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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Lettera aperta a @Civati

In Idee, Politica Italiana on April 26, 2013 at 9:39 am

Caro On. Civati,

i fatti recenti sono stati vissuti dal sottoscritto, come da moltissime persone, iscritti e simpatizzanti del Partito Democratico, come un vortice violento che ha risucchiato le nostre certezze e idee sul Partito, sulla Questione Morale, sui pricipi e sui valori condivisi, sulla visione del futuro.

In questi ultimi giorni mi sono scoperto vicino alle posizione che Lei ha portato avanti, insieme ad altri autorevoli rappresentanti del Partito, penso a Michele Emiliano, o Fabrizio Barca, esprimendo una giusta e necessaria critica circa la condotta tenuta dalla dirigenza, in spregio al mandato elettorale (non costituzionalmente vincolante certo, ma politicamente sì) conferito dai propri elettori.

Sono stati certamente compiuti errori tattici e politici, di sostanza e di comunicazione, che hanno portato gli elettori, o gran parte di essi, al rifiuto del compromesso raggiunto al ribasso, tenuto conto delle istanze di Cambiamento urlate dalla popolazione; e che trovano ulteriore conferma nelle recenti elezioni in Friuli, vinte dal centrosinistra guidato però da un nome al di fuori della tradizionale nomenclatura: l’ho interpretato come un segnale chiaro rivolto al Partito, il quale però non ha saputo o voluto coglierlo, limitandosi a cullarsi e gongolarsi per la vittoria conquistata al di là dei propri meriti.

Siamo pertanto d’accordo sulla necessità di voltare pagina, dando una scossa enorme al Partito Democratico, assopitosi su posizioni lontane dallo spirito progressista che lo ha animato alla nascita.

Non dimentico infatti che il Partito, nato dalla fusione di PD e Margherita, vide il primo aderire in qualità di azionista di maggioranza. Per carità, cambiare si può, ma con i necessari passaggi chiarificatori e pubblici! L’insieme dei passi compiuti e delle decisioni prese sembrano invece ormai disegnare un Partito lontano dall’idea iniziale, un vuoto contenitore di consenso e di correnti, rovesciato sui tavoli del potere per acquisirne di maggiore; senza che questo venga usato per condurre battaglie politiche in nome dei propri valori e per conto dei propri elettori. Tanto da farmi temere che il disegno di reintrodurre la DC nel panorama politico italiano, dei suoi modi e dei suoi temi, tentato da numerosi esponenti politici in questi ultimi venti anni, e sempre naufragato, stia avvenendo in casa nostra senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Tuttavia la politica odierna è marketing; il mio timore è che qualcuno abbia notato la nicchia, potenzialmente redditizia, apertasi alla sinistra del partito, lasciata senza rappresentanza, e ci si voglia tuffare di testa per raccogliere il consenso necessario ad avanzare di grado. Questo non potrei permetterlo, né perdonarlo.

Ho già vissuto in prima persona la delusione di aver sostenuto un candidato al cambiamento del Partito, se pur con il sospetto che la sua efficace comunicazione fosse studiata a tavolino per lucrare su posizioni condivise nella base, senza una reale aderenza di queste con la propria storia personale e la necessaria caratura da uomo di Stato. Timori che si sono rivelati in tutta la loro tragica effettività.

Non voglio ripetere l’errore. Sarebbe il definitivo addio ad un partito nel quale ho militato e che ho sostenuto. E sono certo che migliaia di persone subirebbero la stessa inevitabile decisione.

Le chiedo pertanto di uscire dalla posizione critica, oramai acquisita e chiara, e di avanzare proposte concrete per il futuro del nostro Paese e del nostro Partito, aprendo una discussione franca e costruttiva ed arrivare all’auspicato Congresso della Svolta con idee chiare e condivise.

E lasciandoci capire se può essere proprio Lei a guidare il cambiamento, e a guidarci.

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