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Democrazia e Sviluppo - Il Blog

Vogliono fare del PD la nuova DC

In Economia e Sviluppo, Idee, Politica Italiana on April 23, 2013 at 9:52 am

Degli errori di Bersani ci sarebbe da scrivere un libro. E certamente Bruno Vespa lo sta già preparando. Sarà in libreria il prossimo Natale, nello scaffale in alto sopra il torrone bianco di mandorle e miele.

Ma il mio sguardo è rivolto al futuro. Interrogarmi sugli errori, sul quel che sarebbe potuto essere, sulle mosse tattiche sbagliate, sulla carenza di una efficace comunicazione, servirebbe solo a contribuire ad una visione ritrita di una sinistra perennemente sul lettino dello psicanalista.

Stavolta è diverso. Stavolta è tutto chiaro. Nonostante gli alibi, nonostante le scuse, nonostante gli applausi ipocriti al Capo dello Stato (arrivato finanche ad ammettere che “stavolta” non esiterà ad usare le armi in suo possesso per far rigare dritto i partiti; ammissione che finora i partiti non lo hanno fatto, ma anche che lui si è rivelato padre fin troppo premuroso, a discapito del dettato costituzionale che ha giurato due volte di rispettare).

Twittando con una simpatica e convinta onorevole grillina, questa avocava meriti al Movimento per la scoperta che PD e PDL fanno gli inciuci. Grazie, ma arrivate tardi. Lo sappiamo da venti anni, è stato chiaro da subito, e se finora li abbiamo sopportati è solo grazie all’innato senso di responsabilità degli elettori di sinistra (c’erano sempre circostanze straordinarie a giustificarli). Sì è vero, forse ci siamo anche lasciati prendere più o meno consapevolmente in giro, forse ci siamo accontentati del male minore del momento, senza cercare altre vie. Ma stavolta l’alternativa c’era: eravate voi; e con l’ottusa chiusura della quale vi siete resi protagonisti, avete fornito l’ennesimo alibi per l’ennesimo inciucio. Alibi peraltro malamente sfruttato, ma questa, come detto, è un’altra storia.

Il vero merito di Beppe Grillo, e non se ne è nemmeno accorto, è aver reso palese il piano in atto da parte degli ex popolari di mettere le mani sul Partito. Una gioiosa e scombinata macchina da guerra, il PD, capace comunque di esprimere consensi pari a un 30% dell’elettorato (anche in mancanza di serie alternative).

Nella Democrazia Mediatica attuale, nella quale gli accesi agli organi di informazione sono determinati sostanzialmente dal peso elettorale (più voti prendi più visibilità hai), un patrimonio incredibile. Anche perchè il meccanismo pubblicitario fa sì che una bugia ripetuta all’infinito diventi un po’ più vera.

La componente minoritaria del Partito, dunque, sta per compiere il salto della quaglia. Approfittare della confusa linea politica, del mai delineato progetto partitico, della bizzarra coesistenza di valori antitetici, necessari alla dalemiana visione del “tutto fa numero”, per lanciare un’OPA ostile contro gli azionisti di maggioranza: gli elettori di sinistra, ex DS, ex PDS, ex PCI. Ormai privi di una seria e autorevole leadership, e quindi facilmente schiacciabili e manovrabili.

La storia ha decretato la morte della DC. A ucciderla è stata un’idea consociativa e manipolatrice della società. E il PD si avvierà alla stessa sorte, se non capisce in tempo la trappola che gli è stata tesa.

Si badi, non sto inneggiando ad una fratricida Guerra Santa in casa. Chiedo solo che il Partito cui appartengo, per storia e tradizione, sia mio anche in futuro. E che si doti finalmente di una piattaforma chiara e decisa di valori, idee, principi e progetti.

Per chiarire:
Sostenere l’istruzione pubblica significa dire NO ai contributi per la scuola privata.
Sostenere la sanità pubblica significa dire NO ai contributi per la sanità privata.
Sostenere i diritti civili significa dire NO a chi rifiuta di parlare di aborto, eutanasia, divorzio, allargamento dei diritti alle coppie omosessuali.
Sostenere uno Stato regolatore dell’economia come necessità per un ordinato sviluppo, significa dire NO al liberismo e ai neo liberisti.
Sostenere il senso di eguaglianza e solidarietà fra i cittadini significa dire NO all’accumulo di ricchezza a favore di una minoranza qualificata della popolazione, alle rendite e ai profitti illeciti.
Sostenere l’importanza del lavoro significa dire NO all’importazione senza tutele da Paesi che sfruttano la manodopera e il lavoro minorile, con i quali la competizione è truccata.
Sostenere le regole significa dire NO a chi le applica e le interpreta secondo i propri interessi contingenti.
Sostenere una visione verde del futuro significa dire NO a chi inquina, anche se genera profitti.

Ogni scelta, implica necessariamente la negazione del suo opposto.
Le battaglie e la linea politica a quel punto, si scrivono da sè.

Ecco quel che bisogna fare. Un Partito Chiaro. Un partito non ambiguo. Star fuori o star dentro dev’essere determinato da una decisione di coscienza di ciascuno, non da una spinta violenta e ostile di un proprio compagno di partito bramoso di potere.

  1. D’accordo. Ma anche non aver paura di innovare. Riunificare precari e garantiti con flessibilità protetta. Riunificare pensioni retributive e contributive e perequazione generazionale. Libertà nel pensionamento, evidentemente con misurati incentivi e disincentivi. Recuperare vite e risorse costituite dagli inoccupati, con programnmi di sostegno al reddito, formazione, lavoro socialmente utile e reinserimento.

    • Le sue sono proposte condivisibili, che discendono da Valori che vanno chiariti ed esplicitati. E condivisi con chi li condivide. Grazie.

  2. Sono molto d’accordo con quello che dici. Ritengo che gli ex popolari (oltre che alcuni dirigenti che sono un’incrostazione residua del vecchio partito comunista) stiano distruggendo il partito democratico pezzo a pezzo. Il mio sogno è un partito nuovo, che sia un partito del popolo e dei giovani e non quello di ambiziosi leaderini di quartiere. Un partito che si riferisca a livello europeo al PSE, che abbia una chiara linea politica di SINISTRA ed ecologista. Speriamo che non rimanga solo un sogno.

    • Ritengo non sia più il momento di sognare. Dobbiamo svegliarci, iscriverci in massa al nostro Partito e riprenderci la linea al prossimo Congresso. Gli strumenti ci sono, per fortuna, adesso occorre volontà di combattere.

      • Non che manchi la volontà di combattere, sia chiaro. Ma ho paura che il progetto del partito sia arrivato al capolinea (e te lo dico da osservatore interno). Come facciamo ad innovare nel partito se ci ritroviamo ancora quelle vecchie cariatidi al comando? Io voglio un rinnovamento (che non implica necessariamente un rinnovamento generazionale), ma un rinnovamento di idee. Questo può avvenire in 2 modi: da dentro il partito (tramite assemblee, manifestazioni, congressi), oppure tramite una scissione. Personalmente spero nella prima ipotesi, ma non demonizzo la seconda. Ad ogni modo, temo che gli eventi dei prossimi giorni potranno indicare preventivamente quale delle due strade andrà seguita.

  3. Concordo. Le due opzioni sono quelle. Ma la seconda non può essere eseguita senza aver tentato la prima. Nè tentare di riportare il partito a sinistra secondo gli strumenti statutari scongiura la scissione…
    Rilevo solo che il momento è propozio. Ora o mai più.

  4. Condivido tutto, per ora però non vedo all’interno del PD l’energia per fare una “rivoluzione” di questo tipo dal di dentro, spero di sbagliarmi da osservatrice esterna e spero di cuore che davvero quelli che la pensano come lei, Civati e altri trovino la forza per imporsi altrimenti sarà la morte definitiva del PD come lo volevamo, sulla cui tomba si ergerà la vecchia crociona dello scudo DC (tristesse :(). Temo moltissimo il peso dei famosi “traditori” e di tutti quelli che si muovono con il vento, non prendono posizioni precise, si adattano e minano alle fondamenta le iniziative più coraggiose: se non ci si libera di questi elementi ho paura che i problemi prima o poi si ripropongano.

    • Ecco vede, purtroppo da osservatori esterni in questo Paese non si può far altro che sperare.
      Invece bisogna scendere in campo con la propria forza e le proprie idee.
      Dagli errori (ed orrori) di questo PD è nato il movimento OccupyPD che offre una sponda a quanti vogliono un vero cambiamento, e non sperano soltanto che qualcuno lo realizzi. Se vuole, cerchi nella sua provincia il gruppo, o ne organizzi uno. E’ un movimento che ha già trovato adesioni in alcuni dirigenti (Civati su tutti, ma anche Emiliano, Puppato, Concia, Soru…). La forza d’impatto del movimento sulla polverosa macchina da guerra, sarà tanto maggiore quanto maggiore sarà la partecipazione attiva.
      Cambiare si può, ma occorre lottare.
      P.S. può chiedere informazioni alla pagina nazionale https://www.facebook.com/OccupyPartitoDemocratico

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