Close

Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Dal #wcamp @civati il nostro Forrest Gump

In Politica Italiana on July 7, 2013 at 4:17 pm

forrest

Ok, il titolo non sembrerebbe proprio un complimento.

Ma il riferimento è alla famosa scena del Gump-guru che corre senza motivo da una parte all’altra del Paese. Prende la decisione da solo, senza chiedere il permesso a D’Alema, e passando di città in città sempre più gente si aggrega al corridore solitario, fino a quando voltandosi indietro si accorge di avere un vero e proprio esercito di seguaci alle spalle.

Credo che sia quello che sta accadendo, ed accadrà, con la candidatura di Civati. Sempre più persone si aggiungono alla famiglia, convinti di sostenere un’idea, dei valori, prima che un uomo o un’etichetta. E credo anche che il lungimirante PD (quello dei capi di oggi e di ieri che vogliono farsi… pardòn “Fare il PD”) stia sottostimando Civati come fece con Grillo. Potrebbe essere una bellissima e piacevolissima sorpresa. Vedremo.

Ora, è chiaro che se Forrest correva senza un motivo apparente, ma per i mille motivi che ciascuno dei suoi discepoli assegnavano alla sua corsa (assomigliando da questo punto di vista ad altri candidati al Congresso…), Civati corre per motivi ben chiari: riformare il partito, per cambiare così la politica, per cambiare finalmente l’Italia. Per capire in che termini rimando al suo blog e alle iniziative che verranno.

In ogni caso si impegna in un percorso difficile e lungo, coraggioso in tempi nei quali si chiedono risposte veloci e definitive, ma che a ben vedere è l’unico seriamente percorribile per combattere la malapolitica, le clientele, la corruzione, la malavita, la bassa produttività, e aggiungo anche la depressione collettiva, che hanno radici profonde e antiche. Una sfida lunga perché lungo è il cammino per cambiare la cultura democratica di un popolo, che alla politica affida capacità taumaturgiche e quasi magiche. E che alla politica, anzi ai politici, si affida per determinare il proprio personale destino, o la propria carriera lavorativa. Perderà certamente consenso tra quanti saranno ansiosi e affamati di un cambiamento immediato, radicale, che altri possono promettere, pur sapendo di poterlo difficilmente mantenere.

La scorciatoia del leaderismo spinto infatti  (peraltro fin qui praticata con pessimi risultati; si dirà: non c’era il leader giusto! Non credo: il leader è stato sempre giusto fino a quando non si è mostrato inadeguato. Non se ne esce) non garantisce che cambiando testa si cambi tutto, se la testa è attaccata al corpo e il corpo è sempre quello e ha limiti evidenti di movimento. Inoltre dal punto di vista della base è sinonimo di disimpegno, di delega in bianco, di fede quasi assoluta nelle capacità che un uomo, chiunque sia, da solo non può avere. E’ a ben vedere l’impostazione berlusconiana, che a lui faceva certamente comodo, ma che abbiamo scioccamente scimmiottato in questi anni senza pensare di costruire invece una rete di consenso e di partecipazione della base: lo hanno fatto i sindaci, le reti locali, che infatti ne colgono, dove questo percorso è stato compiuto e pur nella debolezza assoluta del Partito, un vantaggio in termini relativi, colto in pieno alle ultime elezioni amministrative.

A volte mi capita di sentir dire che Civati non può essere un buon segretario: non ha il carisma di altri, appare debole perché non ha nessuno sponsor importante, a volte sembra insicuro e quasi indeciso. Beh questa è proprio la sua forza, e quel che mi piace. Io appoggerò Civati perché Civati è uno di noi. Un ragazzo che ha in mente un’idea di partito vivo, partecipato, attivo sin dal più piccolo circolo di periferia; aperto al confronto e pronto a rimettere in discussione le sue certezze che ripetute diventano dogmi irremovibili e insensati, visto che il mondo e la società cambiano rapidamente. Appoggerò Civati perché con lui ho la quasi certezza che, dovesse vincere il Congresso, il partito che sarà assomiglierà terribilmente al PD che ho in mente io. E nel quale desidererei impegnarmi attivamente, e con me so per certo a migliaia, stanco di delegare gente che presa la delega e ringraziatomi, si gira dall’altra parte e continua a farsi beatamente i fatti suoi. In questo PD io non voglio avere spazi, perché non voglio aver padroni da ringraziare; solo amici con i quali confrontarmi e fare politica, bella politica.

Certo la mia è fiducia, non fede; quindi, com’è giusto che sia, sarà sottoposta a verifica continua rispetto alle aspettative generate in questa campagna congressuale che si apre oggi.

Io sto con Civati perché Civati è uno di noi. E anche io mi sento un po’ Civati.

Ma io rimarrò sempre un po’ Civati; verificherò che lo rimanga anche lui.

🙂

 

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *