca a noi saperla e volerla percorrere con lui fino in fondo. Imboccando una via stretta, lunga e tortuosa che si chiama: politica. Tutte le altre scorciatoie portano, immancabilmente ed inesorabilmente, al punto di partenza. Mi pare che se ne abbia avuto prova, in questi ultimi venti anni.

Ad maiora!

  1. Condivido tutte le argomentazioni.
    Purtroppo, queste non argomentazioni non convincono tutte quelle persone simpatizzanti del PD ma ancora esterne (o deluse) ad esso, persone che rappresenterebbero il primo potenziale motore del cambiamento.
    Il problema è sempre portare queste persone NEL PD, non fuori.

  2. Sono d’accordo con te. Infatti sostengo che queste persone al momento non possano essere “sedotte” dal messaggio civatiano. Ma potrebbero tornare a farlo quando la politica del gatto e la volpe di turno, che promettono l’albero delle monete d’oro solo piantando uno zecchino, si rivelerà fumosa o fallace. Serve tempo, e buona politica. Inseguire Grillo sul terreno della propaganda per accaparrarsi quel pezzo di elettorato, o per dare risposte di pancia, è sbagliato. A mio avviso, eh.

  3. Il tuo ragionamento non tiene conto del fatto che il PD è la somma di ex-comunisti + ex-democristiani solidali (rapporto 3 a 1). Invece Mister Bean non appartiene a nessuna di queste due categorie! è di DESTRAAAAAAA!!! ce senti o no? di DESTRAAAAAAA, ha preso il PD con l’ inganno mandando a votare tantissimi destri, e lo porta nella merda perchè anche lui è pagato dal nano. C’è solo da fondare un altro partito, e se lo dicono tutti i militanti non pensi di essere tu in errore? ciao caro, ti auguro di disobnubilarti prima o poi.

  4. 1. A me il fatto che il PD sia “contendibile” non basta se poi non riesco a votarlo perché non mi rappresenta, perché continua a trattare coi guanti bianchi chi ha portato il Paese in queste condizioni, perché non ha mai fatto una legge sul conflitto d’interessi ecc. ecc. (continuo?). 2. La storia che “non conviene uscire dal PD” non mi affascina affatto, mentre mi affascina l’idea di liberare l’energia rinchiusa a chiave dentro a un PD che ormai non rappresenta moltissimi elettori, che infatti sono “scappati” e scapperanno ancora e aspettano “a gloria” un polo di sinistra vera, una forza che sappia riequilibrare a sinistra il pd di renzi che è tutto meno sinistra. 3. Finché non le fai le cose non sai come va a finire. Se non rischi non saprai mani cosa può succedere. Per me Pippo doveva sbattere la porta già dopo il caso Cancellieri (ma lasciamo perdere!). Pippo ormai è come un falco dentro a una stanza con le finestre chiuse e le porte sprangate! 4. Non è che uno esce da un partito per convenienza, perché la legge elettorale ha uno sbarramento in un modo o in un altro. Esce perché non ne può più, esce perché sta male, esce perché deve votare sempre contro la propria coscienza, esce perché tutte le volte fa delle proposte e cadono nel vuoto, esce perché ogni volta dire “ve l’avevo detto” alla lunga è stancante, deprimente e logorante. 5. Hai voglia a dire “popolo del centrosinistra uniamoci” se poi il segretario arriva in direzionePD con una riforma e una legge elettorale pronta e impacchettata decisa con il tizio che da 20 anni ci fa dannare. Gli inviti all’unità, scusate ma in questo modo sono ridicoli. L’unità la ottieni comportandoti in altri modi, con atri gesti, con atteggiamenti di umiltà e apertura e facendo squadra.

  5. Redpoz ha colto nel segno: non sono argomenti che possano portare la gente NEL PD, ahimé. Questo è il punto che ho sollevato alla riunione dei civatiani e sui cui nessuno è stato in grando di rispondere, non perché fossero degli imbecilli ma perché è un problema non da poco. Non ce la faccio io a votare Renzi e a stare dentro che pure ho preso addirittura la tessera e che mi sto sforzando di capire, figurarsi tanti altri che non hanno mai provato neanche a metterci un piedino. UN po’ il clima è avvelenato, la gente è arrabbiata, delusa, preoccupata e stanca, un po’ questo è un progetto a lungo termine che richiede pazienza, impegno costante e la voglia di ingoiare tanti bocconi amarissimi, e non sono queste doti comuni ai più. E’ molto difficile chiedere a elettori di sinistra di stare dietro a un partito che nelle decisioni non li rappresenta assolutamente, nella speranza di poterlo cambiare attraverso una minoranza che al momento non ha poteri di cambiare neanche una virgola, mi pare, perché Matteo fa il bello e il cattivo tempo e(oggi si legge su La Repubblica quanto ha concordato con Fitto & c (!!!)). Magari presto lui va contro il muro, dimostra palese inadeguatezza e allora sulle sue “spoglie” (metaforiche) si può dire: avete visto che disastro abbiamo ragione noi, ma al momento la situazione è un’altra.

    • Cara Silvia, che il progetto sia a lungo termine è nelle cose, non nella volontà. Sarebbe stato a brevissimo tempo se Civati avesse vinto il Congresso. Non siamo arrivati nemmeno secondi, che pure poteva significare una diversa strategia politica. Abbiamo fatto uno step che ci ha indicato la base di partenza, che a mio avviso, data l’esperienza vissuta, implica: strutturarsi, stare sul pezzo, essere costruttivi, insinuare forze nuove ad ogni livello nel partito e nelle Istituzioni.
      Anche io avrei voluto correre e saltare, invece credo sia necessario camminare, e con circospezione. Come detto tante volte, la mozione Civati non è una scorciatoia, ma una impostazione culturale e politica nuova. Capisco la frustrazione e la voglia di tutto e subito, chi più di me la vorrebbe? ma la realtà si dimostra per quello che è e all’interno di questa bisogna muoversi, se la si vuole cambiare.
      L’alternativa è andare dietro al pifferaio di turno, e mettere in conto l’ennesima inevitabile delusione.
      No, grazie, ho già dato. Stavolta l’Italia me la costruisco da solo, dovessero volerci pure cent’anni (che Dio mi conservi in salute, allora).

      • Ma io capisco perfettamente il tuo ragionamento, il problema oggettivo, per me, è come riuscire a creare efficacemente consenso in una situazione come quella attuale in cui la gente dal PD se la dà a gambe…Alla riunione di Pescara si parlava di proporre dei propri candidati, ad esempio, che si distinguessero da quelli del solito PD (come sta accadendo in Abruzzo, ti farei vedere chi presentano), ma tanti non erano d’accordo, c’era chi diceva che non c’è tempo per fare campanga, che il candidato sarebbe stato “bruciato” ecc ecc. Però se non ti esponi per far vedere che DENTRO al PD esiste altro oltre la linea di Renzi, mica tutti leggono il blog di Civati o di Nino Carella 🙂 😉

        • Ah, il mio non di sicuro! 😉
          Comunque concordo che in questa fase nuova occorre agire con intelligenza. Le primarie per i regionali (ancora di più i congressi ai circoli riservati ai soli tesserati) saranno molto frequentati da truppe cammellate. Noi non ne abbiamo, e con questo dobbiamo fare i conti. Se vogliamo cambiare le cose, è meglio un buon accordo politico con un presentabile candidato “avversario” che ci consenta di entrare in segreteria e dire la nostra, piuttosto che mandare contro un muro un nostro candidato e rimanerne completamente fuori. Ahivoglia ad abbaiare, poi. E’ una cosa che va valutata territorio per territorio, e non conosco la situazione abruzzese, ma come noterai non in tutte le regioni ci sono candidati “indipendenti” perchè probabilmente in alcune è stato possibile trovare un partito “dialogante”.
          Cara Silvia, questa è politica. Una fase nuova rispetto alla precedente, serve un approccio diverso. Se condividiamo l’obiettivo, e credo che lo condividiamo, dobbiamo machiavellicamente rapportarci solo a quello. Cambiamo tutto (o molto, dai!), e il più presto possibile. Ma in rapporto alle nostre forze che, dopo le primarie, possiamo quantificare e puntare a moltiplicare.
          Con calma e restando attenti e concreti.
          Diversamente tra dieci anni ci diranno “ti ricordi i civatiani? Che fuffa!”.
          Ecco, non voglio essere fuffa. Non stavolta.

  6. Penso che dal punto di vista tattico il discorso non faccia una piega. E’ vero che in politica tattica e strategia sono importanti ed e’ sicuramente vero che bisogna scendere a compromessi anche inseguendo grandi ideali. Ma ci sono dei momenti storici che forse richiedono anche risposte e metodi diversi. Questo credo momento sia molto simile ad un lungo anno zero per la sinistra non solo italiana. Credo che debba nuovamente darsi grandi obbiettivi e prima di proporre strumenti (il partito e’ forse uno degli strumenti piu’ importanti). Occorrono idee guida nuove per non dividersi su tutto come in questi anni. Se non sai esattamente dove andare ogni bivio e’ un litigio. Per non essere troppo astratti butto la’ qualche esempio grossolano: perche’ non cercare e spiegare uno nuovo concetto di uguaglianza da attualizzare in questo mondo cosi’ cambiato? perche’ nelle aziende si devono accettare gerarchie senza senso? perche’ bisogna accettare differenze materiali che tutto quello che le incrementa? perche’ non dire che per una societa’ solidale un minimo di eguaglianza nella condizioni materiali e’ indispensabile? perche’ l’ambiente le cose belle non sono considerate un bene comune ma sono comprabili per pochi e a danno di molti? Mi fermo confessando la mia pochezza ma credo che le idee debbano essere messe prima di qualsiasi struttura che cerca di realizzarle. E se queste idee albergano in alcuni del pd come accettare che non siano al centro della vita del pd?

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *