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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Il Pd catenacciaro strappa un pareggio

In Politica Italiana on April 25, 2013 at 9:50 am

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Finalmente ci siamo. Gianni Letta è l’incaricato a formare un governo con il Pdl. Per mano di suo nipote, il governo si farà: nessuno vuole tornare presto al voto, nemmeno il Movimento, vittima della sua stessa intransigenza. Grillo non ha portato a casa nessun risultato politico, i suoi parlamentari si sono finora distinti dalla casta solo per l’ipocrita decisione di non applaudire il Capo dello Stato, che peraltro sullo scranno del Parlamento ha tenuto un discorso che sembrava più Grillo di Beppe Grillo.

Bersani e la dirigenza PD questo governo lo hanno voluto, inutile prendersi e prenderci in giro. E forse è la decisione migliore, alla fine, visti i dati delle elezioni. Un’alleanza con il Movimento sarebbe stata un’incognita che, magari, non ci saremmo potuti permettere in questo momento. Il modello ideale siciliano è già franato, anche se sotto i colpi della real-politik nazionale. Ma tant’è, a sinistra abbiamo sognato per un attimo di liberarci di Berlusconi, di guarire dal Berlusconismo e dall’anti-Berlusconismo e parlare finalmente dei problemi veri del Paese. Che sono nelle fabbriche, nelle case, nelle città, e non nelle aule di un tribunale. L’idea che bisogna liberare Berlusconi dalla zavorra giudiziaria che gli impedisce di spiccare il volo col suo mantello da Superuomo e liberarci tutti dal male, è una favolosa idiozia alla quale però dieci milioni di connazionali continuano a credere con sincero accanimento.

E quando il Segretario risponde alla Serracchiani, alla domanda che tutti avevamo nel cuore, e che ho riportato all’inizio d questo articolo, che i piani istituzionali non devono essere confusi con quelli che portano alla formazione del governo, si arrampica su specchi verbali smentiti dai fatti già mentre quelle parole vengono pronunciate. La partita del Governo sarebbe stata giocata dalle stesse squadre che avrebbe disputato l’incontro del Quirinale. Non perchè così è, ma perchè così ha voluto lo stesso Bersani con la decisione di rimandare la formazione del Governo e rinunciando ad un mese di tempo per tentare altre strade, fare al Movimento altre proposte che non vedessero lui al centro dell’operazione, definito, a ragione secondo le logiche grilline, non credibile quando parla di Cambiamento. Un governo Renzi o Letta a Grillo non si poteva prospettare? E cosa avrebbe risposto? Non lo sapremo mai, perchè ci si è ben guardati dal proporlo, probabilmente nel timore che rispondesse sì. Ho sognato addirittura che un Governo con Grillo potesse bilanciare la tendenza destrorsa del PD, portare maggiore controllo sull’azione di un partito tutt’altro che limpido, produrre risultati migliori di quanto un monocolore PD avrebbe potuto fare.

Invece ci ritroveremo un governo che è peggiore dei miei incubi più cupi: non solo appoggiato da Berlusconi, ma con i suoi uomini direttamente all’interno. Una siffatta alleanza non porterà a nulla, anche se, c’è da scommetterci, i media quel nulla ce lo venderanno come oro.

E forse la chiave è proprio qui. Il PD ha avuto paura dei media, tumoralmente infestati dall’ombra lunga di Berlusconi. Non li ha voluti contro. L’opposizione urlata e amplificata di Berlusconi, della quale abbiamo avuto una pillola d’assaggio in occasione del tentativo Prodi al Quirinale, ha spaventato i nostri pavidi dirigenti: dopo un risultato elettorale che ha portato il Partito al minimo storico, un errore di governo sarebbe stato letale, e i mastini berlusconiani avrebbero fatto del Pd carne da macello. Quindi si è preferito non rischiare. Ignoraree le aspettative del 60% degli elettori, che Berlusconi non lo vogliono, e anzi lo ritengono, a torto o a ragione, ma secondo me a ragione, la causa del ritardo italiano rispetto al progresso del resto dell’occidente. Ci si è rifugiati in calcio d’angolo, rinunciando ad attaccare e barricandosi in difesa, che a scoprirsi troppo si rischia di prendere gol in contropiede e perdere una partita vista come uno spareggio per la retrocessione.

Ma per me, nella politica come nel calcio, il risultato non conta: conta come si gioca la partita. Nessuno si esalterà per uno zero a zero che non serve a nessuno se non alla squadra che con questo risultato, avrà l’occasione di prolungare il campionato e conquistare il diritto di giocarsi un’altra partita. Magari nella speranza, nel frattempo, di una inevitabile e necessaria campagna acquisti che porti nuovi campioni a rinforzare una debole, debolissima rosa.

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