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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Civati vs. Renzi. Il nuovo contro il nuovismo.

In Politica Italiana on June 7, 2013 at 4:18 pm

Mancano pochi mesi al Congresso, almeno pare, ma all’appuntamento ci arriveremo, se ci arriveremo, col fiatone. In questi pochi mesi dovremo infatti preparare quello che dovrebbe essere il Congresso della Svolta. Un Congresso che si dovrebbe porre l’ambizioso obiettivo di dare un’identità a questo partito, di rinnovarne quasi totalmente la classe dirigente, nazionale e locale, ridisegnare le regole al fine di sottrarlo il più possibile ai giochi feudali di caste nobili per restituire diritto di parola (l’ultima, quella che conta) alla base. E intanto non c’è nemmeno la data, per dire.

In compenso però ci sono forse più candidati che iscritti. Ma i più accreditati sembrano essere Giuseppe Civati, detto Pippo, e Matteo Renzi, detto Renzie.

Hanno molto un comune: sono giovani (entrambi classe ’75), ambiziosi, dalla lingua sciolta, bellocci a loro modo, vogliono sfasciare il vecchio per rifarlo nuovo, usano i social network quanto un salumiere l’affettatrice del prosciutto cotto. Eppure sono in fondo molto diversi.

Almeno in apparenza. Sono sicuro che se si parlassero, tutto sommato questa diversità si rivelerebbe soprattutto in merito alla tattica da utilizzare per arrivare dove sognano di arrivare.

Renzi, da questo punto di vista, mi sembra il meno nuovo: più che altro nuovista. Ha cercato e cerca appoggi “pesanti” rivolgendosi direttamente alla gente che conta, beccato a colloquio con Berlusconi, D’Alema, perfino con Briatore; dice una cosa e ne fa un’altra, se quel che ha detto prima non è più funzionale ad arrivare dove vuole (non dimenticherò mai che è stato il primo a criticare Bersani quando cercava l’apertura al Movimento 5 stelle vedendo il governissimo quale unica soluzione, e il primo a criticare il governissimo quando è stato realizzato); assedia ed è assediato dai media; usa i sondaggi per decretare le priorità da comunicare; ha (avuto?) persino un comunicatore a libro paga come Giorgio Gori; ha la tendenza a parlare per slogan efficaci senza troppi ragionamenti intorno; probabilmente ha in mente un’idea di partito non dissimile da quanto è oggi, dominato da leader influenti se pur con momenti di apertura decisionale (certamente le primarie, non saprei dire il suo giudizio sulle doparie, ma a naso lo direi contrario).

Civati, dal canto suo, è talmente vecchio da sembrare nuovissimo. Sta poco in Tv (i telegiornali lo snobbano quasi di proposito) e quando ci sta sembra quasi chiedere scusa per l’invasione in studio e in casa nostra; difficilmente usa slogan, cercando sempre di argomentare il suo pensiero; apparentemente non parla con nessuno che conta, e nessuno che conta pare interessato ed ansioso di parlare con lui; negli incontri pubblici con la base il rapporto non è mai comiziale (il tour di Renzi per le primarie, invece, era di fatto una performance teatrale senza possibilità di interazione) ma colloquiale con gli intervenuti; ha in testa un’idea di partito partecipato, allargato, attivo alla base sulla falsariga del modello Barca.

Insomma, sui contenuti sono probabilmente piuttosto concordi; hanno invece idee diverse sul contenitore. Per questo, dal canto mio, sosterrò Civati. Il suo contenitore assomiglia molto di più a quel che ho in mente io.

E se l’apparato che voglio buttare a terra, rottamare (si può ancora usare questa parola o andrà a far cumulo con le altre innominabili, che già contano termini quali “compagno”, “antiberlusconismo”, “Romano Prodi”…?), pare abbia già scelto il cavallo sul quale puntare, io starà certamente con l’altro.

Augurandomi che, alla fine, in ogni caso e comunque vada, non ci si ritrovi divisi in renziani e civatiani o Dio solo sa cos’altro: che cambiare solo il nome alle correnti non serve ad ottenere il cambiamento che auspichiamo per provare a risolvere da una prospettiva finalmente nuova i problemi del Paese.

  1. IO, al contrario, sosterrò Matteo Renzi.
    Detto questo concordo pienamente con te in merito alla necessità di non dividersi ancora una volta.
    Chi prevarrà DOVRA’ avere l’appoggio dell’altro. L’importante sono le idee, gli obiettivi.
    Basta con questo essere ex margherita, ex bersaniani, ex cos’altro.. la solita, eterna maniera di far perdere il PD

  2. Civati, senza dubbio. Meno opportunista, più profondo, più coerente

  3. tra questi due candidati … senza ombra di dubbio Civati!

  4. Qua non si esce dal tifo calcistico. Mi sembra che, se si fa un congresso (avete presente cos’è un congresso?), si dovranno votare delle mozioni e vincerà la più votata; insomma, si parlerà di politica non di persone. Le persone verranno dopo e non saranno una sola. Se vogliamo fare politica. Se vogliamo solo aggregarci per tifare per questo o per quello siamo finiti.

  5. a mio avviso senza ombra di dubbio Civati a me i gli slogan non piacciono sono per i ragionamenti e le idee sorrette dal ragionamento.

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